“Cime tempestose”: la recensione del passionale ritorno di Heathcliff e Catherine sul grande schermo

“Cime tempestose” torna sul grande schermo in una veste del tutto nuova! Il chiacchierato film di Emerald Fennell, con protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi, arriverà al cinema giovedì 12 febbraio. Pronti per scoprire le nostre impressioni? Le trovate qui, nella nostra recensione in anteprima! 

San Valentino si avvicina e con esso tutte le commerciali tradizioni che questa festività porta con sé. Cioccolatini ripieni di pistacchio e caramello, appassionate lettere d’amore, giganteschi mazzi di rose rosse e tanti, tantissimi cuoricini ovunque. E quale miglior modo di festeggiare insieme la Festa degli innamorati, se non quello di trascorrere una romantica serata al cinema in compagnia della propria dolce metà?

Magari andando a vedere proprio il piccantissimo film di Emerald Fennell, in sala con una nuova e provocante versione di Cime tempestose in uscita proprio (avevate seriamente dei dubbi?) alla vigilia della celebre ricorrenza.

Definito da Courtney Howard (critica cinematografica) “inebriante, trascendente, stuzzicante, ammaliante, lussurioso, ipnotico”, nonché “una storia contorta e bollente” (Jazz Tangacy, caporedattrice di Variety), destinata “a essere un enorme successo per la Warner Bros.” (Scott Menzel, critico cinematografico), la pellicola con protagonisti Jacob Elordi e Margot Robbie ha fatto un gran parlare di sé in queste ultime settimane, complici l’uscita di trailer provocanti ed intensi, le numerose polemiche relative alla scelta del cast e la campagna marketing messa in atto dalla Warner stessa, che vede i due affascinanti protagonisti pazzi l’uno dell’altra. 

Insomma, un disegno sapientemente studiato che, secondo gli analisti, porterà ad un incasso al botteghino pari a 45-60 milioni di dollari solo negli USA, durante il primo weekend di apertura. Una campagna che punta ad incuriosire al massimo e a generare un hype smisurato attorno ad una pellicola che, tuttavia, non sembra mantenere del tutto ciò che promette. Un film che si presenta fin dal primissimo trailer come “ispirato alla più grande storia d’amore di tutti i tempi”, ma che si avvicina ben poco per toni e vicende all’amato capolavoro di Emily Brontë.

Che cosa manca, dunque, a “Cime tempestose” per convincere del tutto, per elevarlo innegabilmente a capolavoro indiscusso del genere?

“Tratto da…”

Emerald Fennell ha voluto mettere in chiaro questo fondamentale aspetto già a partire dai titoli di testa, dove la scritta “tratto dal romanzo di Emily Brontë” compare, chiara e inequivocabile, fin dai primi minuti. Ciò era, in realtà, stato anticipato anche dalla stessa locandina, in cui il titolo è inserito tra virgolette, e dal cast ridotto, che faceva presagire un netto ridimensionamento della trama, concentratasi, per l’appunto, unicamente attorno alla storia d’amore tra Heathcliff e Catherine. 

Nonostante le premesse piuttosto evidenti, è anche vero che intitolare così il film – per quanto virgolettato – crei inevitabilmente nello spettatore una certa aspettativa, in grado di gettare le basi per un inesorabile confronto con l’opera letteraria di partenza. 
Nessun sentimento di pura vendetta tra le due famiglie (principale tematica del romanzo, nonché il vero motore d’azione) spingerà Heathcliff oltre ogni umano limite, rendendolo più simile ad una bestia che a un essere umano. Nessun abbandono alla propria solitudine, a quella parte più rabbiosa e violenta della propria indole che niente riuscirà a placare, trascinando tutti con sé, nell’abisso.

Solo un ridotto ventaglio di personaggi – l’assenza di Hindley, “Cathy” Linton e Hareton, ma anche dello stesso Mr. Lockwood (secondo narratore della vicenda) rende la trama decisamente meno magniloquente – e la storia di un amore tossico e totalizzante che non conosce confini, né limiti. Ben diverso da quello brillantemente raccontato dall’abile penna di Ellis Bell (pseudonimo della scrittrice stessa), che, con sguardi intensi e lunghe attese, narra una passione mai pienamente consumata, vincolata dai rigidi ranghi sociali e dagli obblighi matrimoniali dell’aristocrazia terriera. 

Passionale ed erotico, ma…

Nella nuova versione della Fennell, la regista mantiene immutato il suo tratto distintivo, realizzando, come già avvenuto in Saltburn, una pellicola decisamente provocatoria e dallo spiccato carattere erotico. 

