Arriva al cinema un film che riporta la figura della mummia alla sua dimensione più orrorifica. Lee Cronin – La mummia mostra cosa potrebbe succedere se una creatura millenaria e maledetta si risvegliasse all’interno di una classica famiglia americana.
Ritrovare la propria figlia perduta dovrebbe rappresentare una gioia senza pari. Certo, questo pensano i coniugi Cannon, almeno finché non si rendono conto della presenza di qualcosa di profondamente malvagio nella loro bambina riesumata.
Qualcosa che ha a che fare con il sarcofago millenario in cui è stata per ben otto anni.
Scritto e diretto da Lee Cronin, la pellicola parte come un dramma familiare profondamente umano, caricandosi, man mano, di tensione e violenza, in un’escalation splatter. Così, lascia lo spettatore ad occhi sbarrati, completamente mummificato.
Prodotto anche da James Wan, la pellicola ricorda per ritmo e temi la fortunata saga di The Conjuring, che ha riscontrato un successo senza pari.
La trama
Il film inizia nel passato, in Egitto. Per lavoro, Charlie (Jack Reynor) si è momentaneamente trasferito al Cairo con la sua famiglia al completo, composta da Lari (Laia Costa) e i due loro figli, Katie e Seb.
Sono visibilmente felici, pieni di speranze per il futuro: in primis, perché Lari è incinta e, inoltre, Charlie sta aspettando di sapere se verrà o meno assunto da un ambito canale televisivo di New York. La risposta a quest’ultima domanda arriva con una telefonata positiva, per cui per un breve attimo Charlie e Lari contemplano una vita che cambierà radicalmente.
In effetti, la loro esistenza cambierà davvero, ma non come avevano previsto. Nello stesso momento, infatti, Katie viene rapita da quella che ha tutta l’aria di essere… una strega.
Otto anni dopo, la famiglia vive ad Albuquerque, nella casa della mamma di Lari (Veronica Falcón). Nonostante il tempo passato, il dolore per la perdita della figlia è ancora presente. Quasi tangibile, nella sua stanza vuota, bloccata nel tempo. Imbalsamata, nella speranza che un giorno lei faccia ritorno.
Lo schianto di un aereo con un antico relitto egiziano riapre la storia: dentro al sarcofago, viene ritrovata Katie in condizioni terribili, ma pur sempre viva.
La famiglia viene informata, i dottori dicono che qualsiasi cosa le sia successo l’ha traumatizzata e, per questo, la bambina è affetta dalla sindrome locked-in, una condizione neurologica che la rende incapace di muoversi o parlare. Tuttavia, con la giusta tranquillità e le cure amorevoli della propria famiglia, Katie guarirà.
Così, Charlie e Lari riportano a casa la figlia a lungo perduta. E, con lei, nientemeno che una creatura millenaria, ovviamente malvagia.
La mummia
La figura della mummia nasce, a livello cinematografico, già all’inizio della storia del media. Risultato della egittomania del tempo, ma ancor più dello scalpore destato dal ritrovamento della tomba di Tutankhamon nel 1922, si trovano film con il mostro anche nel periodo del cinema muto.
È con l’avvento del sonoro, però, che questa creatura viene approfondita, iniziando a rivendicare il suo posto tra i famosi mostri dell’Universal, assieme a Dracula e Frankenstein (e molti altri). In particolare, proprio grazie all’interpretazione di Boris Karloff ne La Mummia (1932). In questo film, l’attore interpreta Imhotep, tornato dal mondo dei morti per ricercare la sua amata.
Parlando di questo personaggio, però, non si può non pensare all’iconica pellicola del 1999 con Brendan Fraser, che ha riportato in vita una figura che era finita nel dimenticatoio a lungo. Questa serie di film è diventata iconica e ha dato una nuova dimensione a questa creatura, dall’horror all’avventura. La mummia del 1999, infatti, rientra nel filone di avventura strettamente disceso da Indiana Jones.
Questo è, a grandi linee, l’albero genealogico della mummia cinematografica, punto di avvio concettuale da cui parte Lee Cronin nel suo nuovo adattamento. Il regista, però, fin da subito si vuole distaccare da ciò che c’è stato prima di lui. Non si parla di Imhotep, ma della sua mummia (il film, infatti, nella versione originale si chiama proprio Lee Cronin’s the Mummy: la Mummia di Lee Cronin).
Nessuna ricerca della propria amata, anzi, la creatura entra in casa come un demone da esorcizzare: intrappolata nel corpo di un caro, pronta a sovvertire i delicati equilibri del dolore familiare. Il genere torna all’horror: la ricerca della verità nei paesaggi egiziani ha luogo, ma ricorda più la trama di un horror demonologico che la ricerca di artefatti all’Indiana Jones.

Una storia soprannaturale per un dramma umano
Come già era avvenuto in Hole – l’abisso e in La casa – il risveglio del male, Lee Cronin utilizza l’orrore soprannaturale riportandolo a una dimensione familiare. La domanda che sembra porsi in questo film, infatti, è quanto può essere orribile e destabilizzante perdere una figlia, per trovarsela davanti anni dopo irriconoscibile.
Questi genitori vorrebbero darle tutto l’amore che non hanno potuto concederle negli anni di lontananza, mentre si chiedono cosa davvero le sia successo. Inizialmente, Lari quasi non vuole saperlo, a differenza di Charlie, che lo trova necessario. La ricerca della verità insita nel suo lavoro di giornalista si manifesta qui anche nella sua sfera personale: per aiutare la figlia, sente di dover capire a fondo cosa le è successo.
La risposta a questa domanda l’avranno guardando il nastro che mostrerà loro esattamente cos’è capitato. E, pur non volendolo, la verità si schianterà su di loro in uno dei momenti emotivamente più carichi di tutto il film.
C’è anche da dire che, se le premesse descrivono una complessa trama di elaborazione del dolore familiare, man mano la componente horror prende sempre più spazio sullo schermo.
Doveva restare sepolta
Lee Cronin – La mummia è stato classificato in diversi paesi come vietato ai minori di 18 anni, mentre negli Stati Uniti si è conquistato una R, cioè divieto per i minori di 17 anni non accompagnati. Tutto ciò a causa del drammatico ritorno in famiglia, che si sviluppa in modo sempre più macabro.
Soprattutto, il regista mette in scena una buona dose di splatter estremo, in un’escalation di violenza. Senza fare spoiler, il punto più alto del film risulta la scena del funerale, dove al terrore si unisce lo splatter e una buona dose di cinismo, che diverte e disgusta al tempo stesso. Mi sarei forse dovuta ricredere, quando pensavo che un sorriso non potesse sconcertare.
Se dovessi inserire questo film in un sottogenere, in ogni caso, direi che è più vicino ad un film horror demoniaco che ad un film di mostri. La ricerca dell’origine del male, la dimensione ritualistica di confinamento, così come i comportamenti di Katie rivelano poteri soprannaturali.
In questi elementi, il film risulta piuttosto classico, senza eccedere nell’innovazione. Il focus è, infondo, il gore, i momenti visivamente scabrosi e perturbanti che scuotono il pubblico.
Mummificati
Il risultato è un horror ben confezionato, con una sceneggiatura classica e dalle interpretazioni calzanti. Per gli amanti di The Conjuring, questa pellicola sarà decisamente soddisfacente, perché lo richiama in diversi modi.
Lee Cronin – La mummia è da gustare al cinema, per farsi terrorizzare e disgustare nel più divertente dei modi.
Buona visione!
a cura di
Francesca Maffei

