Oggi, mercoledì 16 luglio, tornerà nelle sale italiane la saga cult degli anni ‘90, in una nuova veste più simile a Scream di quanto lo sia mai stata

“La nostalgia è sopravvalutata.”

Questa frase emblematica, pronunciata con disperazione da un personaggio nel climax narrativo del nuovo film, è la stessa su cui noi spettatori ci siamo ritrovati a meditare in questi anni.

Solo nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito, infatti, al ritorno di tutti i franchise possibili e immaginabili delle scorse decadi: da Star Wars, Ghostbusters e Mad Max, fino ai live action Disney. Da film che neanche nascevano come franchise (come Top Gun) a opere d’autore, come Blade Runner e Twin Peaks.

A consolidare questa ondata continua di “operazione nostalgia” hanno contribuito serie di successo come Stranger Things, che hanno riacceso interesse verso un certo immaginario fatto di musica, estetica e film del passato, che il cinema pop sembrava aver messo da parte. Col ritorno in sala negli ultimi anni di Alien, Halloween, Scream, nel filone dello slasher non poteva ovviamente mancare all’appello So Cosa Hai Fatto (I Know What You Did Last Summer).

“I Know What You Did Last Summer”

Il film originale del 1997, tratto dall’omonimo romanzo di Lois Duncan e diretto da Jim Gillespie, nasceva in un contesto molto preciso: risaliva solo all’anno precedente lo Scream di Wes Craven, opera che era riuscita nel miracolo di dare nuova linfa vitale a questo sottogenere dell’horror, che aveva vissuto il suo picco tra gli anni ‘70 e ‘80 (Non Aprite Quella Porta di Tobe Hooper, Nightmare sempre di Wes Craven, Alien di Ridley Scott e la saga di Venerdì 13).

Il genere sembrava aver esaurito tutto il suo potenziale, ma Scream riuscì a rilanciarlo grazie ad una forte componente metacinematografica, tanta ironia, una grande regia e uno sguardo sui giovani che cavalcavano l’ondata dei teen drama, nati proprio in quel momento storico.

Col successo della pellicola nacque una nuova generazione di fan dell’horror e arrivarono immediatamente ulteriori film che cercavano di replicare la formula vincente, come Urban Legend, Valentine – Appuntamento con la morte, Generazione Perfetta e – appunto – So Cosa Hai fatto, che con Scream ne condivideva lo sceneggiatore Kevin Williamson (Dawson’s Creek e The Vampire Diaries).

Nonostante non fosse un capolavoro, il primo capitolo si rivelò un grande successo economico e si guadagnò subito la nomea di cult nell’ambiente. Gli attori (tra tutti Jennifer Love Hewitt e Sarah Michelle Gellar) consolidarono il loro status di star teen e il 4 luglio acquisì una nuova valenza per i fan dell’horror. Il film divenne fonte di parodia e di svariate citazioni, presenti in opere come Scary Movie, Spongebob o I Simpson.

Tutti i ragazzi di quella generazione si rispecchiavano, infatti, nella colpa e nel dramma dell’incidente che mette in moto le vicende e, probabilmente, molti spettatori angosciati da questo senso di ansia perenne (tipica della fase adolescenziale), dopo la visione della pellicola ci hanno pensato due volte prima di mettersi alla guida ubriachi, scossi dal ciclo di eventi che ciò scatena all’interno della pellicola.

Il declino dei sequel

I prodotti derivati furono decisamente meno fortunati e la saga dell’iconico killer pescatore si inabissò lentamente. Il secondo film provò, infatti, a rimescolare le carte in tavola, attingendo di nuovo da Scream per la formula dei due killer e optando per il setting apparentemente esotico del viaggio alle Bahamas. Tuttavia, la critica lo stroncò ed il successo fu molto più contenuto del precedente capitolo.

Al tal punto che il terzo uscì come direct-to-video, con nuovi personaggi, budget molto ridotto ed una deriva soprannaturale che si rivelò un fiasco tale da decretare conclusa la saga per un po’ di tempo.

Dopo anni si tentò, inoltre, quella che appariva essere la strada più sicura per il pubblico teen del nuovo secolo: il linguaggio delle Serie TV. Legato sempre a doppio filo con il franchise di Scream – che dal 2015 al 2019 aveva generato una serie antologica di tre stagioni -, anche So Cosa Hai Fatto divenne il soggetto di un prodotto seriale di Prime Video (2021), che portò a scarsissimi risultati, critiche negative e, di conseguenza, l’inevitabile cancellazione dopo una sola stagione.