Purtroppo, però, una decina di scene sessualmente esplicite non bastano per destar scalpore e il tanto celebrato erotismo della pellicola si percepisce meno di quanto si ci aspetterebbe da un film che ha basato tutta la sua campagna marketing sull’incredibile coinvolgimento provato dai due protagonisti durante le riprese. 

L’intensità prodotta dai corpi di Heathcliff e Catherine, da tutti quei momenti infuocati ma – al contempo – terribilmente ridicoli, non regge il confronto con il pathos di alcuni passaggi chiave dell’opera originaria, dove erano i dialoghi, appassionati e struggenti, ad accrescere l’attesa, alimentandone la passione. 

Perché, da sempre, vi è più erotismo in uno sguardo rubato che nella viscida viscosità di un paniere di uova rotte nel letto, e la pellicola sembra iniziare a funzionare solo quando, abbandonata per un istante la pretesa di apparire così volutamente e sessualmente esplicita, si concentra maggiormente sul romanzo. Salvo per alcune scene salienti, “Cime tempestose” risulta, a più riprese, di scarso impatto emotivo, tentando di provocare lo spettatore senza mai davvero riuscirci veramente. 

I personaggi 

Nella seconda parte, tuttavia, il film sembra riprendersi e, grazie alle notevoli prove attoriali dei suoi protagonisti, riesce a conquistare maggiormente il pubblico in sala. Elordi, in particolare, regala allo spettatore un’altra grande prova, portando in scena un Heathcliff decisamente più cupo e incattivito, ben diverso dal puppy dallo sguardo ferito scorto nell’ora precedente. Un lupo feroce che non ha pietà e agogna vendetta, nonostante le motivazioni che lo spingano a tali atti siano qui da ricondursi esclusivamente all’improvviso rifiuto subito dalla sua dolce ossessione.
Catherine. 

A mio avviso, dunque, il problema con il personaggio risulta essere dettato da una scelta di sceneggiatura: sullo schermo Elordi dà troppo spazio ai sentimenti di Heathcliff, che dovevano invece essere centellinati e ridotti al minimo così da mostrare, al momento opportuno, come anche quel diavolo in Terra fosse in grado di provare dolore. 

Al contempo, Margot Robbie risulta impeccabile nei panni della padrona ricca e viziata, restituendoci ogni sfumatura del carattere complesso – e, spesso e volentieri, detestabile – di Catherine Earnshaw. Governata da passioni violente e incontenibili, ma anche caratterizzata da sentimenti di gelosia, egoismo e da una forte indisciplina, la protagonista non è sicuramente uno dei personaggi più amati dal pubblico, nonostante la Cathy della pellicola risulti decisamente più mite rispetto alla sua versione cartacea. L’unico vero problema, in questo caso, è dato dall’età anagrafica dell’attrice, la cui estetica – specialmente nel brusco passaggio dall’età fanciullesca a quella adulta – cozza decisamente con tutta una serie di comportamenti propri di una giovane, ricca, ragazza diciannovenne, lasciando lo spettatore un po’ perplesso. 

Il personaggio che mi ha maggiormente deluso è stato, invece, quello di Nelly (Hong Chau), inserito qui come dama di compagnia. Dopo un’introduzione abbastanza ridotta e non particolarmente interessante, quest’ultimo si riprende decisamente nella seconda parte del film, risultando, tuttavia, un po’ appiattito. Apparendo principalmente come una donna invidiosa e subdola, Nelly non si distingue di certo per assennatezza e saggezza, ed il suo complesso legame con la signora Linton non arriva mai pienamente, come troncato. 

Degne di elogi anche le interpretazioni del resto del cast, con una menzione speciale per Owen Cooper e Charlotte Mellington, che danno egregiamente volto alle versioni più giovani dei due protagonisti, caratterizzandoli significativamente nell’arco della prima mezz’ora del film. 

Come un dipinto 

A livello tecnico, risulta impossibile non dedicare qualche riga di elogio alla fotografia e alla scenografia, le due vere colonne portanti della pellicola. 

Un elemento sicuramente interessante è dato dalla componente meteorologica che, carica di significati, diviene estensione – ed espressione – estemporanea dei profondi mutamenti dell’anima. Su Wuthering Heights si alza un vento gelido e l’improvviso sopraggiungere di una tempesta non guasta solo i divertimenti di un bel soleggiato pomeriggio, ma diviene manifestazione tangibile dei sentimenti e delle passioni dei personaggi stessi. 

