“Love is a Necessary Evil”: la classe di Miriam Netti. La nostra intervista

La musicista Miriam Netti torna col disco “Love is a Necessary Evil”. Un dichiarazione d’amore in musica verso il jazz e le sue affinità. Un mondo che continua ad essere fonte d’ispirazione per la cantante pugliese naturalizzata berlinese. Raffinatezza ma anche una vena latina che infonde calore e spontaneità espressiva. Abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con lei per presentarci il suo nuovo disco e parlarci della sua musica.

Miriam, riavvolgiamo insieme il nastro. Sei nata e cresciuta in Puglia, diplomata in pianoforte. Cantare è sempre stato il tuo sogno da bambina?

In realtà non ho mai sognato di cantare, ma suonando il pianoforte fin da piccola, sapevo che la musica avrebbe potuto avere un ruolo centrale nella mia vita.

Poi il destino ti ha portato a Berlino dove vivi da tanti anni. Come ti trovi? È una città che ti permette di realizzare il tuo
percorso?

Berlino mi ha accolta, mi ha ispirata e mi ha sradicata. Qui ho vissuto tanti bei momenti ma ho anche dovuto lottare per farmi strada. Sarebbe stato meglio in un’altra citta? Non si può dire, di fatto questa città è parte del mio percorso e va bene cosi.

Il tuo repertorio si divide fra interpretazioni di classici italiani rivisitati, bossa nova e standard jazz. Il tuo ultimo
disco sembra contenere un po’ tutto il tuo percorso

Il mio repertorio è sempre in fase di lavori in corso ma è vero che abbraccia
soprattutto questi stili .

Nel nuovo disco “Love is a Necessary Evil” c’è una tua traduzione del brano “The Answer” di Marcus Valle. Hai delle composizioni originali nel cassetto?

Mi hai Colto in castagna. In realtà ho quasi tutto pronto per un nuovo album di
composizioni originali. I testi sono la cosa più difficile da scrivere per me. Ma alcune
volte ammetto che mi riescono davvero bene. Per esempio “Piccole mele verdi” dall’album “la Bossa” 2016 o “Due per la strada” “La Bossa” vol 2, c’è tuttavia quella parte di me che mi costringe ad indugiare e procrastinare perché con umiltà considero importante continuare a
studiare gli standards, per me fonte infinita di ispirazione.

Parlaci della formazione. Si sente molto affiatamento fra voi. Da quanto tempo suonate insieme e come è nata la vostra collaborazione?

Suono con Johan Leijonhufvud – chitarra dal 2008 e con Johnny Aman /contrabbasso ho inciso 4 album . Con Jonas Bäckman – batteria invece è stata una prima assoluta. Le nostre strade si
incrociano a Berlino nei locali di jazz jam session e durano ancora oggi.

Cosa pensi della scena jazz in Italia? Credi sia una scena ancora attiva?

Seguo dai social media la scena jazzistica italiana e mi pare di capire che sia molto vivace. Recentemente tornando a casa dai miei ho visitato la jam session del Duke jazz Club di Bari e ho scoperto tanti musicisti giovani di talento. Ma forse tu puoi dare una risposta più corretta della
mia a questo proposito.

Sei contenta del tuo percorso o serbi un sogno nel cassetto? Con chi ti piacerebbe collaborare ?

Non sono mai stata contenta del tutto finora. 3 cose che mi vengono subito in mente : vorrei cantare con la danese Dr Big Band, – vorrei incidere un disco di canzoni
per bambini e anche un album blues.

Per un/una giovane che vuole approcciarsi al jazz oltre ai tuoi dischi con quali artisti o formazioni consiglieresti di
partire?

Kind of Blue – Miles Davis
Somethin’ else – Cannonball Adderley
GO – Dexter Gordon
Earfood – Roy Hargrove
The water is wide – Charles Lloyd

E infine quando potremo vederti dal vivo?

La tournee dell’anno prossimo – 2026 arriva fino in Svizzera per ora, tu dici che in Italia c’è posto per me?

a cura di
Beppe Ardito

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di Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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