Al Sequoie Music Park arriva uno degli eventi musicali più attesi dell’anno: il “Fenian tour” della band fieramente irlandese Kneecap
I Kneecap, arrivati a Bologna dopo la loro prima data italiana a Milano, hanno confermato la loro fama di band politicamente impegnata. Il background ideologico e sociale della città si è rivelato l’habitat ideale per il trio che basa la propria arte su slogan taglienti e satirici. Anticipati sul palco da Kaos ed Egreen che hanno alternato le loro rime particolarmente affini ai temi trattati dai protagonisti della serata, i Kneecap hanno fatto ballare per circa due ore i fan senza il minimo segno di cedimento. Il loro live è infatti composto da una scaletta serrata e coerente che non lascia spazio a sonorità diverse dall’hip hop e dall’EDM.
Passando in rassegna l’ultima uscita che dà il nome al tour, con le orecchiabili “Smugglers & Scholars” e “Liars Tale”, e i singoli che hanno sancito il loro successo, come “Fenian” o “H.O.O.D., hanno riassunto egregiamente i loro nove anni di carriera in un’unica serata. Per quanto si condividano le loro idee e per quanto si possa apprezzare il loro attivismo militante, bisogna ammettere che a livello sonoro non hanno apportato nessun elemento particolarmente innovativo allo scenario internazionale.
Tuttavia, è impossibile negare l’impatto positivo, su qualsiasi tipologia di ascoltatore, delle loro sonorità accattivanti e “caciarone”. I ritornelli, incentivati dalle scritte dell’incredibile scenografia, sono rimasti nei cuori e nelle menti di tutti i presenti. La lingua gaelica, che caratterizza indiscutibilmente gran parte della loro identità artistica, non è assolutamente una barriera: alternandosi all’inglese dove serve, riesce a trasmettere con maggiore impatto emotivo i messaggi all’interno dei brani dei Kneecap.
La solidità dei loro principi e del loro manifesto è visibile ovunque: dal tricolore (verde, bianco e arancione, ovviamente) e dai colori della bandiera della Palestina presenti su qualsiasi oggetto, fino al saluto finale con “Bella ciao”. L’aver ospitato sul parco un membro del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (C.A.L.P), impegnato nel blocco del traffico di armi dai porti italiani, è un segno evidente del loro impegno.
Sarebbe inutilmente ripetitivo concludere ribadendo il buon esito del live che si è già concretizzato tramite i numeri, la critica e i sorrisi post serata. Vale la pena forse chiedersi, alla fine, come mai un pubblico cresciuto a cantautorato “impegnato” e posse, non reputi i Kneecap come uno dei tanti gruppi che si batte attivamente per le sue idee, ma che lo consideri, con estremo stupore, un fenomeno unico e originale.
a cura di
Lucia Tamburello
foto di
Emmanuele Olivi















































