Parte da Bologna il tour degli Afterhours per celebrare i vent’anni di quel meraviglioso disco che è “Ballate per Piccole Iene”. Per l’occasione Manuel Agnelli torna sui palchi di tutta la penisola con la formazione che registrò quel disco
Il tour per celebrare i vent’anni da “Ballate per Piccole Iene” era stato annunciato dagli Afterhours la scorsa primavera e aveva immediatamente riscosso successo nei fan della band che, fin dalle prime ore, avevano cominciato ad acquistare i biglietti per le varie date. L’attesa per il concerto di ieri sera al Sequoie Music Park di Bologna, prima tappa del tour, era tangibile.
Come sempre in queste circostanze, arrivo quanto prima nell’area concerto; è evidente come siano presenti fan di vecchia data degli Afterhours, quelli che c’erano nei localetti più improbabili già vent’anni fa, e giovani e giovanissimi cui le canzoni di Manuel Agnelli e soci sono arrivate da Spotify e simili.
Pubblico eterogeneo, dunque, stessa trepidante attesa.
Solo se conviene
Vedere gli Afterhours far rivivere le “Ballate per Piccole Iene” vent’anni dopo ha generato in chi vi scrive una sorta di effetto consolante e disturbante allo stesso tempo. Consolante perché gli Afterhours sono ancora lì, a dominare completamente la scena, con le loro chitarre sporche, con gli accordi di settima, con la stessa rabbia di allora nonostante il tempo abbia, per forza di cose, ingrigito i capelli della band. Disturbante perché quel disco – cupo, dissonante, quasi viscerale – è ancora perfettamente attuale vent’anni dopo, come se nulla fosse mai cambiato. Non è forse da questi particolari che si giudica un grande disco?
La prima parte dello show è interamente dedicata alle Ballate suonate nel medesimo ordine che occupavano nel disco. L’incipit affidato a “La sottile linea bianca“ comincia a scaldare i cuori dei presenti, “Ballata per la mia piccola Iena”, poi, fa esplodere letteralmente il parco. “La vedova bianca” ricorda a me e a tutti i presenti che c’è qualcosa di sbagliato dentro di noi che ci rende incredibilmente simili. Nonostante le differenze anagrafiche di cui sopra, le voci sembrano urlare all’unisono specie durante i ritornelli culto della band, con buona pace dei puristi della voce.

Di pensieri superficiali
Bologna non è esattamente il luogo ideale in cui vivere di questi tempi e Manuel Agnelli se ne accorge immediatamente. Interagisce tantissimo con il suo pubblico, ringraziandolo a più riprese per tutto l’amore che stava ricevendo, nonostante il caldo infernale. La voce di Manuel sembra non cedere minimamente al naturale scorrere del tempo; è ancora una guida nella notte, un’icona in movimento, una poesia rivoluzionaria. Trascende lo spazio ed il tempo, ti entra sotto pelle, brucia da dentro mentre recita versi davanti a cui è impossibile rimanere indifferenti.
Esaurite le Ballate si apre un secondo tempo del concerto nel quale, senza soluzione di continuità, la band esegue alcuni dei più importanti pezzi del repertorio: da “Padania” a “Male di miele” fino ad arrivare a quella meravigliosa preghiera laica che è “Quello che non c’è”. Personalmente sento un brivido salire bruscamente quando il pubblico tutto urla, invitato da Agnelli, il mantra “Io non tremo/ è solo un po’ di me che se ne va”, ritornello di “Bye Bye Bombay”.
Diploma in fallimento
A proposito di mantra, il bis è affidato alla cantabilissima “Non è per sempre” prima di lasciare spazio ad una delle canzoni più iconiche del Novecento italiano: “Voglio una pelle splendida”.
Rivedere gli Afterhours dopo anni, riascoltare integralmente le Ballate, non ha nulla a che fare con una sorta di operazione nostalgia: Agnelli e soci sono ancora una delle più grandi band italiane in attività, ancora originali, potenti e fedeli a sé stessi, proprio come vent’anni fa.
Gli Afterhours sono riusciti, parafrasando Battiato, ad invecchiare senza diventare adulti.
Meraviglia assoluta.
a cura di
Donato Carmine Gioiosa

