Iron Maiden – Stadio San Siro, Milano – 17 giugno 2026

Prima volta a San Siro per una band Metal. Prima volta a San Siro per gli Iron Maiden. Un evento dal sapore di festa… e anche un po’ di rivalsa

Il 17 giugno 2026 è una piccola, importante tappa nella storia dei concerti allo stadio San Siro di Milano. Per la prima volta, infatti, la Scala del calcio ospita un evento di musica metal. Maestri d’orchestra, gli Iron Maiden, band portabandiera di quel che fu la New Wave of British Heavy Metal e che sta percorrendo mezzo mondo per festeggiare i 50 anni di attività.

Un passo per volta

Arrivati al cospetto di San Siro, inchino e sorso di birra sono doverosi. Una volta entrati, notiamo che lo stadio continua a riempirsi poco a poco.

Il prato accoglie già un nutrito numero di persone, le sedie sugli spalti poco a poco scompaiono per far posto a figure umane che parlottano, attendono, sorseggiano.

Ore 19:20 spaccate, circa 10 minuti di anticipo sulla tabella di marcia: compaiono sul palco i Trivium, band americana che ha conosciuto un certo successo soprattutto nei primi anni 2000, quando – non si sa perché – venivano visti come “i nuovi Metallica”. Dei four horsesmen non hanno un cazzo di niente, e lo diciamo a loro favore. I Trivium hanno da sempre una certa personalità e anche in questa occasione lo hanno dimostrato.

Scaletta breve, 7 pezzi. Quanto basta, tuttavia, per raccogliere applausi, ovazioni e una inaspettata partecipazione da parte del pubblico. Memorabile il momento in cui si crea un piccolo spazio vuoto dove i più temerari prendono la rincorsa e si fanno lanciare sul pubblico, per uno dei crowdsurfing più collaborativi della storia.

Dicevamo ”inaspettata partecipazione” perché soprattutto sui social più anziani (leggasi Facebook) le critice contro la scelta dei Trivium come band di supporto si sono sprecate, definendoli noiosi o non all’altezza.

Detto tecnicamente: andate a cagare. Le persone si sono divertite, Matt Heafy e soci hanno saputo intrattenere e hanno suonato bene. Per 40 minuti, ma bene.

Iron Maiden, 50 anni di storia e sempre in tempo per una ennesima prima volta.

Siamo a Milano, ma almeno dal punto di vista orario sembra di essere in Svizzera (meteorologicamente, invece, siamo in un incrocio tra la savana e la foresta amazzonica, con temperatura non calcolabile e umidità fuori scala). L’orologio segna le 20:50, il tempo di alzare gli occhi verso il palco e parte “Doctor Doctor” degli Ufo.

È il segnale che lo show sta per iniziare.

Ion Maiden, Stadio San Siro, Milano – 17 giugno 2026 (ph: Mathias Marchioni)

Una cinematica sul gigantesco ledwall ci porta nei sobborghi di una Londra spettrale. Poi, una rullata. Fatta bene. Parte “Murder in Rue Morgue”. Gli Iron Maiden si palesano davanti alla folla esaltata e ululante.

Senza un perché e senza neppure domandarcelo, ci ritroviamo 5 metri più in avanti rispetto la nostra posizione iniziale. Un’onda anomala, dirà qualche complottista. Pogo e felici spintoni, diranno i più realisti.

L’entusiasmo percepito è di alto livello, anche perché le urla e i cori (e panini e birre volanti) spesso e volentieri sovrastano non solo la voce di Bruce Dickinson (in forma canora invidiabile per un 68enne), ma anche di tutta la band.

Si procede spediti con “Wrathchild”, “Killers” e con un altro mezzo metro guadagnato non si sa come verso le prime file, per poi fermarsi per i ringraziamenti di Bruce e della band per avere l’onore di esibirsi nel primo concerto metal di San Siro.

