The Odyssey arriverà nelle sale italiane il prossimo 16 luglio, ma sono già scoppiate le polemiche. Christopher Nolan, tra scelte artistiche e di casting, si è già inimicato mezzo mondo, tra cinefili, storici e puristi dell’opera originale.
Ormai lo sappiamo: Christopher Nolan è sinonimo di “polemica”. Mancano poco meno di due mesi all’uscita nelle sale di The Odyssey – ambizioso adattamento del poema omerico, in uscita in Italia il prossimo 16 luglio – ma il regista britannico è già al centro di numerose critiche.
Non è certo una novità: Christopher Nolan è un po’ come il Festival di Sanremo, non può esistere senza polemica. Ogni volta che si cimenta in un nuovo progetto, polarizza l’opinione pubblica e il web si scatena: c’è chi lo idolatra, pronto a gridare all’ennesimo capolavoro, e chi invece non perde occasione per criticarlo aspramente.
Con The Odyssey (Odissea il titolo italiano) la musica non cambia. Anzi. Se da una parte i fedelissimi del regista lo difendono a spada tratta, dall’altra Nolan si è cimentato nella sfida forse più ardua della sua carriera, inimicandosi non solo i cinefili più incalliti, ma anche i puristi dell’opera originale e gli storici più agguerriti.
Ma quali scelte artistiche vengono criticate al regista premio Oscar per Oppenheimer? Vediamole insieme.
Un casting troppo americano e un linguaggio troppo moderno
The Odyssey vanta un cast di livello assoluto. Oltre a Matt Damon nei panni di Ulisse, troviamo Anne Hathaway (Penelope), Tom Holland (Telemaco), Robert Pattinson (Antinoo), Jon Bernthal (Menelao), Zendaya (Atena), Benny Safdie (Agamennone), John Leguizamo (Eumeo), Charlize Theron (Calipso). Un casting imponente ma definito, da una larga fetta di pubblico, “troppo hollywoodiano” e non fedele ai volti che popolano il racconto omerico.
Come se Nolan fosse il primo ad aver “americanizzato” un’opera. Matt Damon e gli altri membri del cast non possiedono forse tratti mediterranei, ma nemmeno Brad Pitt, Orlando Bloom ed Eric Bana li vantavano ai tempi di Troy; per non parlare di Russell Crowe nei panni del Generale romano Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore. Un attore neozelandese che di italico ha davvero ben poco.

Sui social, inoltre, è montata una polemica relativa al linguaggio usato dagli attori. Bersaglio delle critiche soprattutto alcune parole e frasi pronunciate da Tom Holland e Robert Pattinson. “Dad” al posto di “Father” o espressioni come “You’re pining for a daddy you didn’t even know, like some sniveling bastard”. Un linguaggio giudicato non consono per un film che vorrebbe restituire la solennità di un racconto ambientato nell’antica Grecia.
Il casting per Achille ed Elena di Troia sta facendo infuriare tutti…
Nelle ultime settimane, sono due i nomi che hanno infiammato i social: quelli di Elliot Page e di Lupita Nyong’o. Dal trailer ufficiale rilasciato il 4 maggio si nota, per pochissimi secondi, il volto di Page. “Chi si sta prendendo cura di tua moglie e tuo figlio?” chiede a Ulisse in una scena che probabilmente si svolge nell’Oltretomba, dove l’eroe si reca – su consiglio della Maga Circe – per interrogare l’indovino Tiresia sul suo futuro.
Sul web è rimbalzata con insistenza la voce secondo cui l’attore transgender interpreterà Achille. O meglio dire, il fantasma di Achille. Uno scenario che ha gettato nello sconforto gli appassionati dell’opera omerica, sconvolti nell’immaginare un attore trans, dal fisico esile e gracilino, nei panni del più grande guerriero che abbia preso parte alla guerra di Troia.