Anche gli ambienti contribuiscono attivamente alla narrazione, raccontandoci qualcosa di più sui personaggi che li abitano. Gli immensi spazi della brughiera, con le loro fredde e tetre atmosfere, si scontrano duramente con la ricca opulenza di casa Linton, dove tutto è delizia e bambagia; creando un contrasto visivo che vive dei suoi colori: quello glaciale, cupo e spento delle lande e di Wuthering Heights, contrapposti alla luce calda e accogliente di Thrushcross Grange. Due ambienti – la selvaggia campagna inglese e la ricca dimora signorile – dove i personaggi si muovono e crescono, separati nelle loro diversità. Due mondi opposti, rappresentazione spaziale delle differenze tra le due famiglie. Tra Heathcliff-Catherine e Edgar-Isabella. 

Per quanto riguarda la palette cromatica, essa risulta ricca e variegata, caratterizzata da colori forti e vibranti che alimentano, sempre sul piano estetico, la componente passionale di cui è intrisa tutta la pellicola. “Cime tempestose” gioca con tonalità opposte e chiaro-scuri di forte impatto visivo. Come nella scena di confronto tra Catherine e Edgar, dove la coppia, divisa in due stanze diverse color rosso e verde, risulta separata sia sul piano emotivo che su quello spaziale, aspetto rimarcato da una linea tagliante l’inquadratura a metà e, cromaticamente, dalla complementarità stessa dei colori.  

Il rosso, tuttavia, è sicuramente il principale protagonista di questi splendidi affreschi. Onnipresente in ogni sequenza, lo ritroviamo nel tramonto infuocato che preannuncia la fuga di Heathcliff, nei pavimenti color sangue di Thrushcross Grange e sotto la scala che conduce, dal basso verso l’alto – quasi in una spirituale ascesa dalle profondità degli Inferi fino alle porte angeliche del Paradiso -, alle candide stanze di Cathy. 

Proprio quest’ultima, inoltre, si presenta continuamente vestita di tale colore (attraverso un nastro tra i capelli, il mantello, un dettaglio presente sull’abito), in grado di catturare l’attenzione del pubblico rivelando, al contempo, qualcosa di più sul personaggio, tormentato da forti passioni. 

I costumi di “Cime tempestose”

Una menzione speciale va fatta anche ai costumi di scena, realizzati dalla due volte premio Oscar Jacqueline Durran (Anna Karenina, Piccole donne, ma anche Espiazione, Barbie, La bella e la bestia e L’ora più buia). Ispirandosi in parte al melodramma del teatro di posa degli anni ’50 (qui riletto in chiave moderna), il look dei personaggi e, in particolar modo, di Catherine si fa audace, ben distante da quello proprio della nobiltà terriera di fine ‘700. 

Stiamo parlando di una cinquantina di costumi circa, creati appositamente per nostra protagonista ed accompagnati da acconciature e da gioielli dall’elegante design, tra cui spiccano, per bellezza, quelli provenienti dalla collezione d’archivio di Chanel. 

Una cosa è sicura: una volta visto il film, difficilmente riuscirete a dimenticarvi di queste creazioni osé, che impreziosiscono la pellicola con la loro audace sfrontatezza. Come il famoso vestito dalla texture “ultra-lucida, plastificata”, o quello argentato dai ricami di cristallo, appena visibile sotto il mantello scarlatto di Cathy. O, ancora, lo splendido abito da sposa, indossato in una spettrale camminata solitaria, nella nebbia della campagna inglese.  

Tutti questi elementi – la fotografia e i suoi colori, la splendida scenografia e i minuziosi dettagli di costumi e acconciature – contribuiscono a creare un meraviglioso dipinto che non si limita a fare da cornice alla storia, ma interagisce profondamente con essa. Raccontandoci, con questo linguaggio, la vera identità dei personaggi e i segreti che abitano il loro cuore. 

Non chiamatelo “Cime tempestose” 

Considerando che la maggior parte del pubblico non leggerà mai il romanzo, mentre la Gen Z – che vi si sta approcciando in questo periodo – lo ha definito “noioso” e “troppo descrittivo”, ritengo che “Cime tempestose” sarà in grado di soddisfare la maggior parte degli spettatori.  

Il nuovo film di Emerald Fennell conquisterà sicuramente il pubblico dal punto di vista estetico e visivo, complice anche la presenza di un cast estremamente talentoso che trova la sua punta di diamante nel romantico duo Robbie-Elordi.

Rispetto al capolavoro di Emily Brontë, il carattere di pura vendetta viene decisamente meno, a favore di un storia d’amore che fa della sensualità il suo tratto distintivo, o perlomeno ci prova. Poiché l’erotismo volutamente accentuato scompare, dinnanzi a tutte quelle scene che toccano intensamente il cuore dell’opera letteraria. 

Insomma, un’inedita versione della storia che scalderà il cuore di molti in questo bollente San Valentino, ma che – a detta di chi scrive – è ben lungi dal risultare indimenticabile.  

a cura di
Maria Chiara Conforti

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