Torino ha accolto delle Olimpiadi a distanza di 19 anni da Torino 2006, le Special Olympics sono sbarcate nel capoluogo piemontese con i World Winter Games, una festa che ha coinvolto 4 differenti sedi: Torino appunto, Bardonecchie, Sestriere e Pragelato con tante luci, ma alcune ombre che andiamo a raccontare.
Dall’8 al 15 marzo si sono svolti a Torino i World Winter Games organizzati da Special Olympics, una vera e propria festa che ha coinvolto oltre 1000 atleti di 100 delegazioni nazionali e 2000 volontari che hanno contribuito alla perfetta realizzazione dell’evento.
Letta così sembrerebbe una vittoria per lo sport e non solo, ma non è stato proprio tutto rose e fiori; a causa di vari problemi sono stato presente a soli 4 giorni di gare nella sola veneu di Torino, e in queste righe voglio raccontarvi le mie impressioni e tutto il bene, ma anche il male di questo evento.
Riavvolgiamo per un attimo il nastro, era il 4 marzo quando la fiaccola olimpica passa per Vercelli, la mia casa natia, dalla finestra sento musica, applausi e tanto entusiasmo… Ma cosa stava succedendo?
Scesi le scale, andai in piazza e mi trovai la delegazione Special Olympics con una folta rappresentanza politica locale sul palco a promuovere il passaggio della fiaccola, rimasi quindi molto stupito dalla totale assenza di comunicazioni di questo passaggio, ricordo ancora bene quando passò la fiaccola del 2006 con tutti i proclami e la città bloccata per la festa.
L’evento instillò in me la prima domanda di tante che si susseguirono durante i giorni dei World Winter Games, non sull’evento in sé, ma su tutto il contorno, ma prima di tutto cosa sono le Special Olympics?

57 anni di storia
Era il 2 agosto 1968 quando Eunice Kennedy Shriver fondò i Primi Giochi Internazionali di Chicago, ma la storia iniziò molto prima quando tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del decennio successivo quando la nipote di JFK notò quanto la giustizia nei confronti delle persone con disabilità intellettiva fosse nulla.
La stessa Eunice aveva una sorella, Rosmary, con disabilità intellettiva che veniva tenuta segreta dalla famiglia per paura dei pregiudizi della gente, un evento che per la fondatrice del movimento si trasformò in un appello alla mobilitazione e alla rivoluzione.
Lo sport era il mezzo di questa mobilitazione, le due sorelle durante la loro adolescenza crebbero facendo attività sportiva assieme: Nuovo, vela, corsa, calcio; questo fu l’impulso per arrivare a quei primi giochi del 1968 che portarono alla creazione del movimento Special Olympics.
3 anni più tardi la Commissione Olimpica degli USA riconosce ufficialmente il nome Olympics al movimento, nel 1988 invece il CIO riconosce ufficialmente le Special Olympics che, come le olimpiadi, hanno cadenza quadriennale.
Gli obiettivi del movimento sono:
- Promuovere l’accettazione e l’inclusione delle persone con disabilità intellettiva
- Aiutare le persone con disabilità intellettiva a scoprire nuove forze e abilità
- Aiutare le persone con disabilità intellettiva a sviluppare competenze e raggiungere nuovi traguardi
- Ispirare le persone nelle loro comunità ad aprire il cuore a una visione più ampia del talento e del potenziale umano
Per partecipare alle Special Olympics bisogna avere da 8 anni in su, ma molti degli atleti hanno più di 18 anni.

