JAGO: The Exhibition

JAGO: The Exhibition
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Palazzo Bonaparte accoglie, dal 12 marzo al 3 luglio, la prima mostra dedicata a JAGO. A differenza delle precedenti vengono, infatti, raccolte una serie di opere realizzate fino ad oggi: si parte dai sassi di fiume scolpiti per arrivare alle sculture monumentali più recenti. La mostra, curata dalla Professoressa Maria Teresa Benedetti, è prodotta e organizzata da Arthemisia e Jago Studio.

Jacopo Cardillo, in arte JAGO, nasce nel 1987 a Frosinone, dove frequenta il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti, lasciata inconclusa. Il suo talento per la scultura si combina con le sue capacita comunicative: documenta, infatti, attraverso dirette streaming, video e foto il suo processo inventivo riuscendo a coinvolgere e rendere partecipe il suo pubblico. Motivo per cui è universalmente noto come “The Social Artist”.

Jago è un mondo, è un’esistenza, un carattere. C’è in lui una volontà di comunicare fortissima
Maria Teresa Benedetti

Il principio

In mostra troviamo dodici dei suoi lavori. La prima sala raccoglie le prime opere scolpite sui grandi sassi, scarto della lavorazione del marmo, raccolte sul greto del fiume Serra, alle pendici del monte Altissimo in Toscana. Tra queste Memoria di Sé (2015) ed Excalibur (2016). 

Continuando ci imbattiamo nello spazio dedicato esclusivamente ad Apparato Circolatorio (2017), che replica la sequenza del battito cardiaco. Il movimento viene destrutturato in 30 calchi di gesso, all’interno dei quali è stata colata l’argilla, successivamente cotta e smaltata. Sullo sfondo risuona il palpito del cuore, rendendo l’opera ancora più suggestiva.

Apparato Circolatorio

Si arriva poi ad una delle statue più celebri, che è valsa a JAGO la medaglia del Pontificato, Habemus Hominem (2009/2016). Si tratta di un ritratto di Joseph Ratzinger realizzato nel 2009 ed ispirato a quello di Papa Pio XI di Adolfo Wildt. Nel 2016, in seguito all’abdicazione di Papa Benedetto XVI, l’artista spoglia la scultura dei paramenti liturgici e regala al volto severo un sorriso. Nella sala è anche presente un reliquiario contente gli scarti marmorei della “spoliazione”.

Ispirazioni classiciste

Con il suggestivo sfondo dell’Altare della Patria, visibile dalle finestre di Palazzo Bonaparte, al centro di una sala totalmente bianca troviamo Pietà (2021). Il gruppo scultoreo è una rielaborazione in chiave moderna del famoso episodio biblico, ma a canoni invertiti. Nella sala si trova anche uno scatto del fotoreporter Manu Brabo, che ritrae un padre che piange il figlio morente durante la guerra in Siria. Questo ed altri scatti hanno ispirato JAGO durante la realizzazione dell’opera.

Tra le più famose sculture dell’artista troviamo First Baby (2019), raffigurante l’immagine di un feto, che è anche la prima scultura in marmo ad essere stata inviata sulla Stazione Spaziale Internazionale. La scultura pesa 200 grammi ed è stata firmata da JAGO con la sua impronta impressa con il sangue.

First Baby

Emozionanti e suggestive anche Figlio Velato (2019) e La Venere (2018). Se la prima sostituisce alla figura del cristo un bambino, la seconda spoglia la dea della sua giovinezza e della sua bellezza canonica senza perdere del tutto la grazia e la fierezza dello sguardo.

Il viaggio, attraverso le sale, mette in mostra la genialità di un lavoro costantemente in evoluzione. Capace di comunicare pietà e violenza, e di raccontare non solo una storia personale ma anche quella umana.

a cura di
Andrea Romeo

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