Da venerdì 20 dicembre è disponibile su Mubi Allegoria Cittadina, il cortometraggio di Alice Rohrwacher e JR presentato in anteprima all’81° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Qui potete trovare la recensione in anteprima!
Andando a consolidare una collaborazione iniziata con Omelia Contadina, la regista italiana Alice Rohrwacher e l’artista e fotografo francese JR tornano con un nuovo cortometraggio: Allegoria Cittadina.
Presentata fuori concorso all’81° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’opera si ispira al mito della caverna di Platone, mischiando diverse forme d’arte. Allegoria Cittadina riesce infatti ad unire lo stile cinematografico ad un approccio più artistico-sperimentale, passando anche per il teatro e la danza.

Il cortometraggio è disponibile su Mubi da oggi 20 dicembre.
Il mito della caverna applicato ad un contesto urbano
“Cosa si nasconde dietro il movimento quotidiano di una città? Lo scorso inverno ci siamo incontrati a Parigi e abbiamo iniziato a discutere dell’Allegoria della caverna esposta da Platone nella Repubblica. Il mito immagina un’umanità in catene, che, rivolta verso il fondo di una caverna, osserva le ombre muoversi sulle pareti e crede che quella sia la realtà.
Lavoriamo entrambi con le immagini, che possono certamente essere illusioni, ma anche diventare strumenti di lotta e liberazione del pensiero. Così, da questa discussione, abbiamo deciso di creare un cortometraggio. Avevamo alcune idee fisse – la caverna, la danza, la città che ci circonda – e una domanda: cosa succederebbe se riuscissimo tutti insieme a voltarci verso l’uscita della caverna? Forse non basta affermare che le immagini sono illusioni finché le catene che ci legano sono reali”.
Alice Rohrwacher e JR
Da queste parole emergono due elementi chiave per la comprensione dell’opera. Da un lato c’è l’ovvio riferimento letterario al mito della caverna di Platone; dall’altro la duplice funzione delle immagini, illusione e liberazione.
Prendendo in considerazione il primo punto, è interessante come i due registi abbiano scelto il punto di vista innocente di un bambino. Il nostro primo incontro con il piccolo Jay vede come intermediario un caleidoscopio fatto a mano. Attraverso esso il bambino guarda il contesto urbano che lo circonda e, allo stesso tempo, noi spettatori.

Ben presto, però, il caleidoscopio si rompe e il bambino, così come il prigioniero liberato di Platone, deve adattare i suoi occhi a una nuova visione. Un ulteriore passo nella comprensione della realtà avviene attraverso l’esposizione al mito della caverna da parte di un direttore di teatro (Leos Carax). Quest’ultimo sta proprio mettendo in scena uno spettacolo dal titolo Ritorno alla caverna e, infatti, lo spazio teatrale assume le sembianze del fondo della caverna stessa.

Questo è il punto di non ritorno per il piccolo Jay che, ora, è in grado di guardare al contesto urbano sotto una nuova luce. E, così, la verità nascosta sotto la superficie viene svelata e il bambino riesce finalmente a voltarsi verso l’uscita della caverna. Rimane solo la necessità di convincere tutti gli altri, un processo non semplice, ma nemmeno impossibile.
Le immagini come illusione o liberazione?
Questo è in parte il dilemma. Sicuramente l’utilizzo di immagini avrà sempre una connotazione illusoria e, così, anche in Allegoria Cittadina per uscire dalla caverna bisogna liberarsi anche del cortometraggio stesso. L’opera si chiude infatti con Jay che straccia ciò che vediamo nell’inquadratura, facendoci precipitare nell’oscurità. O, forse, dando inizio ad un processo di adattamento a una nuova luce.
Contemporaneamente, però, le immagini che si nascondono sotto la superficie realistica del contesto urbano, permettono allo spettatore di liberarsi dalle illusioni. Per esempio, Jay trova l’uscita dalla caverna stracciando una parete su cui c’era divieto di affissione. Ironicamente questo significa che l’illusione stratificata sulla realtà non vuole invece essere nascosta.
E quindi alla fine di tutto ci si può voltare insieme e uscire dalla caverna o siamo costretti a rimanervi dentro? Quella di Rohrwacher e JR è un’allegoria di speranza, ma, come sempre, la risposta è negli occhi di chi guarda.
a cura di
Claudia Camarda

