Con “Donne e motori”, Mediterraneo ci porta a spasso in un’Italia che non c’è più

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Nel suo secondo album, l’artista cremonese sfodera una serie di sonorità tanto solari quanto nostalgiche, in bilico tra pop cantautorale, R&B e musica funky

Donne e motori” è il titolo del nuovo disco di Mediterraneo, al secolo Alessandro Casali, musicista classe 1992 fresco di firma con la Island Records e con all’attivo già un EP (Sicilian Take) e un disco (Hotel Miramare) pubblicati rispettivamente nel 2021 e 2022.

Dodici tracce nelle quali il cantante dal nome pelagico (ma originario di Cremona) rende omaggio a una serie di immagini, sonorità e atmosfere provenienti da un periodo storico che, nonostante sia ormai un lontano ricordo non smette mai affascinare: quello che abbraccia l’Italia dai primi anni ‘60 fino alla fine degli anni ‘90.

Un’epoca assai distante dall’avvento del digitale al quale ci siamo abituati e che, tra alti (boom economico) e bassi (anni di piombo), veniva vissuta da milioni di persone con brio e intraprendenza, senza alcun tipo di schermo o social media con i quali filtrare le relazioni sociali.

Questo piccolo scorcio di un Paese che ormai non c’è più, viene narrato da Mediterraneo attraverso atmosfere musicali che pescano a piene mani dalle sonorità che andavo più in voga in quegli anni: dal pop cantautorale (“Te L’Ho Detto”) al rock (“Donna”), passando per il funky (“Marenero”), il soft-jazz (“Cinque Terre”) e un R&B affacciato sul golfo di Napoli (“C’aggia Fa”).

Un ventaglio di generi, dal sapore fortemente vintage, nei quali il cantante lombardo si muove con grande naturalezza grazie anche al prezioso apporto di Michelangelo – il producer di Blanco – che oltre ad aver co-prodotto il disco ha contribuito alla scrittura di alcuni brani.

“Donne e motori” è un disco pop con il quale Mediterraneo omaggia e reinterpreta con grande eleganza e freschezza una tradizione musicale maledettamente affascinante che, a distanza di anni, non smettiamo di ricordare con gioia ma anche nostalgia.

Ciao Alessandro! È un piacere averti qui a The Soundcheck. Nonostante tu sia nato e cresciuto a Cremona, nel bel mezzo della Pianura Padana, la tua musica ha spesso come protagonista il mare. Da dove nasce questo amore verso un ambiente così lontano dal tuo luogo d’origine?

Ciao ragazzi… Grazie per avermi invitato qui! Forse è proprio perché è un luogo lontano da me che mi chiama così tanto. Il mare rimane per me una dimensione di sogno, un posto dove andare, una meta da raggiungere, artisticamente trovo molto stimolante avere qualcosa da raggiungere, è come avere sempre una canzone ancora da scrivere.

“Donne e motori” è un disco che, a livello di sonorità e atmosfere, richiama un’Italia che non c’è più. Un Paese cha attraversato, tra alti e bassi, un periodo che abbraccia gli anni ‘60 fino agli ultimi anni ‘90. Quali sono gli aspetti che più ti affascinano di quell’epoca?

Nel passato trovo sempre un sentimento di nostalgia, un qualcosa di bello che c’era, forse non c’è più, ma che se si sa dove guardare si trova ancora, è questo il motore che mi ha spinto a scrivere un album in questa direzione, la direzione dei sentimenti alla fine, sentimenti delicati ma profondi come quello appunto della nostalgia.

Secondo te, rispetto alla parentesi temporale alla quale ti sei ispirato per il tuo disco, è più facile o difficile fare oggi musica in Italia?

Sicuramente oggi esce molta più musica, la competizione è decisamente maggiore, però d’altra parte non serve più uno studio di registrazione estremamente attrezzato per chiudere un disco, come era invece negli anni passati, fino a 20 o 30 anni fa. Oggi con un computer, un microfono e qualche strumento si posso fare meraviglie. Direi che è più facile fare musica, ma è più difficile far sì che questa musica rimanga e non si perda nelle migliaia di canzoni pubblicate quotidianamente.

Ci sono artisti o band di quel periodo che ti hanno influenzato durante le fasi di lavorazione del tuo ultimo album?

Uno su tutti: Lucio Battisti. Trovo che la sua libertà e naturalezza nel fare musica sia tuttora un esempio da seguire. Per quanto riguarda i testi Mogol naturalmente, poche parole ma veramente buone, poetiche, che è come piace a me.

Un’altra cosa che spesso fa capolino nelle tue canzoni è la provincia. Quanto ha influito la lontananza dalla grande città sul tuo percorso personale e musicale?

Non sono amante delle grandi città, c’è troppo di tutto, troppo rumore, troppo traffico, troppe parole, va bene per qualche ora ma poi si perde completamente contatto con se stessi. La dimensione per me è quella dei piccoli paesi, quella che vivo tutti i giorni, una dimensione con poco stress e, anche qui, tanta poesia, se si sa dove guardare. Per scrivere ho bisogno di silenzio, nel rumore di una grande città l’ultima cosa che mi verrebbe in mente è di aggiungerne altro facendo musica.

Quanto è stato importante l’apporto di un producer ormai gettonatissimo come Michelangelo durante la creazione di “Donne e motori”?

C’è sempre molto da imparare da un professionista come Michelangelo, su questo disco so di avergli chiesto qualcosa che lui non spesso fa, cioè di cercare un suono marcatamente vintage, alla fine abbiamo trovato un equilibrio sonoro, dando la giusta profondità alla musica senza però renderla veramente “d’epoca”.

Quando avremo la possibilità di ascoltare le canzoni del tuo nuovo disco dal vivo?

Per il momento, i concerti non sono il mio focus principale, ma quest’estate sicuramente suonerò un po’ in giro, vi tengo aggiornati!

a cura di
Luca Barenghi

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