Anomala Soundscapes è un’etichetta indipendente romana attiva dal 2019 che propone musiche per appassionati di nicchie come elettroacustico, ambient, industrial, field recording e tanto altro. Musiche strumentali, senza limitazioni testuali, per creare ascolti immersivi, mondi sonori in cui far scorrere le proprie immagini. Abbiamo intervistato Marco, uno dei fondatori, per conoscere meglio questa realtà.

Come nasce Anomala Soundscapes?
Nasce per disperazione, dopo aver amaramente costatato che le grandi etichette (o comunque quelle affermate) non hanno mai il tempo per ascoltare il materiale che proponi. Sono tutte sature di richieste. Non ci sono proprio spazi, ma io continuavo a produrre musica a rotazione, e a parte alcuni spiragli (tipo la Eibon di Mauro Berchi) non riuscivo a far uscire nulla. Alla fine ho pensato di fare da me, ma poi sono arrivate altre proposte che ho ritenuto valide e quindi eccomi qua.
Il vostro nome unisce “Onda Anomala” e “Soundscapes”: cosa rappresentano questi due concetti per voi?
I paesaggi sonori mi hanno sempre affascinato, dall’ambient alla musica concreta, rumorismo ecc. e ho anche sempre cercato di sfuggire alle ovvietà, qualsiasi fosse il genere che ascoltavo. Diciamo che mi piacciono sonorità non consuete, da qui l’idea di concentrarmi su cose “anomale” che magari possano intrigare quell’ascoltatore che non si accontenta della semplicità d’ascolto.
In un panorama musicale sempre più veloce e frammentato, perché avete scelto di concentrarvi su un ascolto profondo e immersivo?
Per andare appunto controcorrente, rifiuto in toto la musica come prodotto di consumo, prodotto che finisce per seguire tutte le regole commerciali di una merce di consumo, si usa, si butta, si dimentica. Poi la si ricompra uguale e via dicendo. Mi piace pensare che la musica che piace a me sia una musica che devi esplorare, entrarci dentro, soggiornarci per un po, un ambiente per l’appunto. Niente di nuovo, queste musiche esistono da decine di anni se non più, ma rischiamo di dimenticarcene. L’attenzione dell’etichetta per i supporti deriva da qui, l’aver pubblicato molti vinili significa proprio questo, non ti mettere a fare altro mentre mi ascolti, poi mi dovrai girare, presta attenzione!
La vostra linea editoriale attraversa ambient, industrial, field recording ed elettronica sperimentale: quali elementi deve avere un progetto per colpirvi davvero?
Spessore, personalità, spirito di ricerca, follia, irrequietezza e stare lontano dai clichè. Quello che ho elencato sono qualità rare e difficili da perseguire. Spesso chi mi propone delle musiche non ha quel background che crea lo spessore che intendo. L’ascolto è importante per avere un’idea del percorso storico della musica, e quindi non cadere in cose già fatte e la sperimentazione serve per tenersi sintonizzato con la propria interiorità.
C’è una pubblicazione del catalogo che secondo voi rappresenta al meglio l’identità dell’etichetta?
No al momento no, e forse non ci sarà mai, la caratteristica di questa etichetta è proprio quella di non identificarsi con un genere specifico, certo non faremo mai trap (forse). Anche il termine genere mi sta un po stretto, oggi è più che mai una catalogazione merceologica, forse stile è più calzante, quindi, parlo di personalità e originalità dei musicisti. Gli artisti che ospita l’etichetta sono già un bel po’, e quindi affacciarsi su Anomala Soundscapes significa avere una panoramica piuttosto ampia di cosa può ancora essere la musica “altra”.
Cercate principalmente artisti già definiti oppure siete aperti anche a progetti emergenti e ancora in evoluzione?
Con gli artisti già affermati vai un po’ sul sicuro chiaramente, anche se mi piacerebbe collaborare con qualche emergente, poi ci sono molti lavori inediti anche a mio nome (Mark Schaub) e si vedrà. Al momento l’etichetta ha imbarcato lavori eccellenti di sconosciuti come Anofele, musicisti più affermati a livello nazionale come Andrea Marutti e a livello internazionale come Paul Schütze.
Cosa consigliate a un musicista che vorrebbe proporvi il proprio lavoro?
Di lavorare sulla persona, sulla sostanza, di curare il proprio lavoro in modo maniacale, e solo quando si raggiunge lo sfinimento di provare a contattarmi.
a cura di
Cristina Cerioni

