Con La Notte del Tengu, uscito per L’Ippocampo Edizioni, cala il sipario su Le Cronache dell’Acero e del Ciliegio la tetralogia di Camille Monceaux ambientata nel Giappone feudale.
Hiina, Ichirō, Seiren, Nami e la Compagnia del Ciliegio, dopo essere scampati alle miniere di Sado hanno trovato rifugio a Kagoshima, nel Kyshu, sotto la protezione del potente Clan degli Shimazu. Per evitare di essere scoperti sono costretti ad indossare delle nuove maschere; quelle di Junichirō Hishikari, vassallo degli Shimazu, e di sua moglie Dama Maria.
Un periodo di tranquillità apparente in cui tutti però, devono fare i conti con i fantasmi del passato e con le ferite del corpo e dell’anima.
Ben presto però questa nuova tranquillità viene turbata dall’arrivo di Akemi che, come un’abile burattinaio, non ha mai smesso di lavorare nell’ombra e di tirare i fili che muovono il destino dei due ragazzi.
Ma questa volta la donna ha una richiesta che potrebbe costare loro la vita: uccidere lo Shogun e portare il Giappone verso una nuova era.
– È più facile uccidere un uomo che vincere una guerra.
– E muovere delle marionette è più semplice che sporcarsi le mani […]
Il Giappone di Camille Monceaux
In quest’ultimo capitolo della saga lo stile di scrittura di Camille Monceaux è diventato più complesso e accurato. Già nei volumi precedenti non mancavano descrizioni dettagliate ma qui c’è una cura per i dettagli e una minuzia di particolari che aiutano il lettore a immergersi nelle atmosfere narrate.
E’ come se l’autrice con le sue parole descrivesse un palcoscenico su cui si muovono i personaggi. Se chiudiamo gli occhi possiamo immaginare i colori della foresta e percepire le sete pregiate con cui viene vestita Hiina.
Nonostante in questo libro non manchino azione, colpi di scena e tradimenti il focus principale è sui personaggi. Ognuno di loro cresce e matura facendo chiarezza sui propri sentimenti, anche quando è difficile farlo.
C’è una lotta costante tra ciò che è giusto fare e ciò che il cuore desidera e, mentre leggiamo, soffriamo con i protagonisti perché respiriamo i loro tormenti che poi, in parte, sono anche i nostri.
Nonostante la narratrice di questo volume sia Hiina, attraverso i suoi occhi attenti, riusciamo a cogliere i sentimenti, i turbamenti e le emozioni di tutti i coloro che la circondano.
Cosa si cela dietro una maschera?
Ichirō, nel corso della sua vita, ha cambiato identità numerose volte, come un serpente che muta la pelle. Ognuna di esse era necessaria alla sua sopravvivenza.
Ho usato talmente tanti nomi che non sono più sicuro di chi sono. Quando vedo il mio riflesso nello specchio, il dubbio mi perseguita. Chi è la persona che ho di fronte?
Hiina, ha indossato una maschera per tutta la sua vita e, quando finalmente se ne è liberata, ha scoperto di essere una donna forte, capace di lottare per se stessa e per la sua famiglia.
La ricerca della propria identità è stata una tematica fondamentale fin dal primo volume. Abbiamo visto i personaggi crescere e, finalmente, capire chi sono davvero mettendo da parte le maschere che sono stati costretti ad indossare per tutta la vita.

L’amor che move il sole e l’altre stelle…
L’amore è il motore che muove le azioni dei personaggi di Camille Monceaux. Tutti in qualche modo sono spinti da questo sentimento: verso la famiglia, un’amico, un’innamorato o il proprio signore. E in nome di questo sentimento sono disposti a dare la vita.
Hiina, che non aveva mai conosciuto l’amore al di fuori di quello narrato nei libri pensava di essere innamorata di Ichirō. E lo ama certo, ma come un amico o un fratello. Perché viaggiando e vedendo il mondo con i suoi occhi scopre che esistono infinite forme di amore.
Monceuax racconta storie LGBTQ+ e lo fa in modo delicato. Pagina dopo pagina vediamo sbocciare l’amore anche tra coppie che, a prima vista, avremmo ritenuto impensabili.
Personaggi che sembravano odiarsi riescono ad appianare le loro divergenze e scoprono di avere in comune più di quanto avrebbero mai pensato.
Nel romanzo vengono trattati una moltitudine di temi che sono estremamente attuali come la lotta per libertà e la paura verso lo straniero. Ma in questo volume l’autrice pone l’accento su una tematica che negli altri libri rivestiva un ruolo minore: il ruolo della donna.
Ci troviamo in un’epoca di forti cambiamenti non solo le caste si erano trasformate in “rigide gabbie” ma si stava anche diffondendo la dottrina del danson-johi ( rispetto per gli uomini, disprezzo per le donne). Non ci sarebbe più stato spazio per le onna-bugeisha, perché l’unico compito adatto alle donne sarebbe stato quello di partorire.
Ma le donne di Camille Monceaux non si piegano a questo dettame, loro lottano per far sentire la loro voce.

La fine di un viaggio
Quando sono arrivata all’epilogo mi ha preso una strana tristezza perché in quel momento ho realizzato che ero arrivata alla fine di una serie che mi ha fatto riscoprire e amare il romanzo storico.
Una saga che ho scoperto per caso nel 2021 quando ho “rubato” un romanzo dalla libreria di mio padre e che è stato capace di trasportarmi in un modo popolato da attori, ladruncoli, samurai e ragazze mascherate.
Non vi dirò, ovviamente, come finisce il libro ma credo che sia un finale perfetto per questa saga.
Ammetto però che Camille Monceaux aveva ragione quando ci ha detto “che non tutte le lacrime devono essere necessariamente negative!“.
A volte ci si commuove semplicemente perché si è arrivati alla fine.
a cura di
Laura Losi

