Una collaborazione che sa di amicizia e votata alla bella musica, quella dove tecnica e voglia di divertirsi non mancano, e che vede impegnati Luca Nobis e Roberto Gualdi nella realizzazione del disco “Echos De Bazar” (Bluebelldisc Music).
Noi di The Soundcheck li abbiamo raggiunti per quest’intervista.
Ragazzi, siamo felici di ospitarvi sulle nostre pagine. Rompiamo il ghiaccio chiedendovi come state e come state vivendo la pubblicazione del disco Echos de bazar…
LN – Stiamo bene, c’è una sensazione bella di movimento. Quando un disco esce, non è mai solo “pubblicare musica”. È condividere una parte di sé. Personalmente lo sto vivendo con gratitudine. È un lavoro nato in ascolto e ci stiamo facendo guidare dagli amici di Bluebelldisc che ci fanno percepire molto entusiasmo.
RG – Molto bene ed estremamente felici dell’uscita del disco. Personalmente lo considero un punto importante di cambio direzione e di voglia di esplorazione e crescita. Un punto di partenza importante.
Quando si mette insieme un batterista come Roberto e un chitarrista come Luca, le scintille non mancano! Com’è stato lavorare in sincro per questo progetto?
LN – Il bello è che non abbiamo mai cercato il sincronismo forzato. Non ci siamo detti “facciamo questo, poi questo”. Abbiamo iniziato a suonare e ci siamo ascoltati. Siamo due linee che si muovono, si intrecciano, si lasciano spazio. È un dialogo, non un incastro. Roberto è un grande ascoltatore e sa come entrare nel flow.
RG – Luca è uno dei musicisti con il quale mi è più facile suonare. Non abbiamo mai dovuto dire niente, aggiustare niente o trovare compromessi. Da subito le cose hanno funzionato in modo naturale e questo fa una grandissima differenza. Credo che ci sia, a questo punto, una maturità musicale che permetta un dialogo a due costruttivo e profondo.
A chi o cosa vi siete ispirati durante la scrittura?
LN – Più che a qualcuno, ci siamo ispirati a ciò che risuonava dentro. Frammenti di viaggi, incontri, luoghi, silenzi. Ci sono echi di musiche mediterranee, improvvisazione, un po’ di canto popolare. È tutto nato da ciò che abbiamo sentito “vero” in quel momento.
RG – Direi che di volta in volta si sia cercato di realizzare piccoli quadri sonori che evocassero immagini sempre differenti: un po’ di Medio Oriente in un brano, forse un vago sapore brasiliano in un altro senza però fare un esercizio di stile fine a se stesso. Ci scambiamo continuamente brani e dischi e sicuramente un’estetica musicale molto simile ci facilità il tutto.
Abbiamo visto alcuni video di un recente concerto che vi ha visti insieme sul palco. Energia pura e tecnica impeccabile! Come vivete il clima dei live?
LN – Il live è dove il disco si riapre. Ogni concerto è diverso, perché non lo fissiamo. Ci lasciamo sorprendere. C’è una parte di rischio, certo, ma è lì che la musica respira. Quando sono sul palco con Roberto sento che stiamo guardando nella stessa direzione e navighiamo.
RG – E’ sempre una festa. Mi piace pensare al nostro live come alla musica, tra intrattenimento e sacralità, che portava gioia ma anche un momento di aggregazione e riflessione per tutto il villaggio.
Se doveste descrivere il disco a qualcuno che non vi ha mai ascoltato, ma ama sperimentare con le cuffie, che immagine gli lascereste in testa?
LN – Direi: camminare in un mercato pieno di vita, dove i colori e i profumi cambiano ad ogni passo. Movimento. Niente è fermo, tutto dialoga con qualcos’altro.
Ascolti una voce in lontananza, poi un ritmo, poi una melodia che ti chiama da un angolo. Non serve capire, basta lasciarsi portare.
RG – Mi piace pensare che possa diventare qualcosa di più che un sottofondo. Mi piacerebbe dirgli: “ Metti le cuffie chiudi gli occhi, noi abbiamo messo la colonna sonora… Il film fallo tu.
Il mondo della musica è pieno di collaborazioni “di comodo”, ma la vostra sembra avere un legame più umano e artistico. Cosa vi ha uniti davvero in questo progetto?
LN – La fiducia. Il fatto di lasciare andare il controllo e ascoltare. Non c’era l’idea di “fare un disco”. C’era il piacere di stare nella musica insieme. Da lì è nato tutto. Il suonare assieme è una conseguenza.
RG – Sembra un cliché ma prima di tutto il rapporto umano. Io e Luca ci conosciamo da anni perché è il direttore-corsi del CPM Music Institute scuola dove insegno. Di base mi parlava dei programmi e dei progetti della scuola ma non l’avevo mai sentito suonare. Per caso ci siamo trovati un giorno a pranzo e, chiacchierata dopo chiacchierata, abbiamo iniziato a pranzare insieme tutti i lunedì.
Durante uno di questi pranzi, la conversazione è finita sulla serata di chitarra sola che stava organizzando nel locale di una sua amica e sui due piedi gli ho proposto di aggiungermi con spazzole e piccoli strumenti a percussione. E così è stato, ma la cosa veramente interessante è che io ho sentito suonare Luca per la prima volta, quella sera. E’ stata una serata totalmente al buio da parte mia, senza prove, e senza aver ascoltato i brani prima, ma… estremamente riuscita! Mi piace tantissimo sentire suonare Luca e il desiderio autentico di fare musica insieme ha fatto la nostra collaborazione.
Domanda “da backstage”: c’è un aneddoto buffo o assurdo successo in studio durante le registrazioni che raccontereste solo ai lettori di The Soundcheck?
LN e RG – Una storia singolare riguarda No Fear. Dopo cena volevamo registrare una serie di mini video in studio, io ero seduto alla batteria e stavo parlando con il video maker. Luca inizia a suonare e io inizio ad accompagnarlo continuando a parlare di come realizzare i video. Mesi dopo ad album terminato il nostro fonico, Alessandro Marcantoni ci informa di avere trovato un ulteriore brano registrato, peccato che c’erano delle voci che rovinavano tutto. Abbiamo ascoltato ed ci piaceva tantissimo, aveva una atmosfera malinconica e rilassata difficilmente ricreabile. Era quel brano improvvisato a caso mentre sistemavamo le telecamere. Alessandro è riuscito a fare il miracolo e pulire l’audio dalle voci e quel brano non è solo improvvisato, non stavamo nemmeno pensando di registrarlo.
a cura di
Redazione

