I Roses – la recensione in anteprima del nuovo film con Olivia Colman e Benedict Cumberbatch

I Roses

I Roses è una commedia nera che ruota attorno al rapporto intenso e problematico di una coppia, interpretata da Olivia Colman e Benedict Cumberbatch. Dal loro incontro folgorante alle furiose litigate, vediamo l’evolversi del rapporto tra questi due personaggi a dir poco eccentrici.

Si può amare fino ad odiarsi?
È questa la domanda da cui parte lo sviluppo de I Roses, il nuovo film di Jay Roach tratto dal romanzo di Warren Adler, La guerra dei Roses.

Theo e Ivy sono così inestricabili che il confine tra quanto si amano e quanto si odiano rimane labile per tutto il film. Entrambi hanno personalità forti, artistiche, passionali e, fin dal loro primo incontro, non riescono più a lasciarsi. Nel bene e nel male.

In uscita nelle sale italiane il 27 agosto, I Roses vanta un cast stellare: oltre ai nostri protagonisti, Olivia Colman e Benedict Cumberbatch, sono infatti presenti Andy Samberg, Kate McKinnon e Allison Janney. In aggiunta, Tony McNamara (La favorita, Crudelia, Povere Creature!) ne firma la sceneggiatura con il suo stile inconfondibile.

Ne I Roses, l’odio e l’amore sono due facce della stessa medaglia, mentre l’ambizione e le aspettative della società non faranno altro che infuocare un rapporto tra due braci già accese.

I Roses

Theo (Benedict Cumberbatch) e Ivy (Olivia Colman) si incontrano per una fortuita (o sfortunata?) casualità. Entrambi sono profondamente insoddisfatti della loro vita e trovano l’uno nell’altra la forza di buttarsi a capofitto nella ricerca di un futuro diverso, trasferendosi in America.

Ivy si inizia così ad occupare della casa e dei figli, mentre Theo diventa un architetto di riconosciuta bravura, tanto che gli viene affidata la costruzione di un importante museo in California.

Le sorti della coppia cambiano completamente quando, in una sola sera, il locale della donna diventa incredibilmente popolare, mentre l’edificio appena inaugurato di Theo crolla al suolo.
Gli equilibri vengono così ridisegnati, poiché l’uomo, che aveva puntato tutto sulla sua carriera – ora in fumo -, si troverà a prendersi cura dei figli, mentre Ivy potrà finalmente dar sfogo al suo genio creativo, fino a quel momento messo da parte.

Le tensioni però si accumulano e, tra incomprensioni, ripicche e dimostrazioni d’amore, culmineranno in un finale dinamico e sorprendente, conclusione perfetta dello scontro tra due figure così eccentriche, ma anche complementari.

I personaggi

Lo stile di Tony McNamara è evidente: il tono del film è dissacrante ed esplicito, mentre i personaggi risultano esagerati e quasi caricaturali, specialmente quelli secondari.

I due protagonisti sono catapultati in una società piena di eccessi e contraddizioni, sempre pronta a giudicare, ma raramente a sostenere.
E fatta più di apparenze che di sostanza.

Così è la coppia di amici più vicina a Theo, composta da Barry (Andy Sandberg) e Amy (Kate McKinnon), che, rispetto ai due protagonisti, sembrano tirare avanti per inerzia e per paura della solitudine, più che perché spinti da un vero sentimento. 
Ma se Barry, pur con i suoi difetti, riesce a farsi voler bene (e compatire) dallo spettatore, trovo che Amy risulti davvero eccessivamente antipatica e macchiettistica.

I Roses critica aspramente e su più fronti la società in cui viviamo. Molte scene sono iperboliche, mettendo così in evidenza le incoerenze insite nella natura umana. Un esempio è l’incontro con gli amici al poligono di tiro. Amici, ovviamente, tutti contrari alle armi, ma che sono scesi a patti con la società e regalano loro una pistola.

E, d’altronde, la regola della pistola di Čechov è chiara: se c’è una pistola, prima o poi deve sparare. Figuriamoci in una società in cui chiunque può averla.

Passato e presente

Il romanzo da cui è tratto il film aveva già avuto una trasposizione cinematografica, La guerra dei Roses (1989) con Michael Douglas e Kathleen Turner, diretto nientepopodimeno che da Danny DeVito. Anche in questo caso, insomma, artisti di tutto rispetto.

Le due versioni presentano non poche differenze, a partire dagli stessi nomi dei protagonisti (Theo e Ivy prendono il posto di Oliver e Barbara). Non solo: il conflitto tra i due non scaturisce da un cambiamento nella loro vita, ma piuttosto da un’insofferenza sempre maggiore di Barbara verso suo marito.

Odi et amo

C’è da dire che, se la nuova versione è molto più fresca e (chiaramente) attuale sia nella scrittura che nella rappresentazione della società, la vecchia lasciava molto più spazio alla vera e propria guerra tra i due, sulla quale veniva posto l’accento già dal titolo. D’altronde, Oliver amava Barbara, ma lei non ne voleva più sapere.

Theo e Ivy, invece, si amano molto, ma non si sopportano più. La costruzione del loro rapporto ricopre la maggior parte del minutaggio, così come l’approfondimento dei motivi che li portano al conflitto. La guerra, invece, ha poco spazio. Ed è davvero un peccato, considerando che è la parte più divertente e coinvolgente del film, che si conclude con un crescendo di follia e un finale davvero azzeccato. Forse è anche il motivo per cui ho avuto la forte impressione che a questo film qualcosa, in fondo, mancasse.

Perché vederlo?

Se vi piace lo stile di McNamara, dai personaggi esagerati, un umorismo esplicito e una (non così velata) critica al nostro presente, questo film fa per voi. I Roses indaga in profondità il famoso odi et amo che Ivy e Theo incarnano perfettamente. La trama a volte fatica un po’ ad ingranare, ma il finale risulta più che soddisfacente.

Un tempo, la rappresentazione dei rapporti era molto più lineare: o ci si amava, oppure no. Bianco e nero, insomma.
Questo film esplora, invece, le sfaccettature più intricate e contraddittorie di una relazione. D’altronde, oggigiorno, difficilmente amarsi è semplice.

a cura di
Francesca Maffei

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