Goat – Sogna in grande è il nuovo film d’animazione della Sony, che segue la rivoluzionaria linea artistica che lo studio portò con i due film di Spider-Man. Diretto da Tyree Dillihay e prodotto anche dall’icona dell’NBA Stephen Curry, il film uscirà nelle sale italiane il 12 febbraio.

Ciò che fecero nel 2018 gli studi d’animazione della Sony fu miracoloso. In un’epoca in cui, almeno nell’animazione cinematografica mainstream, si ha avuto un appiattamento delle tecniche utilizzate, con la totale predominanza della CGI, la stop-motion sempre più rara e l’animazione classica ormai estinta, la Sony con Spider-Man – Un nuovo universo riuscì a rinnovare il genere e a settare nuovi standard. Grazie alla combinazione tra la pittura e il disegno manuale con la CGI, i due film animati di Spider-Man si rivelarono dei veri e propri fumetti viventi e degli assoluti capolavori visivi.

Questa sperimentazione nell’ambito dell’animazione da parte di Sony, ha giovato anche recentemente con KPop Demon Hunters, film di enorme successo, già vincitore del Golden Globe e candidato agli Oscar di quest’anno. Goat – Sogna in grande, segue questa stessa linea artistica, portando una storia di riscatto sportivo. La Sony è riuscita di nuovo a creare una perla nel mondo dell’animazione? Scopriamolo insieme!

Trama

La storia segue le vicende di Will Harris, una capretta che ha il sogno di diventare un giocatore di roarball (una versione più estrema del nostro basket), ispirato dalla pantera Jett Fillmore, giocatrice simbolo della sua squadra del cuore. Grazie ad un video virale in rete, in cui si confronta con Mane, giocatore di una squadra rivale e attualmente considerato il migliore, Will riesce ad entrare nel team, ma dovrà scontrarsi con la discriminazione nei suoi confronti, venendo considerato debole per il suo essere un animale di media statura, anche dal suo idolo Jett.

La dinamicità fatta a pellicola

Goat non ha nulla di diverso alla base da quella che è la tipica storia di riscatto attraverso lo sport. Per essere più precisi, non ha neanche l’intenzione di essere una storia diversa: accetta la sua identità, punta dritto al suo obbiettivo, ed è proprio per questo che funziona così bene.

Non è la prima volta che attraverso l’animazione si parla di sport. Un esempio di film d’animazione a tema basket recente è stato The First Slam Dunk (2022), che riprende gli ultimi numeri del manga Slam Dunk che non furono animati nella serie televisiva degli anni novanta. Anche in questo caso la tecnica dell’animazione (stavolta solo CGI) fu perfetta per il tipo di storia, potendo creare sequenze di scambi che sarebbero state impossibili da rendere in live action, con una fluidità e rapidità incredibili, che accompagnati da una grande colonna sonora resero il film un concentrato di adrenalina.

La pellicola della Sony riesce perfettamente a seguire il canovaccio di The First Slam Dunk, presentando una storia molto più leggera, ma diretta, adrenalinica e senza respiro, anche in questo caso con musiche azzeccate. Le esagerazioni del roarball sono funzionali per l’eccentricità dei passaggi e dei vari scambi che rendono anche in questo caso lo stile d’animazione della Sony una gioia per gli occhi, per quanto non raggiunga mai l’imponenza dei due Spider-Man.

Una comicità atipica per l’animazione mainstream americana

Se la qualità estetica di Goat era quasi scontata, lo stesso non si può dire per la sua capacità d’intrattenere. Il film non è solo una botta di adrenalina, ma riesce ad essere una piccola perla comica, ed è grazie a questo che si rivela intrattenente anche per un pubblico più adulto. Essendo rivolto ai più piccoli, molte battute e situazioni sono per divertire i bambini, ma il film non nega neanche battute di stampo più adolescenziale.

Will e i suoi amici sono adolescenti e il film se lo ricorda bene, grazie all’utilizzo di movenze e parole molto street, che ripropongono molto bene i modi di fare, spesso afroamericani, che si vedono in pellicole anche più serie. Anche alcuni scambi di battute sono molto diretti e senza filtri. Un esempio è quando uno degli amici di Will si rivolge alla proprietaria della squadra (rappresentata come un cinghiale con una marcata cura estetica) chiamandola “maiala in tiro”.

Un altro esempio simpatico, è quando Will e i suoi amici fanno una citazione, neanche troppo velata, al “bellaaaaa” di Scary Movie, sostituendolo con il “beeh” tipico delle pecore. Molto probabilmente anche questa sua natura urbana ha convinto la stella dell’NBA Stephen Curry a produrre il film, oltre per il fatto che parli di basket.

Personaggi iconici

Altro enorme pregio del film, non da poco, è la sua capacità di renderti iconici e simpatici tutti i suoi personaggi, non solo i primari, ma anche i secondari e i terziari. A parte Will e Jett, protagonisti indiscussi, gli altri non sono approfonditi troppo, ma lo sono abbastanza da renderli riconoscibili, non solo perché sono animali diversi tra loro, ma perché ognuno ha le sue caratteristiche e le sue paure. Proprio come Will, ogni membro della squadra, inclusa l’icona Jett e il coach, è in cerca di un personale riscatto, ed è questo che porta lo spettatore ad affezionarsi.

In conclusione

Goat è un film di puro intrattenimento, vivace e senza freni. Non vuole essere un simbolo dell’animazione, vuole semplicemente divertire e ci riesce alla grande. La tecnica che mischia il disegno con la computer grafica funziona egregiamente anche stavolta, per quanto non sia mozzafiato come negli Spider-Man e in KPop Demon Hunter. Merita assolutamente la visione sul grande schermo, per godere al massimo l’arte visiva che la Sony ci sta offrendo ormai dal 2018.

a cura di
Andrea Rizzuto

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