The Wilds: l’esperimento continua

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La seconda stagione di The Wilds, la serie ideata da Sara Streicher, riparte dal colpo di scena finale della prima.

Per chi se l’è persa ecco un breve riepilogo: otto ragazze vengono mandate ad una specie di ritiro spirituale femminile alle Hawaii, ma il loro aereo non arriverà mai a destinazione perché precipita in mezzo all’oceano facendole finire su un’isola deserta.

Le ragazze cercheranno di sopravvivere come possono mentre le dinamiche tra di loro si complicano per via dei diversi caratteri e dei vari traumi che le contraddistinguono.

Infine si scopre che si tratta di un esperimento sociale e che le protagoniste sono controllate da un team di “esperti”, capeggiato dalla dottoressa Gretchen ( Rachel Griffiths). Il progetto scientifico ha lo scopo di scoprire se una società interamente al femminile, al di sopra delle leggi e degli schemi sociali, può esistere.

Nella prima stagione inoltre, si scopre che una delle ragazze collabora in segreto con il team della dottoressa.

Dove eravamo rimasti…

Uscita nel maggio 2022, la seconda stagione vede come protagonisti dei nuovi naufraghi uomini: si tratta di otto ragazzi, che avevamo già intravisto negli ultimi istanti del finale di stagione.

I personaggi sono Rafael, Seth, Henry, Josh, Kirin, Ivan, Scotty e Bo.

Otto adolescenti le cui storie ci vengono raccontate episodio dopo episodio attraverso dei brevi flashback, come è stato fatto nella prima stagione con le ragazze.

Seth (Alex Fitzalan) è il tipo ragazzo popolare che all’apparenza sembra allegro e stimato da tutti, ma in realtà nasconde dei profondi traumi legati all’abbandono da parte della madre. Rafael (Zack Calderon) è l’alter ego di Leah della prima stagione, un bordeline in bilico tra sanità e follia. Kirin (Charles Alexander) è il tipico ragazzo attaccabrighe con molto muscoli e poco acume.

Ma sebbene in apparenza i personaggi sembrino un po’ stereotipati, in realtà presentano diverse sfaccettature, ben delineate all’interno della serie.

Come è stato per le ragazze, anche nel gruppo dei maschi le dinamiche si complicano, e nel caso di questi ultimi si creano due gruppi rivali.

Ma chi è stato un fan della prima stagione non rimarrà deluso, poiché le vicende raccontate nella prima non sono ancora terminate. Questa seconda season infatti, ripercorre anche le vicende delle ragazze, che cercano sempre di rimanere in vita.

La serie si dimostra ancora una volta vincente, con tanta suspense e colpi di scena. Non è mai banale e i personaggi hanno tutti il loro piccolo spazio, tant’è che ogni spettatore troverà il suo preferito.

Alcuni tasselli, ma non tutti, vengono aggiunti al puzzle alternando scene sull’isola e scene con la dottoressa e i “ricercatori”.

Inoltre anche questa stagione rappresenta temi delicati e importanti come la violenza derivata dalla mascolinità tossica, la violenza sessuale, l’emarginazione, l’amicizia, i rapporti tra fratelli acquisiti e l’omosessualità.

Il finale, anche stavolta, lascia tutto in sospeso e preannuncia un seguito che, si spera, sarà all’altezza di queste due belle prime stagioni.

A cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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