Disney presenza il terzo capitolo della saga di Tron, “Tron: Ares”, in arrivo a partire da domani, giovedì 9 ottobre nelle sale cinematografiche italiane.

Era il lontano 1982 quando sugli schermi arrivò Tron, film rivoluzionario e decisamente pionieristico per l’epoca, seguito solo nel 2010 dal secondo capitolo, Tron Legacy.

A distanza di 15 anni ecco andare in scena Tron: Ares, che più che una terza pellicola connessa ai precedenti sembra un capitolo a se stante.

La trama

La storia narra di Ares, descritto da Disney come “inviato dal mondo digitale a quello reale con una missione pericolosa“, che segna “il primo incontro dell’umanità con esseri dotati di intelligenza artificiale”.

Dillinger, una società di intelligenza artificiale è diventata una rivale dell’azienda Encom, che si occupa di realtà virtuale ed era stata originariamente fondata nell’era dei videogiochi arcade degli anni ’80 dal geniale pioniere Kevin Flynn (Jeff Bridges).

Julian (Evan Peters), nipote nerd del fondatore, è ora alla guida di Dillinger e ha come piano quello di progettare e creare fonti di guadagno (come soldati e carri armati indistruttibili) nella griglia della realtà virtuale, per poi esportarle nella realtà utilizzando una specie di stampante laser 3D.

Vi sono però dei problemi tecnici da risolvere e, proprio per questo, si cerca di conquistare  il codice Permanence (ovvero la chiave che consente alla tecnologia che materializza nel nostro mondo gli oggetti creati nel GRID di farli diventare eterni), posseduto da Encom.

Inizia cosi una “lotta” tra le due società e i suoi leader, con vari colpi di scena e cambi di rotta, alcuni in realtà un po’ prevedibili.

L’estetica e gli attori

Tutta la pellicola è dominata dal colore rosso e da tonalità scure che danno una forza emotiva carica di tensione e pathos.

I Vfx sono pazzeschi: da effetti speciali a veri e propri scenari costruiti con computer grafica, 3d e intelligenza artificiale, fusi egregiamente con i protagonisti.

Jared Leto nei panni di Ares e Greta Lee in quelli di Eve Kim (Ceo di Encom) eseguono la loro parte in maniera convincente, ma sicuramente non da Oscar. Eppure emanano attorno a loro un’aura estremamente affascinante, così come Jodie Turner-Smith (che impersona la crudele Athena) e Gillian Anderson (nei panni della madre di Julian).

I punti forti… e quelli più deboli

Anche la fotografia è ben curata e di grande rilevanza.
Immagini dai neri un po’ “slavati” e dai colori caldi si alternano ad altre più fredde, in contrapposizione con quelle in estremo contrasto durante le “battaglie” tra i protagonisti, nel mondo reale e del Grid.

La parte migliore di tutto il film dopo i Vfx è la colonna sonora.
La musica targata Nine Inch Nails è, infatti, davvero degna di nota e fa la differenza per tutto il film.

Sonorità noir, aggressive e piene di energia si alternano a momenti un po’ più “soft”, caratterizzati da synth anni ‘80 (come quelli dei più volte citati Depeche Mode, band preferita da Ares) e a pezzi più rilassati, in cui il pianoforte fa da padrone.
E il brano finale Shadow Over Me fa rimanere incollati alle sedie gli amanti della musica fino alla fine dei titoli di coda. Trent Reznor &Co ha realizzato un lavoro davvero eccellente!

Ma non è tutto oro quello che luccica, e di luccichii nel film ce ne sono parecchi!

Sono infatti presenti un po’ di buchi di trama e temporali, oltre ai tratti poco lineari dei personaggi, che presentano aspetti caratteriali a volte discontinui e inspiegabili.

Ci sono momenti in cui la storia vorrebbe approfondire, pur restando sempre su binari già visti.
L’elemento umano – i personaggi, i sentimenti – cerca di emergere, ma in certi frangenti il dialogo appare un po’ affrettato o funzionale, più che autentico.

Tron: Ares tenta qualcosa di interessante, in quanto prende l’idea geniale alla base di Tron (“E se potessi entrare in un videogioco e combattere i programmi?”) e la inverte (“E se i programmi uscissero dal mondo del gioco e combattessero contro di noi nella nostra realtà?”), ma sicuramente sarebbe stato più funzionale soffermarsi maggiormente sulla sceneggiatura e non basare tutto su estetica e colonna sonora, punti forti della pellicola.

a cura di
Emanuela Giurano

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE –Only murders in the building 5 – la recensione in anteprima del settimo episodio
LEGGI ANCHE –Opeth – Alcatraz, Milano – 6 ottobre 2025

Related Post