Ti uccideranno – la recensione in anteprima del massacro più assurdo dell’anno

Tra fontane di sangue, una spietata lotta di classe e un’irresistibile follia splatter anni ’80, sbarca al cinema l’action-horror prodotto dai fratelli Muschietti: un delirio da cui risulta impossibile distogliere lo sguardo.

Ci sono film che vogliono spaventare, altri che provano a disturbare, altri ancora che inseguono la tensione con la precisione di un congegno a orologeria.

Ci sono poi quei titoli che prendono tutto questo, lo buttano in un frullatore impazzito e restituiscono allo spettatore un luna park di sangue, urla, corse, colpi bassi e risate nervose, di quelle che arrivano quando sullo schermo sta succedendo qualcosa di talmente assurdo da non poter essere ascritto ad una categoria sola. 

Ti uccideranno appartiene esattamente a questa seconda, meravigliosa e sgangherata famiglia. Prodotto dai fratelli Muschietti e diretto da Kirill Sokolov al suo debutto hollywoodiano, la pellicola non ha alcuna intenzione di assomigliare all’horror classico, costruito sul silenzio, sull’attesa o sul trauma spiegato con pazienza.

Qui il terrore non viene cesellato, ma lanciato addosso allo spettatore come una secchiata di vernice rossa, in un vortice che guarda apertamente ad un immaginario splatter eccessivo, quasi da parco giochi malato, dove il sangue non sporca soltanto: esplode, invade, diventa parte integrante della messinscena.

Il risultato è una pellicola che, più che inquietare in senso tradizionale, stordisce, diverte, travolge e, soprattutto, riporta in sala un horror che non si vergogna di essere sporco, esagerato, rumoroso e perfino beffardo.

Sangue, Machete e… Draco Malfoy

Al centro della storia c’è Asia Reaves (Zazie Beetz), che arriva a New York e accetta un lavoro come cameriera al The Virgil, un hotel di lusso che, fin dai primi minuti, trasmette qualcosa di profondamente sinistro, sotto la sua superficie elegante.

L’accoglienza della direttrice (Patricia Arquette) sembra all’inizio quella del direttivo di un ambiente esclusivo e rigidamente organizzato, ma basta poco perché l’edificio mostri la sua vera natura: non un semplice albergo, bensì una trappola travestita da luogo di prestigio.

Nel corso della sua prima notte, Asia si ritrova infatti al centro di una caccia spietata orchestrata da figure mascherate, con i corridoi del palazzo che diventano un labirinto verticale fatto di imboscate, fughe e improvvise esplosioni di violenza.

La trovata che rende il film subito più interessante è che la ragazza non è la vittima ingenua e terrorizzata che il cinema horror ci ha spesso insegnato a riconoscere al primo sguardo, ma una donna con un passato complicato. Un’ex galeotta, qualcuno che sa incassare, reagire e, soprattutto, colpire quando serve.

È proprio in questo ribaltamento che Ti uccideranno comincia a divertirsi davvero, trasformando quella che potrebbe sembrare una semplice notte di sopravvivenza in un gioco al massacro sempre più distorto, imprevedibile e sopra le righe.

La trama si muove così su un doppio binario molto chiaro: da una parte c’è il meccanismo dell’assedio, della fuga, della caccia all’essere umano dentro uno spazio chiuso e opprimente; dall’altra il gusto quasi compiaciuto per la progressiva escalation dell’assurdo.

Ogni nuova stanza, ogni nuovo incontro, ogni nuova svolta sembra costruita per far saltare un altro pezzo di normalità e trascinare lo spettatore in un territorio in cui il film non chiede mai il permesso, ma continua ad alzare il volume della follia.

È anche per questo che Ti uccideranno si allontana con decisione dai classici horror contemporanei più seriosi: qui la paura convive apertamente con il gusto per il grottesco, con l’iperbole, con una risata quasi liberatoria che nasce davanti all’eccesso più sfacciato.

Un buon primo tentativo

Kirill Sokolov, al suo esordio hollywoodiano, firma una regia che non cerca la compostezza ma la collisione continua.

La macchina da presa si muove nervosa, spesso aggressiva, rincorrendo i corpi, avvicinandosi ai volti con primi piani rapidissimi e poi esplodendo in scene d’azione dove la violenza è coreografata come una danza malata, esagerata, a tratti quasi cartoonesca nella sua ostentata ferocia.

Non c’è alcuna ricerca del realismo in senso stretto, quanto, piuttosto, la volontà di trasformare ogni scontro in un piccolo spettacolo splatter, in cui il sangue schizza come nei migliori deliri anni Ottanta e l’impatto fisico di ogni colpo diventa parte essenziale del divertimento.

