Weapons – la recensione in anteprima dell’horror dell’anno

Zach Cregger torna alla regia dopo il clamoroso successo di Barbarian, continuando lungo quel filone in cui ormai si sta distinguendo e mettendo in scena un nuovo horror che, sin dalle prime premesse, si prefigge di ridisegnare un genere sempre più sulla cresta dell’onda. Ecco a voi Weapons, in uscita nelle sale oggi 6 agosto.

Era il 2022 quando Zach Cregger venne portato in trionfo per il suo Barbarian, un horror tanto interessante quanto economicamente positivo. Sulla base di questo successo, il regista statunitense decise di scrivere e mettere su pellicola quello che, in quel momento, scelse di definire come un “horror epico”.

Un’opera che, come da lui stesso ammesso, ha avuto origine da una sua esperienza personale: la morte di uno dei suoi migliori amici gli ha suscitato la necessità di mettere nero su bianco le sue emozioni, che sono poi esplose in Weapons.

L’idea era semplice: un bambino che racconta, dei ragazzini di una classe scomparsi tutti contemporaneamente e una domanda ricorrente: perché? Perché i ragazzini sono scomparsi? Perché proprio alle 2:17?

Conclusa la scrittura della pellicola, il regista si pose il problema di chi potesse produrre Weapons. Dopo aver bussato a diverse major, New Line Cinema credette così tanto nel progetto da mettere sul tavolo 38 milioni per la produzione, mentre la distribuzione venne poi affidata a Warner Bros.

Tra maggio e luglio 2023 fu scelto il cast, che inizialmente comprendeva anche Pedro Pascal. Ma a causa di ritardi di produzione e di nuovi progetti che coinvolgevano gli attori (come I Fantastici 4), nei mesi successivi il regista dovette sostituire gran parte di esso.

Nel maggio 2024, con tutto il cast al completo, iniziarono le riprese della pellicola e, data l’assenza di ritardi, si decise di anticiparne di 5 mesi l’uscita, passando da gennaio 2026 ad agosto 2025.

Sarà riuscito Cregger a mantenere lo stesso livello di Barbarian? Con Weapons sarà riuscito ad alzare l’asticella? Scopriamolo assieme.

2:17 – La scomparsa dei bambini

“Quella che sto per raccontarvi è una storia vera, una storia che non sentirete ai telegiornali e non troverete scritta da nessuna parte, perché è stata insabbiata dalla polizia che si vergogna di non aver risolto il caso. Se però verrete a Maybrook e parlerete con un qualsiasi cittadino, ve la racconterà nello stesso identico modo in cui ve la racconterò io ora.”

È questo l’incipit della pellicola che, dopo queste parole recitate rigorosamente su sfondo nero, inizia mostrandoci il primo pezzo del puzzle. Scopriamo così che, in un giorno di due anni prima, un tragico evento ha sconvolto la cittadina: 17 bambini di una classe delle elementari sono scomparsi nel nulla, correndo tutti assieme via dalle loro case alle 2:17 di mattina.

Da qui iniziamo a conoscere i personaggi che comporranno il film: la maestra Justine Gandy (Julia Garner), colei che per prima ha scoperto che l’unico a non essere scomparso dalla classe è il piccolo Alex Lilly (Cary Christopher); Archer Graff (Josh Brolin), il padre di Matthew, uno dei bambini spariti; Andrew Marcus (Benedict Wong), il preside che dovrà affrontare forse il problema più grave di tutta la sua carriera, e Gladys Lilly (Amy Madigan),la zia di Alex che ha tanto da nascondere.

La decisione del regista di farci conoscere i personaggi con capitoli dedicati rende la pellicola interessante. Un puzzle che si forma col passare del tempo e che, con il racconto di ognuno di essi, aggiunge quel tassello mancante che ci porterà ad un finale inaspettato.

Un’idea geniale

La scelta di Zach Cregger di usare la scrittura come necessità per esternare il proprio dolore porta alla realizzazione di un piccolo capolavoro. Un’idea semplice, supportata da una domanda ancora più semplice: perché?

La realizzazione è qualitativamente altrettanto di livello, con una fotografia coinvolgente dai colori freddi e duri, a tal punto da spingerci ad immedesimarci nei personaggi. Particolare attenzione è infatti riservata all’esaltazione dei vari protagonisti, che in taluni casi risultano sgargianti proprio come segno distintivo della loro importanza. Quindi, grazie Larkin Seiple per avermi donato simmetrie ed intere scene dalla perfezione estrema.

La colonna sonora risulta centrale nella pellicola tanto quanto la fotografia, dettando perfettamente i ritmi, che risultano essere per lo più lenti, ma che accelerano nei momenti cruciali, accompagnando perfettamente i pochi momenti di puro terrore che sono riusciti a far saltare sulla sedia anche un impassibile amante degli horror come me (dannato soffitto!).

La scelta di un cast altisonante (ricordiamo che ci troviamo davanti a Shalla-Bal, Thanos e Wong) risulta assolutamente azzeccata. I personaggi risultano particolarmente profondi ed interessanti anche grazie ad un’interpretazione di altissimo livello, che porta lo spettatore ad immedesimarsi con i diversi protagonisti.

Per una volta, mi tocca ammettere che la durata della pellicola (sopra 120 minuti) è funzionale alla storia e necessaria per la giusta conclusione di tutti gli archi narrativi, che altrimenti sarebbero rimasti sospesi come nel miglior Lost.

Missione riuscita

Possiamo quindi affermare che il regista sia riuscito nel suo intento: ci troviamo davanti ad un horror epico, che mette in campo alcuni degli stilemi classici del genere mischiandoli con elementi innovativi, che portano la pellicola ad un livello superiore.

La scelta di un ritmo estremamente lento è funzionale al film ed, a tratti, ci sembra quasi di trovarci davanti ad un film del Nord Europa, (che io adoro), infondendo l’angoscia nelle menti degli spettatori in maniera graduale, preparandoli ad un finale tanto assurdo quanto voluto.

Uscendo dalla sala, proverete quel senso di spaesamento ed ansia che solo gli horror più elaborati riescono a donare, lasciandovi un mix di domande che vi porterete dietro per i giorni successivi. Per provare a capire cos’è veramente successo davanti ai vostri occhi.

Forse, l’unico problema realmente esistente è l’iconografia utilizzata in alcuni tratti del film: immagini introdotte senza una spiegazione, che in quel momento deviano il pensiero verso ragionamenti errati e che vi faranno urlare dentro un sonoro: “Perché???”.

Dunque, correte in sala per godervi due ore di piccolo capolavoro, quelle di un’opera che vi farà spaventare ed angosciare, infondendovi domande e portandovi a ragionare sulla soluzione di questa misteriosa scomparsa!

Vi lascio qui il sito ufficiale del quotidiano di Maybrook, con tante curiosità e tante notizie sulla città protagonista di Weapons: https://www.weaponsspettacoli.it/

Buona Visione!

a cura di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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