Fontaines D.C. – Carroponte, Milano – 19 giugno 2025

Si chiude la triade di concerti italiani della band irlandese Fontaines D.C. al Carroponte di Milano dopo le date sold out di Bologna e quella a Roma.

Zitti zitti e quatti quatti (mica tanto ndr) questi piccoli gnomi saltellanti dei Fontaines D.C. si sono fatti strada nella scena musicale Europea portando la loro essenza e freschezza e confermandosi una delle migliori band post-punk nello scenario musicale attuale.

Dopo il successo del penultimo album “Skinty Fia” è con il nuovo album “Romance” – rilasciato lo scorso aprile 2024 – che le strade della band si sono aperte da Dublino fino al mondo intero.

Aprono gli “Shame”

Ieri sera l’energia del Carroponte di Milano è stata generata da colpi di punk fra Regno Unito e Irlanda. Difatti, prima dell’energia irlandese, ecco in arrivo dai peggiori pub londinesi gli “Shame”, band post punk di ragazzacci all made in UK che ha accompagnato i Fontaines D. C. in questo tour, presentando dal vivo “Cutthroat”, il nuovo album che segna una svolta potente, irriverente e senza compromessi nel loro percorso artistico.

Iniziano le danze

La calda serata milanese si fa sin dal tardo pomeriggio molto animata per la grande voglia del pubblico di avvicinarsi ai propri beniamini per ballare e cantare insieme a loro. Dopo qualche baruffa fra spettatori e sicurezza per cercare di avvicinarsi al palco, tutto sembra calmarsi con l’apparizione di Grian Chatten e il resto dei Fontaines D.C. Si apre la serata con le mani al cielo del frontman e il brano “Here’s the thing”.

I Fontaines D.C. chiamano…

Tutto nel concerto dei Fontaines è spontaneo, vero e attrattivo. Dall’outfit di Chatten all’enorme cuore della copertina dell’album “Romance” sullo sfondo del palco, fino alla scritta luminosa col nome della band in alto. Inoltre, come giusto che sia, seguono le alternanze musicali e di strumenti come il famoso tamburello che il frontman dei Fontaines D.C. suona e agita in alcuni brani come “Boys in the better land” riportandoci in diretta le musicalità irlandesi che in modo irresistibile fanno saltellare le gambe e mani di tutti.

… e il pubblico risponde!

Non mancano apprezzamenti del pubblico, stile punk come stage surfing del pubblico, gente che danza ininterrottamente di fronte a questa band che si infrange inesorabile sulle emozioni dei presenti un po’ come le onde dell’oceano sulle “Cliffs of Moher”.

L’intensità dei brani

Dopo ben 2 ore piene senza pause di musica e danze, con una montagna russa di emozioni fra brani più celebri di album nuovi e passati, l’esplosione di tutta la serotonina dei presenti c’è con il brano “Favourite”: sembra un incantesimo, se lo ascolti non puoi che non sentirti leggero.  Seguono poi altri brani, tra cui “In the Modern World”, in cui, grazie alla profondità vocale di Chatten, si percepisce forte più che mai il loro interesse nei confronti della situazione politica e mondiale odierna. I Fontaines cercano, con la propria voce, di sottolineare l’importanza di farsi sentire, sempre.

Pagelle irlandesi

Il concerto dei Fontaines D. C. è verità, è attuale, emozione ma anche impegno. La gente urla e grida: free Palestine!

Il “mondo moderno” è pieno di apatia e ignavia. Dovremmo invece fermarci a riflettere e agire di più per il bene comune. Ed ecco che con l’arrivo del brano “I love you” comparire sugli schermi la scritta Free Palestine, chiedendo ai presenti di non ignorare le scelte e atteggiamenti politici di ogni paese.

E sul finale, con il cavallo di battaglia odierno “Starbuster”, entra il cantante degli Shame a animare il palco sulla chiusura della serata, celebrando insieme ai Fontaines D.C. lo splendido concerto.

Scaletta
  1. Here’s the thing
  2. Jackie down the line
  3. Televised mind
  4. Boys in the better land
  5. Skinty Fia
  6. Big Shot
  7. Death Kink
  8. Before you I just forget
  9. It’s amazing to be young
  10. Hurricaine Laughter
  11. Bug
  12. Nabokov
  13. A Hero’s death
  14. Big
  15. Favourite

Encore:

  1. Romance
  2. In the modern world
  3. I love you
  4. Starbuster

a cura di
Francesca Bandieri

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