L’ultima missione: Project Hail Mary – la recensione in anteprima

L’ultima missione: Project Hail Mary è il nuovo film di Phil Lord e Christopher Miller. Tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, già autore di The Martian. Prodotto da Amazon MGM Studios e distribuito in Italia da Sony, il film uscirà nelle sale il 19 marzo.

Dopo Sopravvissuto – The Martian (2015) diretto da Ridley Scott con protagonista Matt Damon, tocca ad un nuovo romanzo di fantascienza di Andy Weir ad essere adattato sul grande schermo. L’ultima missione: Project Hail Mary è una storia che parla di coraggio, umanità e soprattutto amicizia. Phil Lord e Christopher Miller saranno riusciti ad adattare ottimamente il romanzo di Weir come fu per The Martian? Scopriamolo insieme!

Trama

Ryland Grace (Ryan Gosling) si risveglia da solo in una navicella spaziale, con il resto dell’equipaggio deceduto. L’obiettivo della missione a cui ha preso parte è quello di trovare una cura ad una misteriosa infezione che ha contaminato le stelle, tra cui il sole. Ormai senza speranze, il nostro protagonista si imbatte in un alieno, in viaggio per la stessa missione, che verrà battezzato “Rocky“. I due improbabili alleati si uniranno per trovare una soluzione al male comune, creando un profondo legame d’amicizia.

Si ride, ci si emoziona e si vive l’avventura

Project Hail Mary è un concentrato pulsante di sensazioni. Nonostante la drammaticità della situazione il film non manca mai di momenti dal forte umorismo, con diversi scambi di battute e situazioni che generano più di una risata. I registi sono però abbastanza saggi da non strafare nella comicità, alternando, soprattutto nella seconda parte, momenti intimi ad altri più drammatici.

Il film nonostante la lunga durata, la singola ambientazione (salvo i flashback prima della missione), e il solo Gosling come attore in carne ed ossa, riesce ad avere un ritmo ben amalgamato, senza mai annoiare, gestendo bene i suoi tempi e le sue situazioni. La pellicola porta a casa l’obiettivo d’intrattenere, facendolo con qualità, cuore ed impegno.

Ovviamente se messo a paragone con The Martian, il film di Lord e Miller ne esce sconfitto. La storia non ha la stessa imponenza e i due registi, per quanto abbiamo dimostrato negli anni la loro bravura, vincendo pure un’Oscar nel 2019 per aver sceneggiato Spiderman – Un nuovo universo, non sono Ridley Scott.

Umanità e amicizia al centro di tutto

Project Hail Mary è un film di bei sentimenti, e non ha timore nel dirlo. La missione diventa gradualmente da fulcro principale della trama a “semplice” compito del nostro strampalato duo. La parte centrale e finale della pellicola, salvo l’unica scena d’azione e adrenalinica presente, si concentra sul rapporto crescente tra Ryland e Rocky.

Dallo scambio d’informazioni culturali sui loro rispettivi mondi, alla difficoltà iniziale nel comunicare nel loro rispettivo linguaggio, fino ad arrivare alle confidenze più intime e affettive. Sicuramente si tratta di una dinamica già vista molte volte in tanti altri film, ma ciò non toglie il merito a Project Hail Mary di averla raccontata bene, riuscendo a far affezionare lo spettatore ai due astronauti.

Il one man show di Ryan Gosling

Se si deve parlare di interpretazione degli attori, in questo caso c’è solo da concentrarsi sul protagonista. Ryan Gosling prende il film e se lo carica totalmente sulle spalle. Vero, nei flashback prima della missione, sono presenti altri personaggi, ma sono tutti di supporto a Ryland.

L’unica eccezione è per il personaggio interpretato da Sandra Hüller, che però appare troppo poco per essere impattante, salvo per un’inaspettata ma apprezzatissima scena di canto, in uno dei momenti più umani del film. Veramente un peccato, specie se si considera l’incredibile bravura che dimostrò nel 2023 con la doppietta composta da Anatomia di una caduta e La zona d’interesse che la portò ad essere universalmente conosciuta.

Il ritorno nello spazio di Gosling, dopo First Man, funziona grazie all’elevato e quasi totale screen time a disposizione. L’attore porta a casa una grande prova, confermando ulteriormente di sentirsi a proprio agio in ruoli per nulla machisti e soprattutto con personaggi dalla forte vena comica, dimostrando come The Nice Guys sia stato un vero spartiacque nella sua carriera.

Ryland è pura umanità ed umorismo. Non è un eroe senza macchia e senza paura (tutt’altro), non ha mai la frase ad effetto pronta e si dimostra spesso impreparato nel gestire da solo l’astronave, e sono proprio questi elementi a farlo funzionare ed avvicinare allo spettatore.

Rocky ed aspetti tecnici del film

Se Gosling si prende tutto il film come attore in carne ed ossa, Rocky è invece l’elemento di punta nel contesto fantascientifico della pellicola. Il roccioso extraterrestre è la miglior spalla che si potesse dare all’attore. Dirompente, ironico a modo suo, curioso di tutto quello che lo circonda e deciso a salvare il suo pianeta dall’infezione. Rocky alza di molto la qualità di Project Hail Mary, andando ad incrementare gli aspetti positivi che già il singolo Gosling aveva portato in scena in solitaria.

Nulla da criticare neanche negli aspetti più tecnici del film. L’astronave scenograficamente funziona alla perfezione. La fotografia, le riprese e le musiche, sono molto belle e funzionali alle scene raccontate, che siano ironiche, emozionali o di tensione, grazie anche ai furbi giochi di luce che si possono creare nell’astronave. Viene resa bene anche la sensazione di vuoto che lo spazio infinito può generare.

In conclusione

Project Hail Mary è la dimostrazione che la scelta di voler fare un film di “solo” intrattenimento non esclude il fatto di metterci qualità ed impegno nella realizzazione. Sia i registi che Ryan Gosling ci tenevano a fare un buon lavoro, e si percepisce guardando il film.

Organizzatevi con un gruppo di amici una sera, andate in sala e date una possibilità a Project Hail Mary, fidatevi che porterete a casa una bella serata!

a cura di
Andrea Rizzuto

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