Nell’ambito del Festival Piccolo Grande Cinema a Milano, è stata allestita una selezione di quattro film in VR al MIC (Museo Interattivo del Cinema).
Sabato 15 novembre, in una stanza adibita del MIC, ho avuto la possibilità di partecipare alla visione di una selezione di quattro film in VR, di diverse durate e generi. Una proposta, insomma, varia e pensata per andare incontro ai gusti di tutti. Anche perché, ad esclusione di Hungry, si è trattato di anteprime italiane.
L’esperienza è iniziata con l’aiuto del personale del museo, che mi ha seguito nella visione: diversi visori VR erano adibiti a ciò ed era possibile scegliere quale film vedere e in che ordine.
Il cinema e la VR
Tradizionalmente, andare al cinema è un’esperienza di gruppo, condivisa da tutti coloro che sono presenti in una stanza. Uno dei motivi per cui la nascita del cinema è datata il 28 dicembre 1895, in fondo, è anche questo: si trattava della prima proiezione pubblica a pagamento. Questo per dire che il cinema è nato come un’esperienza condivisa. I film in VR, invece, sono fatti per un’esperienza solitaria: si viene immersi in questo mondo da soli.
Ma non solo. Nell’esperienza, noi siamo presenti: non guardiamo qualcosa che avviene da un’altra parte, bensì siamo dentro al mondo che hanno costruito per noi. E ovunque ci giriamo, lo vediamo. Come se fossimo davvero lì.
Insomma, il cinema in VR è un’esperienza profondamente diversa da quella che si sperimenta in sala. Proprio per questo, però, offre possibilità creative interessanti.
Speechless Witness of a Wandering Tree
Il primo film della selezione è Speechless Witness of a Wandering Tree (2024), di Aphra Taghizadeh. Si tratta di una pellicola più vicina alla videoarte: un monologo immersivo in cui la protagonista riflette sul tema della vulnerabilità, alternato a momenti più astratti in cui ci si sente persi nello spazio, illuminato da disegni di luci.
Un film sociale, che nasce dalla riflessione sulle proteste a Teheran. La donna protagonista inizia, infatti, il suo racconto dopo esser stata colpita da una pallottola delle forze dell’ordine. Per questo, la scelta di creare il film in VR è motivata dalla volontà di far sì che lo spettatore si metta letteralmente nei panni di questa donna e di quello che lei pensa.
8 Miliard Ikken – 8 Billion Selves
Di genere completamente diverso, 8 Miliard Ikken – 8 Billion Selves 8 (2024) di Tibor de Jong è un viaggio psichedelico in diversi ambienti e scenari. La percezione è quella di essere comodamente seduti su un carrello da miniera (o piuttosto da casa dell’orrore), che ci fa fare un viaggio in scenari folli e perturbanti.
Si passa, ad esempio, su un’isola in cui sembrano accadere strani esperimenti, poi si attraversa un centro commerciale diroccato ed una sorta di fabbrica di Natale, per finire giù, in una grotta con un enorme cadavere. Il tutto accompagnato con una musica evocativa sempre più potente, che ci porta in una stanza piena di riferimenti religiosi e allo stesso tempo sacrileghi, in un crescendo finale.
Il film è realizzato in animazione 3D ed è un’esperienza immersiva davvero inquietante, ma anche interessante. Psichedelico e folle, si propone di riflettere su ciò che vuol dire fare parte di un’umanità di otto miliardi di persone, come sfaldamento stesso di un’umanità forse troppo complessa.

Ba dong Yao – Hungry
Un film che fa vedere il mondo con gli occhi di un bambino: Hungry (2024) di Yu-Shu Liu è un racconto fantasy del sogno del figlio di un burattinaio.
Un dolce sogno dall’animazione 2D e 3D pittoresca, unita a marionette che assumono il ruolo dei personaggi della vita del bambino, in un affresco colorato.
Secreto Ancestral VR – Secret Ancestral VR
Unico titolo della selezione che presuppone anche l’interazione dell’utente, Secret Ancestral VR (2024) di Francisca Silva e Maria José Diaz Merino è un documentario che ci fa immergere nella tradizione della comunità Q’ero.
Alcune tradizioni e rituali di questa comunità peruviana ci vengono raccontate mentre noi stessi siamo immersi nel paesaggi in cui si sono create: le montagne del Perù ci circondano e ci avvolgono, mentre sediamo in cerchio con alcuni membri della comunità. Così siamo chiamati a soffiare su tre foglie per dar via al rituale, mentre animali cari ai Q’ero, fatti di luce, ci girano attorno o si presentano davanti a noi.
Un’immersione che spinge alla comprensione di qualcosa di estraneo, per calarsi nella cultura locale in quegli stessi luoghi che la ospitano e l’hanno vista configurarsi.

Cybersickness
Spesso, il problema della fruizione di questo tipo di opere è reso più difficile dalla sensazione di nausea e capogiro che ne può conseguire. Questa è dovuta a vari fattori, tecnici e personali, che con la visione di queste quattro pellicole mi sono sembrati chiari.
Speechless Witness of a Wandering Tree, ad esempio, ne risente molto. Lo spettatore/utente non è trattato adeguatamente: dislocato nello spazio, sballottolato in giro, o al contrario rinchiuso in uno spazio troppo piccolo per un corpo. Il nostro cervello rischia di andare in confusione, poiché giustamente non capisce perché le sue esperienze fisiche siano così diverse da quelle che la percezione visiva gli offre.
Negli altri casi va già meglio: 8 Billion Selves e Hungry guidano l’utente con movimenti più lenti e più chiari, lasciando la possibilità di girarsi e immergersi, ma precisando lo spazio che è dedicato al corpo del fruitore.
Secret Ancestral VR, infine, in alcuni punti chiama in causa l’utente, anche se si tratta di gesti molto brevi e semplici. Ma, per il nostro cervello, questo è un grande beneficio. Ci colloca davvero come se fossimo in questo spazio.
Nel momento in cui si crea un’opera in VR, stare attenti a questo elemento è imprescindibile: è necessario per gustarsi appieno l’immersione e integrarsi nello spazio adibito per chi guarda.

Un’esperienza immersiva
Quattro film diversi, quattro generi diversi. Chiunque, insomma, può trovare pane per i suoi denti in questa raccolta variopinta. Così come, vedendoli tutti, si ha subito la percezione della varietà delle possibilità che il VR può dare: dagli intenti di denuncia, all’immersione in una cultura diversa.
Come spero sia chiaro – arrivati a questo punto – che, seppur coi suoi limiti, la realtà virtuale è una possibilità interessante che consente diverse sperimentazioni e che sicuramente ha molto da offrire.
Se non vi è mai capitato di fare un’esperienza di questo genere, quindi, fatevi un favore e provate ad immergervi in un mondo diverso dal vostro.
a cura di
Francesca Maffei

