La storia del giogo d’oro è l’opera più conosciuta della scrittrice ribelle per eccellenza del Novecento cinese: Zhang Ailing. Pubblicato nel 1943, il racconto fu scritto nel periodo di permanenza della scrittrice a Shanghai prima di doversi rifugiare negli Stati Uniti, perché contro il regime maoista. Ancora oggi, La storia del giogo d’oro è considerato uno dei capolavori della letteratura cinese moderna
La storia del giogo d’oro è un romanzo breve ma molto articolato. La scrittrice non dà solo un ritratto veritiero della città dove è ambientata l’opera, Shanghai, ma mette anche in evidenza l’effetto devastante delle apparenze superficiali che vanno ad alterare la salute mentale degli uomini. In un mondo artificioso annebbiato dal desiderio irrefrenabile di ricchezza, la vera felicità sembra impossibile da raggiungere e anche i rapporti umani perdono valore. Solo la follia e i sentimenti calpestati della protagonista acquisiscono tratti autentici mentre la ridondanza dell’oro va ad oscurare il marcio celato della società cinese dei primi del Novecento.
“Qiqiao sta sdraiata, in dormiveglia, sul letto da oppio. Da più di trentʼanni porta al collo questo giogo dʼoro, ne ha utilizzato i pesanti corni per spazzare via alcune persone, e quelli che non sono morti vivono orami solo a metà.”
La triste sorte di Qiqiao
La protagonista dell’opera è Qiqiao, una donna di umili origini che aspira ad una vita migliore diventando prima concubina e poi seconda moglie di un uomo gravemente malato ma appartenente ad una casata di nobili. Nonostante sappia benissimo di essere fortemente disprezzata dalla famiglia del marito per via della sua povera origine, è costretta a dover accudire il marito invalido con cui avrà rari incontri d’amore, ma dai quali nasceranno dei figli mai amati.
Lei stessa è vittima della scelta crudele del fratello di cederla in moglie in cambio di una ricca dote e di continue richieste di denaro. La sua vita è orribile, si sente sola e prigioniera nella sua cella dorata e l’odio verso tutti i componenti della famiglia e verso sé stessa la trascineranno in un vortice di pazzia.
Neppure la consapevolezza di poter ereditare tutti i beni del marito la può aiutare, la sua lucida follia arrecherà danno oltre che a se stessa anche ai suoi figli. Alla figlia toglierà il privilegio di potersi sposare con l’uomo che ama e la renderà dipendente dall’oppio, mentre al figlio non solo allontanerà la consorte ma condurrà al suicidio la concubina, diventata seconda moglie dopo la dipartita della prima.
L’incapacità di azione della protagonista
In La storia del giogo d’oro Zhang Ailing si rivolge al suo stesso ambiente sociale, l’alta borghesia, ancora ancorata ai valori della società tradizionale e agli antichi riti domestici che reprimevano qualsiasi possibilità di emancipazione femminile. A nulla sono serviti i cambiamenti radicali portati dalla modernità occidentale in Cina per spronare la protagonista a prendere in mano le redini della sua vita e salvarsi dalla follia.
Nell’epoca dove la tradizione cala di influenza, Qiqiao non possiede la forza necessaria per imporsi sulla propria vita per pigrizia o semplicemente per auto sabotaggio incapace di vedere le innumerevoli possibilità di fuga dalla sua triste condizione a lei offerte. La libertà di vivere finalmente il sogno di una vita immersa nel lusso trasforma la donna da eroina femminile scaltra a vittima in gabbia.

Una Shanghai in continua trasformazione
L’opera è interamente ambientata nella casa padronale, dove la famiglia vive nell’opulenza di un’aristocrazia in decadenza. La descrizione dell’esterno è quasi assente ma è possibile scorgere, dalle finestre del palazzo, la città di Shanghai completamente diversa dal passato. Il traffico di automobili moderne, locali e ristoranti, magazzini e negozi occidentali hanno radicalmente cambiando il tessuto economico e sociale della città e della Cina stessa. Il racconto diventa la testimonianza di un lungo periodo di transizione che parte dal crollo delle sicurezze secolari della Cina tradizionale ad uno stato moderno che ha assorbito negli anni gli usi e costumi occidentali coniugandoli con i suoi.
“Le sembrava di avere davanti agli occhi come un velo di perle ghiacciate che una folata di vento caldo le schiacciava sul viso; poi il vento passava, risucchiando via con sé quel velo, e lei non aveva ancora ripreso fiato quandʼecco che il vento soffiava di nuovo e lʼavviluppava tutta, la testa, la faccia, una folata fredda, una calda”.
Lo stile di scrittura delicato e pungente di Zhang Ailing si amplifica in questo racconto. Ogni pagina è ricca delle descrizioni degli oggetti di antiquariato presenti nel palazzo come a rimarcare il clima di eccessi della nobile famiglia soffocata da tanti beni. Una storia drammatica e coinvolgente che sprona il lettore a prendere le redini della propria vita per non cadere nel buio di solitudine e pazzia di cui la protagonista è vittima.
a cura di
Elisa Manzini