Il live continua con un certo godimento e qualche ulteriore litrata di sudore, tra una “Phantom of the Opera” e una “Powerslave” rocciose, tra una intramontabile “The Troper” e una nuova entrata in scaletta come “Infinite Dreams” (a scapito di “The Cayvoriant” e “Alexander the Great” rispetto la setlist del 2025).

Pochi passi falsi e tanto sudore. Poche cose per cui recriminare e tanti decibel.

Un sogno tra sogni infiniti.

Gli organizzatori affermano 50.000 presenze. È una cifra veritiera. Gli unici settori un po’ vuoti sono quelli laterali, ma il colpo d’occhio generale è davvero invidiabile.

Non lo diciamo per edulcorare la pillola: il sottoscritto se deve rompere i coglioni o muovere critiche, lo fa senza problemi.

Per quanto riguarda la performance degl Iron Maiden, Dawson alla batreria è migliroato parecchio, ha maggior controllo sui pezzi (esempi: The Rime of The Ancient Mariner, Phantom of The Opera e Aces High ottime) anche a costo di semplificare taluni passaggi (Seventh Son of a Seventh Son soffre, mentre “Infinite Dreams” se la cava decentemente); il già citato Dickinson impeccabile, Adrian Smith il migliore tra i tre chitarristi, Dave Murray sempre affabile e Janick Gers si diverte. Il boss, Steve Harris, è sempre attento affinché tutto vada liscio.

Buono i livello dei volumi, un po’ meno il lavoro del fonico in taluni frangenti (nel bis in particolare), ma tutto sommato per esere un concerto allo stadio, si è ascoltato molto, molto di peggio (Padova, ti amo ma ti odio).

La scaletta… Se è stato il vostro primo concerto degli Iron Maiden, vi hanno regalato oro. Se avete macinato, invece, più di qualche live della band, converrete che qualche scelta più coraggiosa poteva essere fatta, come includere almeno un estratto da “No Prayer For The Dying”. Dopotutto, il claim del tour è “Run For Your Lives – From “Iron Maiden” to “Fear Of The Dark”.

Ion Maiden, San Siro Milano – ph: Mathias Marchioni
Si attendeva un mezzo flop…

… Invece la pallottola è stata schivata. Al di là delle riflessioni (giuste) sui prezzi, al di là sulle polemiche (relativamente inutili) riguardo gli sconti dell’ultimo momento, gli Iron Maiden a San Siro sono stati una scommessa tutto sommato riuscita.

Potrebbe essere un primo passo verso altri concerti metal alla Scala del calcio. Facendo i dovuti scongiuri, non sarebbe una idea bislacca da portare avanti.

Ci sarebbero delle riflessioni da fare su taluni aspetti, come la stangata dei prezzi, ma sono ponderazioni che meritano un approfondimento dedicato.

Nel frattempo, dei vecchietti tra i 60 e i 70 anni (e più) hanno ancora dimostrato di saperci fare. Come diceva il Re Sole, l’illustre Luigi XIV: me cojoni.

Scaletta Trivium:
  1. PULL HARDER
  2. STRIFE
  3. SIN
  4. DOWN
  5. WORLD GOES COLD
  6. LIGHT TO FLIES
  7. HEART FROM YOUR HATE CAPSIZE/ IN WAVES

Scaletta Iron Maiden

  1. 1. MURDERS IN THE RUE MORGUE
  2. WRATHCHILD
  3. KILLERS4
  4. PHANTOM OF THE OPERA
  5. THE NUMBER OF THE BEAST
  6. INFINITE DREAMS (nuova aggiunta)
  7. POWERSLAVE
  8. 2 MINUTES TO MIDNIGHT
  9. THE RIME OF THE ANCIENT MARINER
  10. RUN TO THE HILLS
  11. SEVENTH SON OF THE SEVENTH SON
  12. THE TROOPER
  13. HALLOWED BE THY NAME
  14. IRON MAIDEN
  15. ACES HIGH
  16. FEAR OF THE DARK
  17. WASTED YEARS

a cura di
Andrea Mariano

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di Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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