“Bad Boys: Ride or Die” – la recensione in anteprima

“Bad Boys: Ride or Die” – la recensione in anteprima
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Giunti al quarto capitolo, possiamo iniziare a tirare le somme sulla saga che vede protagonisti Will Smith e Martin Lawrence. Riuscirà questo film a riportare sullo schermo gli antichi fasti del primo capitolo di Michael Bay, o rappresenterà la fine dei giochi? Scopriamolo insieme!

Era il 1995 quando, sugli schermi dei cinema di tutto il mondo, compariva una nuova tipologia di film polizieschi: usciva in sala Bad Boys, definito da molti come “l’evoluzione di Miami Vice in salsa esplosiva, targata Michael Bay” – uno che di esplosioni se ne intende parecchio!.

In questi 29 anni (anzi 30 visto, che le riprese del primo film sono iniziate nel 1994), di cose ne sono successe parecchie: anche se facesse il più grande capolavoro della storia del Cinema, Will Smith non potrà vincere l’Oscar perché bannato, nel 2022, per 10 anni dall’Academy per i noti fatti con Chris Rock; Michael Bay ha lasciato la regia di Bad Boys col terzo capitolo ed i suoi sostituti, Adil El Arbi e Bilall Fallah si trovano a dare credibilità ad una saga che ha perso mordente col terzo capitolo del 2019.

Cerchiamo di essere chiari, Bad Boys for Life non è una schifezza, ma nemmeno un capolavoro. C’era però la sensazione che mancasse qualcosa, e non intendo a livello di sparatorie o cafonaggine, perché quelle erano presenti in gran quantità! Mi riferisco invece a quell’incisività propria dei capitoli precedenti.

Quando vidi il primo trailer della pellicola ebbi una sensazione di deja vù quasi destabilizzante, una somiglianza col suo predecessore che metteva più di un dubbio su quello che avremmo visto al cinema. L’idea che mi sono portato dietro nell’attesa dell’uscita della pellicola era una malcelata delusione che ha toccato il vertice con l’ultimo teaser uscito. Bad Boys: Ride or Die sarà dunque una corsa verso la fine o un nuovo inizio?

Se state guardando questo video, sono morto

Inizio con la premessa che, qua e là, ci sarà qualche spoiler su Bad Boys for Life (son passati 5 anni dalla sua uscita, quindi è lecito).

Titoli di testa… silenzio… un rombo di Porsche invade la sala. Sono Mike Laurie (Will Smith) e Marcus Burnett (Martin Lawrence) che, come nel terzo capitolo, stanno sfrecciando per le strade di Miami. Estremamente in ritardo, per cosa lo scopriremo di lì a breve.

Dopo una vita di dissolutezza e storie più o meno discutibili (compreso l’unico vero amore avuto fino a quel momento), Mike ha messo la testa a posto ed il motivo della loro corsa è il suo matrimonio con la terapista che l’ha seguito dopo gli spari del film precedente.

Ma durante i festeggiamenti succede qualcosa di inaspettato, Marcus stramazza al suolo privo di conoscenza facendo cadere tutti nella disperazione. Nonostante tutto si salva, ma torna dal suo limbo con un’epifania: una tempesta si abbatterà sui nostri protagonisti, sapranno contrastarla?

L’evento scatenante risulta essere l’accusa nei confronti del defunto Capitano Howard (ucciso nella precedente pellicola), che porterà ad uno scontro tra la figlia del capitano e Mike, reo di aver dato alla luce il killer del padre.

Tra un’assurdità di Marcus e la determinazione di Mike, il tempo scorre in fretta fino ad arrivare all’azione vera e propria, che porterà colpi di scena e un livello di cafonaggine che avvicina il film ai fasti del primo capitolo.

Confusione, ma con un obiettivo preciso

Durante quasi tutta la pellicola regna sovrano il caos: la nuova veste cucita addosso a Martin Lawrence stona un po’ con l’immagine del personaggio e, al tempo stesso, la troppo repentina trasformazione dei personaggi lascia più di un dubbio sulla stesura della sceneggiatura.

A fare da paracadute a tutta questa confusione ci pensa però l’azione, che riesce quasi a far dimenticare tutti i problemi che ci sono nella pellicola. Un’idea che ricorda molto da vicino molte opere di Bay e che ne ha fatto la fortuna (vedasi Transformers).

Se dal punto di vista della sceneggiatura abbiamo più di qualche problema, per quanto riguarda la fotografia, invece, ritroviamo una serie di scelte che esaltano l’azione e rendono la pellicola assolutamente imperdibile per gli amanti del genere.

L’utilizzo di bodycam e droni ha aumentato l’intensità dell’azione, arrivando all’assoluta chicca dell’utilizzo della snorricam – una speciale imbracatura che rende le riprese POV al limite del disorientante e che qui fornisce al pubblico la percezione di quello che succede davanti e dietro la pistola.

Questo tipo di supporti non è nuovo nel cinema: Aronofsky ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, ma questa versione modificata dona al film un punto di vista totalmente nuovo, che vi farà saltare sulle poltrone da quanto è fuori di testa.

Come una Skittles, ma non alla liquirizia

All’inizio dell’articolo domandavo se Bad Boys: Ride or Die sarebbe stato la fine dei giochi o un ritorno ai fasti della saga. Ebbene, il primo giudizio del botteghino ha fornito una risposta dai fan: quella di oltre 100 milioni di incassi a livello globale.

Un vero e proprio segnale, che ha già fatto drizzare qualche antenna. Tanto da far dichiarare ad entrambi gli attori protagonisti che la volontà di continuare con le avventure dei due poliziotti è presente, ma a determinate condizioni, legate soprattutto all’età.

Il mio consiglio è senza dubbio quello di vedere questo film, i quanto ogni mia riserva si è dissolta man mano che la pellicola scorreva davanti ai miei occhi. L’azione risulta ben dosata e la fotografia un vero piacere per gli occhi del pubblico. L’utilizzo della snorricam dona ad alcune scene cardine un’esaltazione che in nessun altro modo avremmo potuto provare. Ecco, forse sono troppe poche le scene così, ne volevamo di più.

Le due ore di film scorrono via con la giusta velocità e, a differenza di molte uscite recenti, l’azione rimane per lo più costante e lo spettatore riesce a non annoiarsi nemmeno alla presenza di certe destabilizzanti battute.

Non vi resta, dunque, che andare al cinema per godervi un numero infinito di proiettili sparati e tanta azione, uscendo appagati dalla sala, come non capitava da un po’ di tempo.
E per poi pensare che, in fondo, questa saga vogliamo tutti che continui.

Un piccolo spoiler per voi: alla fine del film non ci sarà nessuna scena dopo i titoli di coda.
Buona visione!

a cura di
Andrea Munaretto

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Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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