A distanza di 29 anni esce al cinema il reboot di Anaconda, il film capostipite della saga con protagonista l’enorme serpente mangiauomini che lanciò sul grande schermo Jennifer Lopez come attrice protagonista da film horror. Non con grande successo, va detto, ma ad oggi viene visto come un cult del genere. Questo reboot saprà superare il predecessore o sarà solo un’occasione persa?

Era il 1997 quando arrivò Anaconda, un film horror con protagonisti Jennifer Lopez e Ice Cube che parla di una troupe televisiva che, durante un documentario sull’Amazzonia, si trova davanti al più grande serpente mangiauomini: l’anaconda. Ma non una comune, una di dimensioni giganti.

Questa pellicola si rivelò un mezzo fiasco, riuscendo negli anni successivi ad inanellare una serie di nomination poco edificanti come peggior film, peggior regista e peggior sceneggiatura. Ma col tempo, e con i sequel peggiori dell’originale, questo film venne rivalutato dal pubblico diventando un vero e proprio cult, soprattutto oltreoceano.

Quest’aura di magia ha portato la Columbia Pictures ad annunciare un reboot dello storico film nel 2020 e, dopo uno sviluppo travagliato anche a causa del Covid, siamo arrivati all’uscita del film in Italia per il 5 febbraio di quest’anno, mentre negli Stati Uniti il film è già uscito il 24 dicembre 2025.

Le differenze col primo film sono tante, a partire dal cast: non ci sono più J.Lo e Ice Cube, ma Paul Rudd e Jack Black. La storia è differente (con alcuni colpi di scena) e anche il genere è per lo più diverso: non ci troviamo davanti ad un horror, ma ad una commedia con tinte d’avventura e una base comica dovuta principalmente a Jack Black.

Io, amante degli horror e di Jack Black, non vedevo l’ora che uscisse questa pellicola e, dopo la visione del primo trailer, questa attesa è diventata un vero e proprio conto alla rovescia in attesa di risate e una rielaborazione che dava l’impressione di essere realmente interessante. Sarà veramente così?

Sì, facciamo il Remake di Anaconda

L’idea di base è folle quanto basta per funzionare: due amici d’infanzia, stufi della loro vita ordinaria, prendono telecamere e bagagli e si trascinano nella giungla amazzonica per girare la loro versione del cult del 1997. Ma, come da copione (quello vero, non quello che hanno scritto loro), le cose vanno subito a rotoli.

Tutto inizia a degenerare quando la loro “star” squamosa, un serpente addestrato per le riprese, fa una brutta fine per un incidente sul set.

Ed è qui che la realtà supera la finzione: mentre cercano un rimpiazzo con l’aiuto di un esperto locale, si imbattono in un’anaconda vera. E non un serpentello qualsiasi, ma una bestia gigantesca che non ha nessuna intenzione di seguire il copione.

La situazione si fa ancora più surreale quando entra in scena Ana, una donna misteriosa che si unisce al gruppo fingendosi la figlia di un barcaiolo, ma che in realtà è una criminale a caccia di oro illegale (e diciamolo, un po’ di pepe non guasta mai).

Nel frattempo, Doug e Griff scoprono che non sono gli unici nella giungla: c’è una troupe rivale della Sony che sta girando un altro remake di Anaconda. Sì, è il caos totale.

Il finale è un delirio di azione e commedia: dopo che il serpente ha fatto piazza pulita della troupe rivale e mangiato mezza gente, Ana cerca di derubare i protagonisti ma finisce male (mangiata pure lei, ovviamente). 

Doug viene inghiottito intero dal mostro – una scena che ti fa urlare “ma dai!” – ma incredibilmente sopravvive.

Tra meta cinema e risate

Dietro la macchina da presa c’è Tom Gormican, uno che con il meta-cinema ci ha già giocato (e bene) ne Il talento di Mr. C. La scelta non è casuale: serviva qualcuno capace di gestire un film che è il remake di un film dentro un film. 

Gormican, insieme a Kevin Etten per la sceneggiatura, ha dovuto fare l’equilibrista: non far diventare tutto una parodia demenziale, ma mantenere quel brivido da monster movie che ti aspetti quando lo guardi.

Sugli effetti speciali la sfida era una sola: il serpente. In un mondo dove siamo abituati a vedere di tutto in CGI, l’anaconda deve avere “peso”.

Deve sembrare vera, viscida, non un videogioco mal renderizzato. Se il mostro non funziona, crolla tutto il castello di carte, e qui pare abbiano capito che la bestia deve fare paura anche quando sta ferma.

Alle musiche troviamo David Fleming. Il suo compito? Non essere invadente. In un film che oscilla tra la commedia e l’horror, la colonna sonora è il collante che ti dice “ok, ora si ride”, oppure “ok, ora tieni il fiato sospeso”. Con la ciliegina finale di Baby Got Back.

Mettere insieme Jack Black (Doug McCallister) e Paul Rudd (Griff) è una di quelle mosse che sulla carta ti fanno esclamare: “vittoria facile!”, ma poi bisogna vederli interagire. Sono due veterani che sanno esattamente come prendersi in giro senza esagerare. 

Ad accompagnarli c’è Steve Zahn nei panni di Kenny Trent, e chi conosce i suoi tempi comici sa che può rubare la scena in un secondo. Daniela Melchior (Ana Almeida) e Thandiwe Newton (Claire Simons) portano quel tocco di serietà e azione che serve a bilanciare i due protagonisti.

E poi, la ciliegina sulla torta: Ice Cube che interpreta… Ice Cube, quel tocco di follia autoreferenziale che chiude il cerchio del progetto.

Riuscito, ma…

In conclusione, questo Anaconda versione 2025 è un film che mi è piaciuto? La risposta breve è , ma con una riserva grossa quanto il serpente stesso.

Perché se da una parte l’idea del meta-cinema e la chimica tra Jack Black Paul Rudd funzionano alla grande, strappandoti più di una risata sincera, dall’altra c’è una sceneggiatura che ogni tanto sembra dimenticarsi di dover intrattenere.

Il problema vero non è la follia della trama (che, anzi, rappresenta il punto di forza), ma quei momenti di stanca che si infilano tra una scena d’azione e l’altra.

Ci sono dialoghi che girano a vuoto e sequenze che vorrebbero essere di costruzione, ma che finiscono solo per rallentare il ritmo, rischiando seriamente di far guardare l’orologio allo spettatore proprio quando la tensione dovrebbe salire.

È come se il film avesse paura di premere troppo sull’acceleratore, frenando bruscamente proprio quando ti stai divertendo di più.

Alla fine della fiera, però, Anaconda riesce a essere quello che prometteva: un giocattolone divertente che non si prende troppo sul serio, perfetto per una serata senza pensieri.

Non è il capolavoro che riscrive il genere, e forse qualche sbadiglio qua e là scapperà, ma vedere Jack Black lottare con un bestione in CGI mentre Ice Cube fa Ice Cube vale comunque il prezzo del biglietto.

Buona Visione!

a cura di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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