La fotografia accompagna perfettamente questa visione, sfruttando gli spazi del The Virgil come se fossero i livelli di un videogioco impazzito.

Corridoi, camere, ascensori e aree di servizio vengono trattati come una mappa infernale, illuminata in modo da alternare eleganza e decomposizione, lusso e putrefazione.

Il film non punta sulla penombra rarefatta del gotico moderno, ma preferisce un’estetica più accesa, più nervosa, più materiale, dove le superfici brillano, il rosso si impone e ogni ambiente sembra pronto a trasformarsi in un palcoscenico per il prossimo massacro.

È un uso dell’immagine che non vuole soltanto creare atmosfera, ma colpire l’occhio, quasi stuzzicandolo, facendo dell’eccesso visivo una dichiarazione d’intenti.

Scelte mai banali

All’interno di questo meccanismo così sfrenato, il cast trova il modo di lasciare il segno. Zazie Beetz resta il baricentro emotivo e fisico della pellicola, costruendo una protagonista che non cerca mai di apparire eroica nel senso più tradizionale, ma risulta concreta, sporca, istintiva, capace di portarsi addosso il peso della sopravvivenza senza diventare un semplice simbolo.

Patricia Arquette, dal canto suo, ha la presenza giusta per incarnare un’autorità fredda, tossica, elegante e profondamente marcia, una figura che entra in scena e dà subito la sensazione di appartenere a un mondo che considera le vite altrui sacrificabili.

Tom Felton e Heather Graham sono tra quelli che imprimono maggiormente il loro passaggio perché il film chiede ai suoi interpreti di non restare mai in sottrazione, ma di abbracciare fino in fondo quel tono sopra le righe che trasforma ogni apparizione in una scheggia di caos, ironia o minaccia.

Anche la colonna sonora gioca un ruolo fondamentale nel definire l’identità del film, poiché non accompagna semplicemente l’azione, ma la spinge, la amplifica, la rende ancora più sfrontata. In un’opera del genere il suono deve saper fare due cose insieme: aumentare la tensione quando serve e, subito dopo, spalancare la porta a quel gusto quasi perverso per il massacro spettacolare che strappa allo spettatore un sorriso incredulo.

È proprio in questa alternanza che Ti uccideranno trova una delle sue armi migliori, perché il comparto sonoro non addolcisce nulla, semmai rende tutto più fisico, più pulsante, più vicino a quel cinema splatter vecchia scuola in cui l’eccesso diventava una festa nera e rumorosa.

Un’altra fontana di sangue grazie

La forza di Ti uccideranno sta nel suo rifiuto totale di comportarsi come un horror “perbene”. Non vuole essere raffinato, non vuole essere misurato, non vuole nemmeno sembrare sempre pienamente sotto controllo.

Al contrario, ambisce ad essere una giostra impazzita, un bagno di sangue volutamente esagerato, un film che prende la grammatica dell’home invasion, dello slasher e del survival e la deforma fino a trasformarla in qualcosa di più sporco, più ironico e più apertamente delirante.

Ed è proprio qui che il film trova la sua identità più precisa. Laddove molti horror moderni cercano il trauma, la metafora o la tensione rarefatta, la pellicola sceglie la via del corpo, del colpo, della fontana di sangue, della crudeltà talmente eccessiva da scivolare nel grottesco e, da lì, nella risata.

Non perché sminuisca la violenza, ma perché la porta a un livello così dichiaratamente sopra la norma da farne un linguaggio visivo quasi liberatorio, un omaggio sporco e divertito a una stagione di cinema in cui l’emoglobina non era un dettaglio, ma una dichiarazione poetica.

Sotto tutta questa carne da grand guignol contemporaneo, resta anche una lettura più feroce sulle gerarchie, sul potere e sul modo in cui certi ambienti di lusso nascondono meccanismi predatori.

Ma la vera vittoria della pellicola è un’altra: ricordare che l’horror può ancora essere selvaggio, sboccato, imprevedibile e perfino dannatamente divertente. 

Ti uccideranno non è il film da consigliare a chi cerca il brivido composto e il terrore psicologico in punta di piedi; è quello da indicare a chi vuole entrare in sala e uscire con gli occhi spalancati, un sorriso incredulo stampato in faccia e una sola, semplicissima reazione in testa: ma che accidenti ho appena visto?

Buona visione!

a cura di
Andrea Munaretto

Articolo realizzato con l’ausilio parziale di intelligenza artificiale

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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