Un film fatto per Bene: la recensione in anteprima del documentario di Franco Maresco

L’ultima opera di Franco Maresco è folle, visionaria e fuori dagli schemi. Il regista si interroga su se stesso e sul cinema, con un umorismo dissacrante che parte dal suo pessimismo cosmico.

Un film fatto per Bene, in concorso alla 82ª edizione della Mostra del cinema di Venezia, è un’opera che oscilla tra i generi. Un film che parla ed è sia realtà che finzione. Una pellicola esilarante, ma, allo stesso tempo, riflessione profonda sul mondo e sul cinema. Insomma, un documentario situato su un terreno liminale tra il tutto e il niente.

”Da tempo mi sono accorto che ogni mio film non è stato altro che una trappola in cui mi andavo a infilare con impietoso autolesionismo. Stavolta, però, per la prima volta, ho paura che non ne uscirò bene, diciamo tutto d’un pezzo. Avrei dovuto dare ascolto ai consigli della signorina Filomena, la vecchia maestra che mi faceva il doposcuola alle elementari, la quale mi ripeteva sempre la storiella della gatta e del lardo, ma ormai è tardi per pentirsi. Tra l’altro, nel frattempo, il lardo è pure finito.”

Franco Maresco

Questo è il motivo per cui scriverne non è affatto semplice. Maresco ha utilizzato un fallimento come spunto per parlare di se stesso, della propria vita e del mondo. E l’ha fatto utilizzando l’ombra costante di un artista ed intellettuale con cui ha tanto in comune: Carmelo Bene.

Ma andiamo con ordine.

Franco Maresco in una scena del suo nuovo film
Realtà e finzione

Franco Maresco stava realizzando un film su Carmelo Bene. La produzione, però, era stravolta dalle richieste ossessive del regista, che cercava di arrivare alla perfezione. E, per farlo, si fossilizzava su futili momenti, in cui vedeva qualcosa che a tutti gli altri sfuggiva. Come, ad esempio, la notte in cui tutti i piani saltano per riprendere una singola scena in cui Bernardo, attore afasico che interpreta San Giuseppe, balla con un nano vestito da Pulcinella intorno ad un falò.

La follia di Maresco è incomprensibile a tutta la troupe ed in particolare ai produttori, Marco Alessi e Andrea Occhipinti. Quando quest’ultimo decide di bloccare il progetto bruscamente e Maresco scompare, un suo amico di vecchia data, Umberto Cantone, intraprende una ricerca per scoprire cosa sia successo davvero.

Il film si dirama quindi in diversi spazi e tempi: una cornice in cui l’uomo cerca il proprio amico, le riprese folli del film che è stato interrotto e un ritratto di Maresco che ne mostra la biografia. Per queste ultime due parti sono state utilizzate immagini di repertorio che ricostruiscono la vita di Franco Maresco e riprese del backstage del film mai realizzato su Carmelo Bene.

La cornice della ricerca del regista, invece, comprende riprese dal vivo e interviste. Questa parte, però, è chiaramente finzionale. Per questo motivo, il film può essere inserito sia nel genere del documentario che del mockumentary, che utilizza tecniche del primo mettendo in scena eventi fittizi.

Maresco non è mai scomparso: era lì a riprendere il tutto. Questa cornice non è altro che il pretesto attraverso il quale il regista ci parla di sé stesso: si chiede chi è e dov’è finito, forse per ritrovarsi e collocarsi in un mondo in cui non sa più se c’è spazio per lui.

Franco Maresco e Carmelo Bene

Carmelo Bene era un uomo fuori dagli schemi, un grande artista che si è reso protagonista di non pochi scandali. Diversi aspetti accomunano lui e Maresco: innanzitutto, il nichilismo e la misantropia. Insomma, i due si muovono dalla base di una visione pessimistica del mondo.

Ma non solo, Bene sosteneva che il cinema fosse un’arte morta e Maresco sembra pensare la stessa cosa. Il regista guarda con asprezza il panorama del cinema italiano, che non apprezza e in cui non si riconosce.

In questo film, l’artista viene presentato solo in modo fugace e secondario, emergendo dall’anima che permea tutta quest’opera. Un film fatto per Bene è fatto per lui: grottesco, contraddittorio, nichilista e visionario.
Come Carmelo Bene.
E come Franco Maresco.

Un “quasi” film fatto per Bene

In tutto ciò, il film è divertentissimo. Un’opera spesso grottesca e surreale, capace di far ridere davvero di pancia. Le situazioni comiche circondano quel (non) film che va sempre più alla deriva, in un disastro annunciato pieno di scene senza capo né coda. Menzione d’onore alle torture scherzose a Francesco Puma, che si ritrova suo malgrado al centro della follia finale delle riprese del film.

Sicuramente, Un film fatto per Bene non è una pellicola che si vede tutti i giorni. Totalmente fuori dagli schemi, rappresenta una bella ventata di aria fresca in un panorama in cui la maggior parte dei prodotti effettivamente sa di già visto. Maresco gioca con il documentario come ha sempre fatto, realizzando un’opera che usa realtà e finzione per parlare di tutto e di niente.

a cura di
Francesca Maffei

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