Millennium Actress – il film più malinconico di Satoshi Kon

Millennium Actress è il secondo lungometraggio animato del compianto Maestro Kon, uscito in Giappone nel lontano 2001 e distribuito in Italia nel 2008 direttamente per il mercato home video. Grazie ad Anime Factory, come fu con i precedenti film, Millennium Actress debutterà sul maxi schermo anche da noi, dall’11 al 13 maggio, restaurato in 4K.

Satoshi Kon è uno dei più grandi rimpianti della settima arte, se non il più grande di tutti. Un visionario, che grazie ad una metodologia unica nel raccontare le sue storie, ricca di metacinema, scambi tra finzione e realtà, vero e surreale è riuscito fin da subito a farsi riconoscere come un maestro dell’animazione giapponese, nonché fonte d’ispirazione anche per registi americani.

Ed è incredibile come tutto questo sia stato possibile con solamente 4 lungometraggi e una miniserie televisiva (escludendo le opere cartacee). La sua prematura dipartita a soli 47 anni a causa di un tumore al pancreas fu un terremoto nel mondo del cinema ed appunto un rimpianto se si pensa a cosa ancora avrebbe potuto darci. Tuttora, per esempio, lo studio Madhouse non riesce a trovare un degno erede che possa concludere Yume-Miru Kikai, opera di Kon rimasta incompiuta dopo la sua improvvisa morte.

Delle sue quattro opere, Millennium Actress è sempre quella meno citata o ricordata, come se fosse un film secondario nella breve carriera del regista, ma è davvero così? O forse il poco parlare di questo lungometraggio è un’ingiustizia? Scopriamolo insieme!

Trama

Il giornalista Genya e il suo cameraman Kyōji riescono ad ottenere un’intervista dall’anziana attrice Chiyoko Fujiwara, da anni ormai ritirata dalle scene. Poco prima di iniziare, Genya consegna alla donna una chiave di sua appartenenza. Chiyoko inizierà il racconto della sua vita partendo proprio dall’origine di quella chiave, appartenuta ad un disertore di cui era innamorata e che è dovuto fuggire una volta che è stato ritrovato dalle guardie. Questo episodio porterà la ragazza alla carriera di attrice in modo da poter incontrare nuovamente l’amore perduto.

La malinconia e il romanticismo di Millennium Actress

Uno dei motivi per cui questo film è il meno chiacchierato della filmografia di Kon è forse da attribuire al suo genere d’appartenenza. Se Perfect Blue e Paprika sono dei thriller al cardiopalma (realistico il primo e fantascientifico il secondo) e Tokyo Godfathers è una dirompente commedia natalizia, Millennium Actress è un finto biopic, raccontato tramite un’intervista, con una marcata vena da dramma romantico.

Non è un film che vive di colpi di scena, suspence o eccentricità particolari. Ma, ed è questo che deve essere chiarito, rimane un film di Satoshi Kon, raccontato con la sua anima, il suo metodo e che riesce a regalare forti emozioni nonostante la trama più tranquilla.

Il film è permeato da una forte malinconia, che non risulta mai troppo pesante o negativa, nonostante si parli non solo di un amore (apparentemente) impossibile, ma ancora non dichiarato e sbocciato. La speranza di Chiyoko diventa la speranza dello spettatore, nonostante sappia già dall’inizio l’esito della sua ricerca, essendo la storia strutturata tramite flashback. Ciò è possibile grazie alla scrittura della protagonista.

Chiyoko, dopo i tre protagonisti di Tokyo Godfathers, è il personaggio meglio sfaccettato e caratterizzato tra quelli scritti dal regista. Determinata, integra, testarda ma coerente nelle sue scelte, poco importa che sia una ragazzina, una donna o un’anziana. Genya e Kyōji sono due perfette spalle di supporto. Il primo cresciuto con il mito dell’attrice, il secondo, a causa della giovane età, più esterno ai fatti.

La struttura narrativa “alla Kon”

Qui si arriva alla più grande qualità del film. Come scritto poc’anzi, nonostante la trama più semplice e tranquilla, paradossalmente è l’opera di Kon che meglio si sposa con il suo stile narrativo. L’unione tra realtà e finzione è pulsante come non mai. I due giornalisti non solo ascoltano, ma si ritrovano letteralmente catapultati nella vita di Chiyoko, sono presenti nei flashback come spettatori esterni o prendono il posto di personaggi del luogo.

Satoshi Kon gioca tantissimo con il fatto che la sua protagonista è un attrice, quindi in un momento dove sei nel presente, ti ritrovi, insieme a Genya e Kyōji, nel passato della donna e subito dopo nella trama di un suo film. Da un “semplice” biopic, Millennium Actress cambia continuamente forma, diventando un film storico, un action con i samurai, un monster movie, una space opera ecc ecc.

Il giocare con le realtà di Kon non si ferma solamente qua. Tramite ogni pellicola, Chiyoko continuerà ad inseguire il suo misterioso amato, come se ogni trama di ogni suo film raccontasse la sua vita personale e il suo eterno inseguimento, mescolando se stessa con i personaggi da lei interpretati.

Eccelso anche il comparto audio e la colonna sonora che enfatizzano e incrementato il valore di ogni scena, e le animazioni, che non risultano eccessivamente invecchiate nonostante i 25 anni sulle spalle.

Un’opera da scoprire e riscoprire

Riprendendo la domanda posta ad inizio articolo, Millennium Actress non ha nulla in meno degli altri film del Maestro. L’essere un’opera più “tranquilla” non la rende più debole. Ci sta che si prediligano generi più forti e marcati come il thriller, specie se applicati nell’animazione, ma è giusto parlare di Millennium Actress tanto quanto Perfect Blue o Paprika. Ora, finalmente anche quest’ultimo film avrà la sala cinematografica nel nostro paese e darà alle persone la buona occasione per scoprirlo o rivederlo con una luce più intensa.

In conclusione

Non ha senso questa volta suggerire se andare in sala oppure no. Stiamo parlando di Satoshi Kon, si deve andare al cinema a vedere i suoi film, senza porsi alcun dubbio. Un’artista che con quattro film ha sfornato quattro capolavori e che se fosse ancora in vita, ci avrebbe donato una filmografia che non avrebbe avuto nulla da invidiare a maestri più longevi come Miyazaki. Millennium Actress è puro cinema, e al cinema deve essere visto.

a cura di
Andrea Rizzuto

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