È bene ricordare, però, che il ruolo dell’attore non è stato ancora ufficialmente confermato. Non abbiamo, quindi, certezza che lo vedremo davvero nei panni di Achille. Potrebbe, per esempio, interpretare Elpenore: giovane soldato, morto accidentalmente poco prima di partire dall’Isola di Circe, che prega Odisseo di tornare indietro per dargli una degna sepoltura.
Non essendoci, quindi, smentite o conferme ufficiali, possiamo solo avanzare congetture.
Discorso diverso per Lupita Nyong’o. Nei giorni scorsi è stato lo stesso Christopher Nolan a dare conferma del suo ruolo. Anzi, del doppio ruolo. L’attrice premio Oscar per 12 anni schiavo sarà infatti Elena di Troia, ma anche sua sorella Clitennestra, moglie di Agamennone. Un casting che ha fatto arrabbiare i puristi, convinti che Elena di Troia, la bellissima donna “dalle bianche braccia”, non possa essere interpretata da una donna nera.
…persino Musk
Due casting (confermato quello di Nyong’o, ancora nebuloso quello di Page) che hanno indignato persino la base trumpiana Maga ed Elon Musk, che su X ha etichettato le scelte di Nolan come inclusive e utili solo ad accaparrarsi un altro Oscar. Teoria del tutto inesatta, poiché le linee guida introdotte negli ultimi anni dall’Academy non impongono in modo ferreo un casting multietnico per poter ambire alla statuetta. Basti pensare che lo stesso Nolan, con Oppenheimer, ha trionfato agli Oscar 2024 con un cast interamente bianco.
Si è espresso duramente al riguardo anche Rob Finnerty, conduttore della rete conservatrice Newsmax:
“Secondo quanto riportato, il ruolo di Achille sarà interpretato da Elliot Page. Il che significa che il guerriero più famoso della storia, non solo della storia greca ma di tutta la storia, sarà interpretato da una donna transgender”.
Ha poi proseguito:
“Una donna che sicuramente era bianca sarà interpretata da Lupita Nyong’o. Non ho nulla contro di lei, ma ho un problema con la completa riscrittura della storia. Elena di Troia non era nera. Non sto cercando di essere offensivo. Sto dicendo la verità”.

Agamennone e i Lestrigoni
Le polemiche non finiscono qui. Il primo teaser aveva svelato la figura di Agamennone, vestita con un’armatura nera più simile a Batman che a un condottiero della Grecia Antica. Una scelta accolta con una buona dose di sdegno e ilarità, a cui Nolan ha recentemente risposto in un’intervista al Time: “Esistono pugnali micenei realizzati in bronzo annerito. La teoria è che a quell’epoca fossero in grado di annerire il bronzo. Prendi il bronzo, aggiungi più oro e argento e infine aggiungi lo zolfo… Con Agamennone, Ellen Mirojnick – la nostra costumista – ha cercato di comunicare quanto la sua figura fosse superiore a tutti gli altri”.

Il nuovo trailer, invece, ha svelato per la prima volta quelli che dovrebbero essere i Lestrigoni, giganti cannibali dall’aspetto mostruoso che nel poema omerico distruggono le navi di Ulisse e massacrano molti dei suoi compagni.
Anche in questo caso Nolan decide di adottare una visione quasi fumettistica, mostrandoli con delle imponenti armature argentate e non nella versione più barbarica e primitiva tracciata da Omero. Intuizione che, ovviamente, non è andata giù ai sostenitori dell’opera originale, che hanno nuovamente accusato Nolan di mancanza di fedeltà al poema.
Conclusioni
Linguaggio moderno, casting discutibili e look fumettistico. La colpa di Nolan, quindi, sarebbe quella di aver riscritto troppo la storia e di aver snaturato l’opera omerica. Al di là di tutte le polemiche, più o meno condivisibili, viene da chiedersi: non è quello che ci si aspetta da un autore? Che plasmi un’opera secondo la sua visione? D’altronde, se vogliamo fruire dell’Odissea così come l’abbiamo studiata, possiamo tranquillamente andare in biblioteca e (ri)leggercela ogni volta che vogliamo.
È giusto, perciò, che un regista modelli un racconto – per di più mitologico – secondo la propria visione cinematografica, con i suoi pro e i suoi contro, proprio per donargli nuova linfa, una nuova prospettiva. Dopotutto, anche Wolfgang Petersen in Troy si prese molte libertà: quasi totale assenza di dèi, Menelao ucciso da Ettore e Agamennone assassinato da Briseide.
Ben venga, quindi, la personale versione di Christopher Nolan, per quanto opinabile, estrema e non storicamente fedele. Che poi: quanta fedeltà storica può essere mai pretesa nei confronti di un racconto mitologico, con dèi, ciclopi e mostri, che narra gli eventi fantastici di personaggi mai esistiti?
a cura di
Alessandro Michelozzi

