L’APPESO si perde tra simboli e suoni con “Teodora”

“Teodora” per me è uno di quei brani che chiedono di fermati un attimo. Fin dal primo ascolto ho avuto la sensazione di entrare in uno spazio sospeso, difficile da definire ma incredibilmente coinvolgente. Fuori da fine marzo “Teodora” di L’Appeso è un brano che mi ha conquistato fin da subito!

L’Appeso costruisce un’atmosfera che non punta sull’impatto immediato, ma su una lenta immersione. I synth iniziali, un po’ ruvidi e distorti, mi hanno dato l’impressione di qualcosa di irrisolto, quasi inquieto. Poi, senza accorgermene, il brano si apre, si ammorbidisce, e lì arriva quella vena più post punk che lo rende emotivamente più vicino, più umano.

La cosa che mi ha colpito di più, però, è il modo in cui il pezzo riesce a non spiegarsi mai del tutto. Il testo è pieno di immagini e richiami che non ho sentito il bisogno di “capire” fino in fondo. Anzi, mi è piaciuto proprio perdermi dentro quelle suggestioni, lasciando che fossero più sensazioni che significati precisi.

La voce di Caterina Contardi aggiunge qualcosa di fondamentale: non è solo un featuring, è una presenza che cambia davvero il colore del brano. In certi momenti mi è sembrata quasi una guida, in altri una voce interiore, e questo contribuisce a rendere tutto ancora più intimo.

Alla fine dell’ascolto mi è rimasta addosso una strana calma, mescolata a una leggera inquietudine. “Teodora” non è una canzone che ti dà risposte, ma una di quelle che ti fanno venire voglia di riascoltarla per scoprire ogni volta un dettaglio nuovo.

E forse è proprio questo il suo punto di forza: non si lascia afferrare subito, ma quando succede, difficilmente la dimentichi.

a cura di
Cristina Cerioni

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