Scream continuò la sua corsa fortunata ai botteghini nonostante l’assenza di Craven, tornando al cinema nel 2022 col quinto capitolo e nel 2023 col sesto. I quali, però, al contempo funsero da entry point per i nuovi spettatori, che si trovarono a faccia a faccia con ulteriori protagonisti (introdotti proprio per loro) e con quelli ricorrenti, che continuarono a essere sviluppati anche per chi aveva già fruito delle precedenti pellicole.

Come da tradizione, anche l’altra saga ideata da Kevin Williamson tenta questa strada nel 2025 per tornare al cinema con un altro capitolo dai nuovi volti, nonostante il ritorno di Julie James (Jennifer Love Hewitt) e di Ray Bronson (Freddie Prinze Jr). Film, che si pone come sequel del secondo capitolo.

Il nuovo capitolo

Se la scelta produttiva è stata quella di ignorare il terzo film e la sua deriva soprannaturale dove, celato sotto il cappotto del killer, c’era di nuovo Ben Willis (diventato ormai immortale alla pari dell’inarrestabile Jason Voorhees di Venerdì 13), le intenzioni parevano chiare: lasciare l’assassino definitivamente morto, come nel finale del secondo capitolo.

La scelta più logica per ridare linfa al franchise era attingere nuovamente da Scream per puntare su una componente whodunit, in cui elemento trainante del racconto è la ricerca dell’identità del killer, tanto cara ai lettori di Agatha Christie e a tutti quegli spettatori che non si perdevano una puntata di Conan e Scooby-Doo (espressamente citato nel film).

Tuttavia questo risulta poco evidente nella prima parte della pellicola, diretta da Jennifer  Kaytin  Robinson. E, solo con l’arrivo dei vecchi personaggi (le cui vicende passate vengono menzionate attraverso dialoghi e svariate strizzate d’occhio), lo spettatore ha la conferma di non star assistendo ad un remake, ma più a quello che in Scream 5 viene definito “requel”. Un po’ un remake, un po’ un sequel.

Il “requel”

Questo perché, fin dalla sequenza d’apertura sul mare quasi identica a quella della prima pellicola, tantissime cose sembrano ricalcare pedissequamente il capitolo iniziale, ma con delle piccole variazioni sul tema. Ad esempio, al posto dei festeggiamenti per la vittoria di Helen (Sarah Michelle Gellar) al concorso di bellezza troviamo, invece, una festa per il fidanzamento di Danica (Madelyn Cline) e Teddy (Tyriq Withers).

Il contesto mostra subito in modo evidente come, in realtà, questi nuovi personaggi non siano ragazzi incoscienti, istintivi, imperfetti e con cui facilmente empatizzare, ma provengano da classi sociali più elevate, figli di politici e di imprenditori immobiliari. Non stupidi ma, allo stesso tempo, nemmeno adorabili come i precedenti protagonisti, che dovevano accontentarsi di lavori che disprezzavano profondamente. Questi ultimi assistevano impotenti all’infrangersi dei loro sogni di carriera, rimanendo confinati nella città di Southport, vera e propria gabbia per le loro vite e per il killer che, a loro insaputa, li teneva perennemente sotto scacco.

La nuova cittadina è stata invece qui gentrificata ed i suoi delitti insabbiati. Tutto questo per far fronte ad una nuova schiera di turisti: ora l’iconico molo di pescherecci è diventato un punto di approdo per gli yacht.

I difetti del film

Purtroppo, So Cosa Hai Fatto non sviluppa ampiamente il potere che questi cambiamenti comportano, dando l’impressione che il nucleo dei personaggi sia solo stato “ripulito”, senza un reale e profondo impatto sullo sviluppo della storia.

Al gruppo dei quattro protagonisti (che non sono gli stessi del primo capitolo ma profondamente simili e adattati alla contemporaneità) vi è solo l’aggiunta di Stevie (Sarah Pidgeon), diversa da loro perché subito descritta da questi ultimi come “quella il cui padre ha giocato tutti i suoi risparmi del college”. Ma i nuovi personaggi sono dei teneroni e, chiaramente, quando incontrano Stevie la invitano a salire in macchina con loro, mossi dalla pena dei suoi trascorsi.

Questo divario sociale mostra i primi veri segni, però, nel momento del fatidico incidente che li vede coinvolti: sarà infatti lei stessa a dichiarare apertamente la reale distanza tra loro, accendendo un campanello significativo nella mente dello spettatore.

Anche la modalità stessa dell’incidente avviene in modo diverso, rendendo in realtà il fatto sicuramente colposo, ma molto più opinabile rispetto a quello della pellicola originale, che non lasciava scampo ad alcun giudizio sulla terribile bravata compiuta dai personaggi. In generale, si ha dunque la sensazione che il nuovo capitolo non voglia mai azzardare fino in fondo, rimanendo troppo generoso per i nuovi protagonisti.

