Dal 26 al 28 Maggio arriva nelle sale Eraserhead in versione restaurata 4K, secondo film della rassegna The Big Dreamer, curata da Lucky Red e Cineteca di Bologna, che riporta in tutta Italia sul grande schermo i capolavori del cinema di David Lynch.
La genesi di Eraserhead comincia nel 1971 ed andrà avanti per cinque anni. In questo periodo Lynch, determinato e testardo nel voler portarlo a termine, arrotonderà distribuendo giornali. Si era trasferito a Los Angeles, aveva avuto una sovvenzione di 10.000 dollari ma dopo un anno il budget terminò. David Lynch perse la casa e si ritrovò spesso a dormire sul set. In questi cinque anni il deterioramento degli interni risulterà fondamentale per ricreare quel mondo oscuro di disperazione descritto dal film.
La storia
La pellicola racconta la storia di Henry Spencer, un tipografo che vive da solo in un appartamento, accompagnato dalle sue allucinazioni. Viene invitato dalla famiglia di Mary, una ragazza con cui aveva avuto una relazione, ma scopre di essere diventato padre di un figlio deforme. Costretto a prendersi cura della creatura, Henry sprofonderà in un abisso di disperazione in un mondo che confonde sogno e realtà.
Da qui si capisce che il film è lontano dai soliti canoni. Ci troviamo di fronte alla rappresentazione del cinema secondo Lynch. Questa non corrisponde ai canoni classici perché scopriamo un mondo dove spazio e tempo sono dilatati, corpi fluttuano o galleggiano in una dimensione onirica.
Se i precedenti lavori del regista sono esperimenti (l’installazione di Six Figures Getting Sick-1966, la cinematografia sperimentale con The Alphabet-1968 e The Grandmother-1970), qui si spinge oltre. Mette in scena un mondo che scaturisce dai propri stati d’animo, dalle difficoltà di affrontare la paternità, l’alienazione di un luogo industriale.
Spencer affronta un mondo oscuro e malato dove i tubi sostituiscono gli alberi e tutto viene azionato come fosse una macchina. E’ intrappolato in una società industriale-capitalistica alienante, chiuso nel proprio antro, laddove fuori vige un individualismo competitivo che porta due soggetti ad aggredirsi fisicamente (unica scena che egli riesce ad osservare dalla finestra).
Immagine come forma espressiva
In un mondo in cui Spencer fatica ad adattarsi, l’unico conforto è la ragazza del radiatore. Canta “In Heaven everything is fine” e solo con lei la sua nevrosi si placa. Un’obiettivo a cui lui si affiderà trovando un momento di crescita interiore che lo porterà a cancellare la mente. Senza spoilerare troppo, è questa la sintesi di un film cha va vissuto.
Il percorso del protagonista è una proiezione o se volete una reazione. Con Eraserhead Lynch rappresenta lo stato mentale di un uomo deturpato da una società che ha perso il senso di umanità. Una denuncia velata e mai troppo esplicita vista dal punto di vista di un regista che fa delle immagini il suo centro espressivo. Si ricordi che Lynch ha realizzato scenografie partendo da un punto di vista pittorico con evidenti richiami a Francis Bacon o Magritte.
Questo film è una discesa negli abissi della mente, un chiaro specchio delle inquietudini che assillano l’uomo moderno. Non a caso Kubrick lo considerava uno dei suoi film preferiti e ne impose la visione ai protagonisti durante le riprese di Shining.
L’approccio al film richiede una buona iniezione di coraggio, di abbandono “totale” alle immagini, e non solo all’immagine. Ragionando senza pregiudizi, Eraserhead ha una trama sufficientemente definita e un relativo contenuto sostanziale altrettanto definito, e per coglierli appieno è sufficiente separare i piani di lettura e interpretarne le allegorie.
E ‘interessante notare come alcuni dei personaggi e realizzatori del film li ritroviamo nei film successivi di David Lynch. A cominciare dal protagonista Jack Nance fino alla sua assistente Catherine Coulson divenuta celebre come “signora ceppo” nella serie iconica Twin Peaks.
Ma ricordiamo anche il responsabile del suono Alan Splet che collaborerà con lui anche in Elephant Man, Dune e Blue Velvet. Un collettivo di personaggi che lo seguiranno fedelmente malgrado i problemi di budget di Eraserhead.
Chiudiamo ricordando che al film seguirà First Image, documentario che ne segue la realizzazione, in cui Lynch si racconta intimamente.
a cura di
Beppe Ardito

