Yakusho Koji, il protagonista di Perfect Days di Wim Wenders, sarà a Udine per ricevere il Gelso d’Oro alla Carriera
Raccontare la grandezza di un’icona non è mai facile: si rischia di compromettere un equilibrio tra epica e realtà. Ma è possibile essere misurati quando si maneggia un nome come quello di Yakusho Koji? Il protagonista del magnifico Perfect Days di Wim Wenders, attore-simbolo degli ultimi quarant’anni di cinema giapponese, sarà l’ospite d’onore del FEFF 28.
Il 25 aprile, sul palco del Far East Film Festival n.28 di Udine, l’attore riceverà il Gelso d’Oro alla Carriera. Un momento epocale che, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, vedrà Yakusho protagonista di una monografia di 8 titoli presentati tra Udine (7 film) e Roma (5 film).
Il tributo, intitolato Yakusho Koji: Perfect Roles, includerà capolavori come The Eel, Tampopo, 13 Assassins e Cure. Il 28 aprile, presso l’istituto capitolino, si terrà inoltre un dialogo pubblico tra l’attore e Giorgio Amitrano.
La carriera di un gigante
Nato nel 1956 a Nagasaki, Yakusho Koji entra nel 1978 nella scuola di recitazione di Nakadai Tatsuya. La grande svolta internazionale avviene nel 1996 con la commedia Shall We Dance? di Suo Masayuki. L’anno successivo torna sotto i riflettori con L’anguilla (The Eel) di Imamura Shohei, vincitore della Palma d’Oro a Cannes.
L’impronta più duratura arriva però con il cult horror Cure di Kurosawa Kiyoshi. Nei decenni successivi, l’attore ha consolidato il successo con interpretazioni per registi come Rob Marshall (Memorie di una Geisha), Alejandro González Iñárritu (Babel) e Kore-eda Hirokazu (Il terzo omicidio).
Un’icona contemporanea
Ora settantenne, Yakusho rimane una delle figure più richieste del panorama asiatico, tra cinema, serie TV e spot pubblicitari. Nonostante i decenni di successi e i numerosi premi che affollano i suoi scaffali, l’attore continua tenacemente a cercare di superare sé stesso.
Il pubblico del Far East Film Festival avrà l’occasione unica di incontrare dal vivo quello che la critica ha definito il «Tom Hanks nipponico», celebrando una leggenda gloriosamente in sella fin dal 1985.
a cura di
Staff