Nel suo svolgimento si aggiungono, poi, allo schema già conosciuto nuovi elementi che rispecchiano la contemporaneità in modo provocatorio e grottesco. Come il personaggio di Tyler (Gabbriette), creatrice del podcast fittizio Vivi, Ridi, Massacra (in originale Live, Laugh, Slaughter), la quale si reca in visita a Southport per compiere un tour del “Massacro del 97”, con tanto di Helen raffigurata sulla sua maglia (e di cui ha fatto un merch da vendere su Etsy), mercificata senza pudore e diventata icona della tragedia come una Laura Palmer del caso.

Il massacro ha inizio e si protrae fin quando, a metà pellicola, Ava (Chase Sui Wonders) si ritrova a costretta a contattare la sopravvissuta della precedente mattanza, Julie (Jennifer Love Hewitt), mentre il personaggio di Ray Bronson (Freddie Prinze Jr) compare all’assemblea comunale, chiedendo furiosamente che la minaccia venga affrontata con serietà, senza più tutelare il turismo.

La metatestualità

Attraverso lo scarso minutaggio i vecchi personaggi, profondamente mutati nelle loro caratteristiche, catalizzano tutto l’interesse dello spettatore. A discapito dei nuovi che, seppur dall’enorme potenziale, rimangono poco approfonditi e piatti, lasciando presumere che, in fase di scrittura, qualcosa sia stato sacrificato a favore di altri elementi e che si sia trovata poca organicità in una sceneggiatura composta a sei mani e rimaneggiata troppo (Jennifer Kaytin Robinson, Sam Lansky, Leah McKendrick). 

Il personaggio di Judy ora insegna psicologia all’università e parla ai suoi studenti di come sia fondamentale risolvere i propri traumi, perché, se non affrontati, vera causa di stress post traumatico. Insomma, una persona risolta, al contrario di Ray, che appare ormai totalmente represso e confinato alla sua vita-prigione in barca, legato solo amichevolmente a Stevie

Inizia quindi ad emergere più fortemente la natura metatestuale della pellicola, dove sembra ricorrere il messaggio per il quale questa nostalgia, rincorsa da tutti i sequel usciti, non sia ricercabile in modo onesto in personaggi che non potranno mai rimanere uguali a sé stessi a distanza di 30 anni. Ma che, inevitabilmente, muteranno, abbandonando le loro vesti da eroi.

“Non cambiare Southport, lascia che Southport cambi te”

Il film sacrifica il loro sviluppo, a favore di un significato diverso: i traumi ti cambiano e, se si tornerà a una situazione simile a quella del 1997, ciò costerà a tutti molto caro.

Sarà quindi divertente per lo spettatore più affezionato alla saga ritrovarsi coinvolto in un discorso metatestuale che, indubbiamente debitore a tutta la saga e alla poetica di Scream, non lo dimentica o lo rinnega mai nelle sue intenzioni. In questo senso si torna realmente alle atmosfere del primo capitolo, dove era ancora interessante capire chi fossero l’assassino ed il movente. A differenza di tutti quei sequel, che utilizzavano la stessa minaccia e non brillavano di certo per scrittura o violenza.

La violenza ridotta

Neanche questo nuovo capitolo azzarda mai troppo sulla violenza e sullo splatter: un paio di sequenze risultano, sì, memorabili (tra tutte quelle della vasca, presente anche nel trailer), ma la scena più imprevedibile è un incredibile omaggio a David Lynch e a Twin Peaks. L’accesso ad una tenda rossa e l’incontro con una figura del passato di Southport, all’interno di una dimensione onirica: una bellissima sequenza imprevista, che termina – purtroppo – con un inserto in CGI non proprio di altissimo livello.

Tirando le somme

Insomma, So Cosa Hai Fatto piacerà probabilmente ai malati di slasher e agli affezionati della saga, che si sentiranno a casa e che lo troveranno sicuramente il prodotto più interessante del franchise (subito dopo il primo film). Ma anche agli stessi fan di Scream, che potrebbero ritrovare in esso una sorta di nuovo capitolo apocrifo.

Per il pubblico generalista rappresenterà invece una sfida. I nuovi personaggi non lasciano il segno e l’interesse rimane catalizzato sempre verso quelli del passato, fino all’ultimo secondo: lo conferma anche la scena finale, che apre le porte a nuovi sequel ripescando materiale dal secondo film (citato solo una volta come battuta).

Il timore è quindi quello che, terminato il materiale vecchio da cui attingere, questo capitolo risulti più vicino a Scream che mai, non riuscendo ad acquisire una sua forte identità nell’ottica di eventuali capitoli futuri ed uscendo fuori da uno schema già collaudato. L’ultima carta valida da giocare, prima di esaurire le idee.

a cura di
Alfonso La Manna

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