Emozioni e passione
Dopo questa breve spiegazione potreste pensare: “Ma allora che differenza c’è tra Paraolimpiadi e Special Olympics?” e io vi risponderei: “Non siete stati attenti”, ma in realtà la risposta è molto più semplice ovvero: il tipo di disabilità, per le Paraolimpiadi si parla unicamente di disabilità fisiche, per quanto riguarda Special Olympics si parla di atleti con disabilità mentale, ritardo cognitivo o che manifestano un problema di sviluppo, con limitazioni funzionali nell’apprendimento e nelle capacità di adattamento.
Dopo aver dato questa breve spiegazione possiamo finalmente passare alla mia esperienza e alle luci e ombre di un evento da portare decisamente più alla ribalta rispetto a quanto è stato fatto fino ad ora, con mio sommo dispiacere.
Ritorniamo quindi al 4 marzo, la fiaccola è passata da Vercelli senza annunci, l’entusiasmo della piazza era, però, decisamente oltre la soglia d’attenzione, segno che comunque, nonostante la mancata comunicazione c’era interesse nell’aria.
Di lì a poco ci sarebbe stata la cerimonia d’apertura, l’8 marzo all’Inalpi Arena di Torino, una festa che segue i valori di inclusione, determinazione e sportività. Alla presenza della Second Lady americana Usha Vance (madrina della delegazione USA), l’evento ha portato gente e tanto entusiasmo attorno alla manifestazione.
Dal giorno successivo gli atleti saranno impegnati nelle varie gari nelle varie location scelte per i World Winter Games, a Torino la scelta è ricaduta sull’Inalpi Arena per il Floorball e al PalaTazzoli per Short Track e Pattinaggio di figura.

Entusiasmo, ma a tempo
Arrivato all’Inalpi mi trovo davanti un palazzetto decisamente meno pieno dei tanti concerti fatti in questi anni, era mattina, gli spalti erano pieni di studenti e tanti famigliari degli atleti, in giro per la città poca la promozione, solo vicino alle location le bandiere facevano trasparire l’anima dell’evento.
Nella mia testa una domanda riecheggiava come un eco in una vallata: “ma il pubblico dov’è?” si certo, vedere tanti studenti a questa manifestazione mi ha riempito il cuore di felicità, ma poi ho pensato che in fondo erano lì non per loro decisione.
Infatti, finito l’orario di scuola gli spalti si sono svuotati e nelle gare del pomeriggio solo i famigliari erano presenti oltre, naturalmente, ai media e poche altre persone sparute forse incuriosite da quanto stava avvenendo.
Nelle giornate successive il copione è sempre lo stesso, la mattina spalti pieni di studenti, dopo pranzo spalti semi vuoti, ma con tanto entusiasmo per gli atleti in gara, personalmente mi sono appassionato a quanto vedevo sul ghiaccio e in campo, un’emozione difficilmente descrivibile e decisamente più elevato rispetto alle Olimpiadi.
Analizzando la situazione la risposta veniva semplice: promozione assente, teoria supportata anche da molte persone a Torino che hanno visto manifesti solo durante le competizioni o addirittura non sapevano fosse una cosa diversa rispetto al Fisu di giusto due mesi prima.

Dove sono tutti?
Nonostante il passaggio della premier Meloni l’ultimo giorno di gare e la presenza dei ministri Alessandra Locatelli (Disabilità), Daniela Santanchè (Turismo) e Andrea Abodi (Sport) con proclami di successo incredibile con oltre 55mila presenze nelle strutture ricettive la vera sensazione è che sia stata un’occasione sprecata.
La promozione quasi assente ha certamente influito in questo mini-flop, il pensiero di uguaglianza della fondatrice del movimento sono venuti a meno a causa di questo, sono convinto che moltissima gente sarebbe andata ad assistere alle gare se solo l’avesse saputo.
Io per primo se non fossi andato per lavoro non avrei saputo di questa manifestazione e ringrazio ogni giorno di averne avuto la possibilità perché le emozioni e i valori che ho potuto vedere e provare sono il più alto punto che lo sport possa donare.
Per una volta il governo ha speso ingenti fondi in un evento che ne valeva la pena, 15 milioni sono tanti, ma la soddisfazione della normalità non ha realmente prezzo, forse solo un pubblico più presente avrebbe dato quello sprint in più per rendere l’evento memorabile.
Appuntamento a Santiago 2027 per gli Special Olympics World Summer Games con la speranza che gli spalti siano gremiti e il pubblico dia il giusto riconoscimento ai tanti atleti che si lotteranno una medaglia d’oro.
A cura e foto di
Andrea Munaretto
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