“Quando i fiori avranno tempo per me”: donne e determinazione negli anni ’20

Ho scoperto il libro Quando i fiori avranno tempo per me (Longanesi 2025) di Sara Gambazza in maniera del tutto casuale, a un Silent Book Party con autore “a sorpresa”. Avevo dimenticato il mio libro a casa, e quindi sono stata ‘costretta’ a leggere il libro proposto, un romanzo storico, genere che non riesco purtroppo ad apprezzare. Ero convinta avrei abbandonato il libro trascorsa la prima ora di lettura in silenzio, ma è accaduta una sorta di magia.

Anzitutto il libro era ambientato nella mia città, Parma, nei duri anni fra il 1920 e il 1945. La curiosità di vedere come fosse tratteggiata in quegli anni di cui avevo poche notizie – i miei nonni erano molto piccoli all’epoca e i racconti che ne ho sono successivi – incoraggiava la lettura.

In secondo luogo, ho avuto un vero e proprio imprinting con la scrittura di Sara Gambazza, che mi ha letteralmente trasportato in quella città di ormai un secolo fa.

La vita nell’Oltretorrente degli anni ’20

Ma veniamo alla trama. La storia racconta di una prostituta, Anita, soprannominata “la bòrda” (in emiliano “creatura mostruosa”) che vive con le figlie Ninfa e Rosa nella parte più povera di Parma, l’Oltretorrente. Le donne vivono in condizioni di estrema povertà e anche la figlia più grande è costretta a lavorare. Mentre Ninfa, la più piccola, risulta molto portata per lo studio e riesce, grazie anche a una maestra lungimirante, ad arrivare alla licenza elementare.

Ninfa sembra inoltre possedere uno “strano” dono: ogni qualvolta qualcuno sta per morire, lei lo apprende in precedenza sentendone l’odore – letteramente, sente “l’odore della morte”.

A un certo punto Anita inizia a faticare ad avere clienti, così si fa assumere in un bordello. Qui si trasferisce insieme alle figlie ed entra a far parte di una piccola comunità di donne (e alcuni ragazzi) grezze, senza alcun dubbio, ma pronte a darsi la mano e a sostenersi. Nel mentre la Storia entra nelle storie, le bombe iniziano a cadere e ognuna di loro dovrà prendere in mano il proprio destino per capire come resistere e soprattutto come esistere in un mondo nuovo.

Personaggi… perfetti

Oltre all’ambientazione storica, al dialetto mai fuori posto ma equilibrato per dare la giusta coloritura al linguaggio, ciò che rende davvero unico questo romanzo è la costruzione dei personaggi. E’ facile creare un romanzo corale, più difficile creare un romanzo in cui ognuno sembra fatto di carne e ossa (e anima).

La determinazione di Anita anima la storia, la voglia di riscatto di Ninfa commuove (in particolare quando la rinuncia agli studi sembra essere imminente), la ruvidità di Ida tradisce e comunica un cuore buono e sofferente. Ognuno di loro sembra reale, e per questo risulta difficile, finita la lettura, staccarsi dalle stradine sporche dell’Oltretorrente.

Sara Gambazza ha raccontato che l’ispirazione per il personaggio di Anita è venuta da sua nonna, che faceva la prostituta negli anni ’80 e nella cui casa lei è cresciuta insieme ai cuginetti. Così come tutti i personaggi, essenzialmente creature imperfette, ai margini della società, in qualche modo sono ispirati dalla sua famiglia “scassata” (cito). Ma felice. Ed è proprio questo il messaggio che è importante portarsi dentro una volta finito il libro.

Immersivo, magico, un comfort book che consiglio assolutamente.
(E a prova di lettore anti-romanzo storico).

a cura di
Martina Gennari

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