I Camera a Sud alzano lo sguardo al cielo con il nuovo singolo

I Camera a Sud proseguono il loro cammino a colpi di cover retrò con il singolo “Guardo gli asini che volano nel ciel” e per noi è il momento propizio per intervistarli.

A voi buona lettura!

Ciao Camera a Sud, bentornati! Il vostro nuovo singolo “Guardo gli asini che volano nel ciel” è uscito da pochissimo e segue il procedente “Guarda che Luna”, per il quale abbiamo ospitato in anteprima il video. Si parla sempre di cover, ma cosa unisce queste due pubblicazioni?

Ciao a tutte le amiche e gli amici di The Soundcheck è sempre un piacere parlare di musica con Voi. “Guardo gli asini che volan nel cielo” è il secondo singolo che è uscito su tutte le piattaforme digitali il 23 ottobre ed è estratto dal nostro nuovo album che uscirà entro la fine del 2024.

In entrambi i brani concettualmente guardate il cielo. Avete anche dichiarato che la vostra musica è una ricerca a suggestioni oniriche per sfuggire a un mondo ormai artificiale. Ci sembra di capire che il presente vi piaccia poco. Restringendo il discorso al settore musicale, nel dettaglio cosa non vi piace e cosa reputate artificiale?

Guardare al cielo al giorno d’oggi significa staccare gli occhi dallo smartphone, dagli strumenti e dalle connessioni digitali, per poter ritrovare il contatto con l’infinito, per scrutare nuovi sogni, nuove idee, per ricaricarsi di energia. Il presente musicale è abbastanza piatto rispetto al passato, c’è poco coraggio nel voler tentare nuove strade, si rincorrono i like, la viralità e si snatura il concetto primario della musica che è quello di andare a fondo, emozionare, andare contro corrente. Ormai sembriamo tutti all’interno di un mega supermercato sottoposti ad una musichetta che fa da sottofondo per i nostri consumi.

Nella vostra ricetta per un mondo più vero e meno meccanico c’è anche lo sguardo alla musica del passato. In un parallelismo tra “vecchio” e “nuovo”, cosa il presente dovrebbe riscoprire da ciò che è già stato fatto in musica?

A noi piace molto miscelare la Bellezza del passato con i suoni del futuro, cerchiamo a modo nostro di vestire di nuovo qualcosa che è già bello e immortale di suo assumendoci ovviamente le nostre responsabilità perché non è assolutamente facile trovare sempre nuove chiavi di lettura per qualcosa che fa parte dell’immaginario collettivo. Nella musica di oggi manca principalmente lo “sposalizio” tra l’armonia e la melodia che permette all’ascoltatore di sondare i più profondi abissi ma anche di ergersi sopra le alte vette dell’emozioni…

Si percepisce nei grandi numeri una sorta di ritmo e melodia senza soluzione di continuità, un unico mono-flusso fatto di pochi accordi, loops e testi superficiali… 

Perché secondo voi l’Italia ha perso quel primato di patria della bella musica, come era conosciuta fino agli anni 60 tanto da esportare artisti e canzoni di successo?

Lo ha perso semplicemente perché ha emulato in tutto e per tutto la cultura pop americana divenendone una succursale e allo stesso tempo non valorizzando le proprie peculiarità…Una sorta di copia e incolla riuscito male ed è un peccato perché il nostro paese e stato la culla e il rinnovamento della cultura occidentale. Bisogna ritrovare il coraggio di distinguersi, in tutto questo la globalizzazione ha avuto le sue colpe andando lentamente a cancellare e ad omologare le diversità tra i popoli che sono fonte inesauribile di arricchimento umano e culturale.

Con quale slogan provereste a convincere le nuove generazioni, i teen italiani, ad ascoltarvi e in generale a riscoprire gli artisti del passato?

Oggi il passato viene ridicolizzato e nella maggior parte viene sconosciuto, si vive solo nell’oggi, ma nel passato ci sono le radici…e un albero senza radici non può dare frutti. La musica è evoluzione come tutte le cose dell’uomo ed è normale che si modifica nel tempo. Ci vuole un’educazione all’ascolto attraverso laboratori, la scuola, chi insegna musica…ma tutto questo non per rimanere ancorati a qualcosa di vecchio ma per prenderne il meglio e portarlo nel futuro…

Un’ultima domanda: nel vostro futuro invece cosa ci sarà?

Nel nostro futuro ci sarà il nuovo album che uscirà entro la fine del 2024, uno spettacolo teatrale dal titolo “WeSing Ammore” che ripercorre l’era dello swing italiano attraverso una storia ambientata tra la Guerra e l’Amore, e tantissimi live che ci permettono di divertirci e stare insieme a tutte le persone che ci ascoltano e ci seguono.

a cura di
Redazione

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