A distanza di 7 anni Lazza torna in quella Genova che, per il cantante milanese, segnava la libertà adolescenziale e la spensieratezza estiva. Una serata ad alto tasso di esaltazione nella settima data dell’Altraonda Festival al Porto Antico
Poche volte si sente la voglia di spiccare poi si riesce a realizzare quest’ambizione; l’Altraonda Festival è uno di questi casi. Nato quest’anno ha donato a Genova un festival musicale che combatte contro le più blasonate rassegne del bel paese.
Una line up fresca, ma con l’introduzione di grandi nomi della musica come gli Europe, una location per certi versi iconica come Il Porto Antico di Genova -che non è solo acquario o navi da crociera in partenza- e tanto, tantissimo, entusiasmo.
Il 16 luglio è stato il turno di Lazza che è tornato a Genova a distanza di 7 anni. L’artista si appropria dell’Arena del Mare davanti a 5000 ragazzi in estasi per un concerto che non dimenticheranno per molto.
Sin dall’apertura dei cancelli alle 19 un fiume ordinato e immenso si è riversato in quella piccola nicchia di paradiso dal profumo di mare in Calata Molo Vecchio 15 all’Arena del Mare, una location tanto caratteristica quanto distante dal classico mondo musicale.
La prima volta che la si vede si rimane stupiti e quasi innamorati. Sarà il fascino del mare, sarà la lanterna… ma il sottoscritto si è sentito rinvigorito ed eccitato da questo concerto.

Tic Tac è ora di iniziare
Sono le 21.30, il volume tra il pubblico raggiunge vette altissime, il mio Apple Watch segna oltre i 90 decibel (io sto invecchiando e ben presto i tappi appaiono alle mie orecchie). Con il solito quarto d’ora accademico di ritardo Lazza sale sul palco accolto da un boato che nasconde la tromba di un traghetto di passaggio (Ma che belli sono i Moby a tema Looney tunes?).
Esplosività, autotune e doti nascoste che stupiscono anche me che di concerti ne ho visti e fotografati tanti. Due ore di puro delirio tra cenere lanciata in aria dal pubblico, poghi ordinati e diretti dal maestro Jacopo che fanno saltare e ballare anche la Security e la Croce Rossa.
Chi l’avrebbe mai detto che il trentenne milanese fosse così bravo al pianoforte? Io no di certo ed è questo che mi ha stupito più di tutto: la sua poliedricità. Non è solo un cantante del nostro tempo, ma un artista a tutto tondo che sa stupire ed è in grado di avvicinare un pubblico distante dalla sua musica. Persino chi non ascolta abitualmente le sue canzoni, trovandosi al suo concerto, riesce ad esaltarsi e a cantare (ballare no perché il mio ginocchio non me lo permette).
Ora spazio alla prossimo data del festival con un trio a tutto rap: Guè – izi – lacrim.
La scaletta:
- ZERI IN PIÚ (LOCURA)
- ABITUDINE
- Molotov
- Zonda
- Re Mida
- CASANOVA
- CERTE COSE
- Mezze verità
- Panico
- VERDI NEI VIOLA
- OuverFOURe
- Senza rumore
- BUIO DAVANTI
- Morto mai
- J
- BBE
- Step
- FENTANYL
- -3 (PERDERE IL VOLO)
- Piove
- G63
- HOT
- Ghetto superstar
- Chiagne
- Gucci Ski Mask
- Cenere
- CANZONE D’ODIO
- Uscito di galera
- 100 MESSAGGI
- DOLCEVITA
Encore: - Ferrari
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a cura e foto di
Andrea Munaretto

