“Jumpers – Un salto tra gli animali”: la recensione in anteprima del ritorno Pixar

Un film colpisce prima di tutto dal trailer e quest’ultima pellicola Pixar è riuscita in questo intento, almeno nel mio caso. Dopo anni in flessione negativa, complici scelte produttive non proprio comprensibili e trame decisamente sottotono, forse ci troviamo davanti al ritorno ai grandi fasti della casa della lampada saltellante. Ma Jumpers – Un salto tra gli animali sarà il nuovo Up o all’ennesima occasione persa?

Ero in Giappone, accerchiato dai poster di un film che sognavo di vedere in Italia, quando mi capitò per la prima volta sotto gli occhi il trailer di Jumpers – Un salto tra gli animali. Sin da subito capii di trovarmi davanti a un film generazionale, ma non ne avevo ancora compreso la reale portata.

Facciamo un piccolo preambolo: era il 2020 quando il film venne inserito ufficialmente nel calendario Pixar. Un periodo infausto per il mondo e l’inizio del declino per lo studio, con Onward – Oltre la magia che, più di tutti, ha subito brutali conseguenze tra errori di programmazione e di distribuzione causa Covid, che hanno affossato una pellicola interessante.

Da quel momento, la lotta interna tra Disney e Pixar ha portato quest’ultima a vivere un ottovolante pericoloso che ha fatto scendere a più riprese la lacrimuccia ai fan più accaniti, ma, al tempo stesso, ha accresciuto l’attesa per ogni film uscito negli anni successivi.

Questo 2026 potrebbe segnare finalmente la svolta per Pixar, con un film che prende dichiaratamente ispirazione da due capolavori della casa, Wall-E e Up.

Sarà veramente così o la speranza dei fan risulterà vana, lasciandoci di fronte all’ennesima dichiarazione d’intenti disattesa che potrebbe mettere l’ultimo mattone sulla tomba di Pixar?

Sotto lo stesso cielo

Mabel è una bambina che crede fermamente nella natura e in chi la vive. Sin da piccola cerca di salvare quanti più animali possibili dalla cattività per portarli a vivere nel loro habitat naturale; questo la porta a scontrarsi con le autorità e con i genitori, i quali cercano di farle capire quanto in realtà quegli animali in gabbia siano felici (spoiler: si sbagliano).

La sua unica valvola di sfogo è la nonna, che le insegna a rispettare e convivere con la natura attraverso lo stagno vicino a casa sua, luogo che diventerà presto il campo di un’aspra battaglia tra Mabel e il sindaco Jerry, intenzionato a costruirvi sopra una tangenziale.

Lo scontro sembra impari e la ragazza crede di aver perso tutte le speranze di salvare il laghetto che la unisce a doppio filo a quella persona tanto importante che ormai non c’è più. A riaccendere la speranza, però, è la scoperta di un laboratorio segreto all’università, dove si studia come interagire con gli animali attraverso dei robot iper-realistici.

Da qui Mabel si impossessa di un robot, collegandovisi come in Avatar, ed inizia a vivere tra gli animali scoprendo come funziona la loro società. Diventa presto la consigliera del Re dei Mammiferi, una marmotta che si fida così tanto del prossimo da credere che anche gli umani siano buoni: basta solo scavare sotto la superficie.

Riuscirà Mabel a salvare il suo stagno nei panni di una marmotta o creerà più problemi, portando il mondo che la circonda a implodere a causa dei suoi errori?

Buona la prima

La prima prova alla regia di un film Pixar di Daniel Chong è certamente da sufficienza più che piena. Mettere nel mirino Up e Wall-E è stato un azzardo ma, come nei migliori casinò, la mano era quella giusta e vincente.

L’idea di prendere ispirazione da Pom Poko dello Studio Ghibli è stato un altro colpo di genio per portare la storiasu un piano umano e metafisico.

Il vero fiore all’occhiello è il sapiente utilizzo degli effetti speciali e lo studio che, nel corso di due anni, ha portato la produzione a conoscere in maniera perfetta come viva un castoro ed ogni suo minimo modo di fare, compresa la particolarità di sedersi sulla propria coda.

Per quanto riguarda la versione italiana della pellicola, un applauso va fatto al doppiaggio: una Tecla Insolia perfetta interprete di Mabel e un Giorgio Panariello nei panni di Re George che, alla sua prima prova in cabina di doppiaggio, dà l’impressione di essere decisamente più navigato e completamente nel personaggio.

La colonna sonora ad opera di Mark Mothersbaugh è una piccola perla. Senza ombra di dubbio, la sua carriera musicale iniziata col gruppo Devo lo ha aiutato a seguire alla perfezione il ritmo della pellicola, dai momenti divertenti a quelli più emozionanti. L’inserimento di Save the day di SZA è il tocco di classe di un comparto musicale pressoché perfetto.

Ode alla Pixar tornata

Ebbene sì, la Pixar è tornata e nel migliore dei modi, con una pellicola che sa toccare le giuste corde riuscendo a far ridere, ma anche emozionare.

Il problema principale del film è, forse, il target di riferimento: pur essendo un prodotto d’animazione, la pellicola si rivolge principalmente a un pubblico più maturo. Proprio come fu per Wall-E, risulta bello per i bambini, ma evidentemente diretto ai più grandicelli.

Senza ombra di dubbio è questo uno dei punti forti di Jumpers – Un salto tra gli animali: rivolgere una lucida critica a un mondo che si è dimenticato della bellezza della natura, ricordandoci che, in fondo, sotto questo cielo siamo tutti uguali. Persone, animali, pesci e insetti.

Una valutazione lucida, in un momento tanto difficile per il nostro periodo storico, capace di riportare un sorriso anche ai più disillusi e far capire che forse una speranza esiste ancora.

Personalmente sono uscito dalla sala emozionato come non mi capitava da molti anni con un film Pixar. L’idea di ritornare indietro nel tempo e cancellare il periodo buio rappresentato da questi ultimi anni è stata la vera sfida per la casa di produzione, vinta sotto ogni punto di vista con una delle migliori pellicole d’animazione dell’ultimo periodo.

Non vi resta che lanciarvi al cinema a partire da oggi, giovedì 5 marzo, sgranocchiando un tronco d’albero assieme a Mabel e a Re George.

Buona Visione!

a cura di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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