Dopo la terza esperienza a Sanremo Dargen D’Amico rilascia un album dal titolo “Doppia Mozzarella”, un album curioso non solo per il titolo.
Se mi permettete apro con una riflessione personale, Dargen D’Amico lo conoscevo fino a qualche anno fa per quel brano cult che tutti bene o male abbiamo ascoltato almeno una volta: “Bocciofili”. Oltre a questo brano di caratura altissima, lo si vedeva spesso in collaborazioni come autore con Fedez. Mi sono iniziato ad avvicinare grazie a più persone a cui ero legato e anche le partecipazioni a Sanremo hanno contribuito fortemente a farmelo conoscere. Dopo “Dove Si Balla” i fan della prima ora consigliavano di recuperarsi il “vero Dargen” e io da bravo esploratore ho iniziato ad apprezzarlo con “Nostalgia istantanea”, “Modigliani”, “Amo Milano” ma anche “Il ritorno delle stelle” per citarne qualcuna.
A ogni modo Dargen D’Amico è un nome che è iniziato a circolare molto anche per le sue staffilate importanti a livello di critica sociale non solo nei testi delle canzoni, ma anche tramite la prosa parlata, come per la seconda partecipazione a Sanremo con “Onda Alta”. In passato si è fatto riconoscere più come un liricista raffinato e i suoi incastri ricercati, negli ultimi anni ha continuato a scrivere evolvendosi in base ai tempi moderni, avvicinandosi molto alle persone seppur mantenendo talvolta references più difficili.
Iniziamo a mangiarci questa “Doppia Mozzarella”
Il nuovo album non fa eccezione a questo trend di Dargen. “Doppia Mozzarella” è un album piacevole all’ascolto che scorre liscio e che ti regala tanta varietà. Non lo classificheremmo come uno dei lavori più riusciti di questo artista, però contiene qualche bella chicca interessante da potersi gustare. Non affidatevi a un solo ascolto, è impossibile questo cantante ha bisogno di essere masticato e digerito prima di cag*rlo bene fuori. La filosofia dell’artista per questo disco sembra quella di gustarsi l’essenziale, di spendersi in ciò che sa fare senza strafare.
Le produzioni sono abbastanza varie e per tutti i gusti; i testi seppur siano più “vicini” alla gente contengono spesso messaggi nascosti di un certo calibro per esempio in “AI AI” il riferimento a Carlo Raposo, ma ne troverete altri. All’artista piace infilare ogni tanto questi riferimenti anti-pop.
Se cercate brani più intrisi di significato vi consigliamo l’ascolto di “Piove Metallo”, “Prima nudi chiamavamo amore” e “L’ascensore”. Se invece avete bisogno di ritmi “più importanti” “Tecno Tango”, “Non Bevo Non Fumo” fanno al caso vostro. È divertente ricercare in ogni brano cosa nasconde l’artista dietro ai suoi versi anche perché ad esempio queste ultime due canzoni sono abbastanza particolari tra produzioni e liriche.
Ci manca in realtà un brano alla “Modigliani” o come “Patatine”, ma QUEL brano di questo disco potremmo identificarlo con “Moto Ondulatorio”, uno dei nostri pezzi preferiti di questo album se dobbiamo essere sinceri assieme a “Piove Metallo” già citato in precedenza. “Ipertesto” chiude perfettamente invece il cerchio del tema lanciato con “Ai Ai” portato a Sanremo da Dargen D’Amico e messo come prima traccia di “Doppia Mozzarella“.
Ogni volta comunque ascoltare Dargen rimane sicuramente estremamente interessante, se ne esce comunque con qualcosa in più e non è mai tempo sprecato seppur possa aver preso una direzione differente rispetto a quando non partecipava ancora alla kermesse sanremese. Nonostante gli occhiali da sole continuamente addosso, Dargen D’Amico rimane uno degli artisti che ci vede più chiaramente a livello di idee nel panorama italiano.
a cura di
Luca Montanari

