Il Gran Premio della Cina ci lascia con qualche spunto che ci portiamo a casa al termine di questo weekend di F1.
Il Gran Premio della Cina ha visto Oscar Piastri trionfare davanti al proprio compagno, ma non solo: questo weekend di F1 ci ha detto (almeno) tre cose, che proviamo a mettere in ordine.
OSCAR PIASTRI È PRONTO PER VINCERE IL MONDIALE
Il 2023 è stato l’anno del suo debutto, il 2024 quello della crescita e delle prime vittorie. Il 2025 sembra poter essere quello della definitiva consacrazione: Oscar Piastri ha vissuto il miglior weekend della sua carriera in F1. Lo ha detto lui stesso a fine gara, riferendosi alla velocità trovata in qualifica e alla solidità manifestata in gara. Una gara non emozionante, ma dominata senza sbavature e senza pietà, una gara “alla Verstappen”, per intenderci. Una gara dal sapore di candidatura alla lotta al titolo.
Con questa McLaren non ci sarebbe da stupirsi e non ci sono papaya rules che tengano: Oscar Piastri non è in Formula 1 per fare il secondo pilota e con la macchina migliore del circus ha tutte le carte in regola per ambire seriamente al titolo mondiale. Soprattutto se il tuo avversario sembra essere Lando Norris, pilota velocissimo ma non esente dal commettere errori durante la stagione.
MAX VERSTAPPEN È UN UNIVERSO A SÉ STANTE (E LA REDBULL?)
Prendi una RedBull, guidala male, falla uscire in Q1 più volte. Non passare il taglio e quando ci provi, fallo come fosse un favore. Fa’ sentire che è poco prestante, dosa bene talento e abilità. Cerca di essere un bravo pilota, ma dentro quell’auto nessuna velocità. Reinterpretazioni a parte, il Teorema di Liam Lawson è un tristissimo trattato che eleva ancora una volta il talento sconfinato di Max Verstappen, come se già non fosse conoscenza di pubblico dominio. La RedBull non è una macchina da ultimi posti, ma non è nemmeno un’auto che permetta di giocarsela con chi poi vince le gare o si porta a casa i podi, eppure Max è sempre lassù a battagliare con tutti.
In ottica RBR, avere una risorsa come l’olandese è una benedizione nel brevissimo termine, ma in prospettiva è un guaio: se Max guida da dio qualsiasi auto che gli si rifili, dalle più performante a quelle più “terribili”, come si misura realmente il valore e la competitività di una vettura prodotta a Milton Keynes? Questo è il problema principale di Horner e dei suoi ingegneri.
LEWIS HAMILTON HA ANCORA LA STESSA FAME DI SEMPRE
Lo si è visto nella Sprint, tra qualifiche e gara. Sua maestà il Sir, con una Ferrari in modalità Sprint (auto più leggera, ma anche con una pressione delle gomme diversa da quella poi corretta da Pirelli in vista della gara) si è lasciato alle spalle tutte le difficoltà riscontrate in Australia. P1 in qualifica, P1 nella gara sprint, con un dominio che in pochi si sarebbero aspettati di vedere. È vero che le McLaren abbiano fatto fatica a trovare la configurazione ideale a livello di assetti per rendere più semplice da guidare il bolide che hanno progettato a Woking, ma a Maranello hanno visto che non appena gli si è presentata una mezza opportunità, il vecchio leone l’ha annusata, captata e azzannata con la stessa fame di vittorie che lo ha contraddistinto in carriera.
Lewis Hamilton non è arrivato in Ferrari per svernare e la squalifica rimediata domenica deve essere archiviata il prima possibile. Se qualcuno poteva avere dei dubbi su Hamilton in Ferrari, forse dovrebbe averli sulla Ferrari con Hamilton. Il pilota non si discute, speriamo che di qui in avanti la macchina a disposizione si dimostri all’altezza del suo talento. Per dare finalmente inizio alla stagione della Rossa e provare a scrivere un’altra pagina della leggenda che accompagna il nome di entrambi.
A cura di
Luca Vendrame

