Tribù urbana: gli esseri umani visti da Ermal Meta

Tribù urbana: gli esseri umani visti da Ermal Meta
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È uscito il 12 marzo il quarto album di inediti del cantautore italo albanese

Ermal Meta, reduce da un meritato terzo posto al 71° Festival di Sanremo 2021, ha pubblicato “Tribù urbana“. L’album Mescal/Sony contiene 11 tracce, comprese l’apripista “No satisfaction” e la ballad sanremese “Un milione di cose da dirti“.

Ho scritto quest’album immaginandomi parte del pubblico e non sul palco come le altre volte“, così ha dichiarato Meta alla vigilia di Sanremo. “Tribù Urbana” è fatto per essere suonato live, “sono 11 canzoni da cantare a squarciagola sotto il palco“.

Un disco che racchiude l’animo “elettro rock” più internazionale e quello del cantautorato italiano. Quasi un concept album fatto di storie, tasselli di vita, racconti che avvicinano e accomunano in un tempo di distanze forzate. Le canzoni potrebbero non essere 11: “Ci saranno sorprese che non voglio spoilerare” ha detto Meta in diretta su Instagram lo scorso 12 marzo.

Il sostegno dei fan: “Una conferma sperata”

In diretta, oltre ad aver cantato e suonato alcuni brani, ha ringraziato i suoi fan per l’affetto pazzesco che continuano a dimostrargli dal 2016 ad oggi: “È una conferma sperata“. In finale a Sanremo, sono stati pochissimi infatti i punti di scarto dagli altri componenti del podio.

Dalla mezzanotte di venerdì scorso su Twitter “I Lupi di Ermal” (Fan club ufficiale) hanno scatenato il delirio, mandando al secondo posto nelle tendenze #tribùurbana. Già dal pomeriggio, poi, la copertina del disco campeggiava come foto profilo dei fan, in risposta ad una fan action proposta scherzosamente dallo stesso Ermal.

Uno, Stelle cadenti, Un milione di cose da dirti, Il destino universale

Nel ritornello fischiettato di “Uno” (musica di Simone Bertolotti, Andrea Bonomo, Ermal Meta, testo di Andrea Bonomo, Ermal Meta), Ermal canta “il cielo è uno“, nonostante chi alza inutili muri perché “visti da su siamo tutti uguali“.

Stelle cadenti” (musica e testo di Ermal Meta e Andrea Bonomo); l’alternativa proposta ad Amadeus è la fotografia del momento meno luminoso di una storia d’amore. Un’istantanea di un ubriaco, perché “siamo tutti un po’ ubriachi di qualcosa o di qualcuno”. Molto artistica ma poco nitida: “Se potessimo iniziare le storie all’incontrario, così verso la fine potersi vivere l’inizio”.

La terza traccia è “Un milione di cose da dirti” ( musica di Ermal Meta e Roberto Cardelli, testo di Ermal Meta). “Una semplicissima canzone d’amore” come lui stesso l’ha definita, classificatasi terza a Sanremo. Premio “Giancarlo Bigazzi” Miglior composizione musicale assegnato dall’Orchestra del Festival. Premio SIAE “Roma Videoclip” per la regia è di Tiziano Russo. “Tu diventi più bella ad ogni tuo respiro e mi allunghi la vita inconsapevolmente”: una delle dichiarazione più belle.

Il destino universale” è circolare e “senza chiedere tocca a te e pure a me“. È la prima canzone in cui Meta si auto cita: “Ermal ha 13 anni e non vuole morire, della vita non sa niente tranne che la vita è importante“. Un piccolo passo, una libertà che si concede senza chiedere il permesso come si fa con la speranza. Lui che a soli 13 ha dovuto lasciare la sua terra per un bene più importante, la speranza di un futuro senza più violenza.

“Tribù urbana” su Spotify
Offese razziste sui social

Meta ha denunciato sui social la “leggerezza” di alcuni commenti offensivi circa le sue origini. Parole che, chi come lui ha le spalle larghe, si lascia scivolare addosso ma che a ragazzi più giovani possono fare davvero male. “Non mi sentivo di lasciar correre ancora, avallando certi comportamenti”.

Nel 2021 “siamo arrivati su Marte, ma per le libertà personali siamo ancora nel Medioevo” ha dichiarato Ermal.

L’omosessualità considerata ancora oggi un peccato in “Nina e Sara” (musica di Cristian Milani, Michele Clivati, Ermal Meta e testo di Meta). Le protagoniste vivono una storia d’amore non facile, ma che con coraggio arrivano al lieto fine. Le due donne riescono a vivere la loro normalità senza più tristezza. “La felicità non te la posso garantire ma la tristezza te la posso risparmiare“.

No satisfaction, Non bastano le mani, Un altro sole

L’anima rock di Ermal esplode in “No satisfaction” (musica di Ermal Meta e Roberto Cardelli, testo di Ermal Meta). L’istantanea “precisa e spietata” del nostro tempo, tutti “macchine perfette” ambiamo alla vittoria e al riconoscimento a tutti i costi. Spesso dimenticando però che “per chi perde e per chi vince il premio è uguale“.

Accade poi che “per voltare certe pagine Non bastano le mani” ( testo e musica di Ermal Meta), c’è bisogno del coraggio. Il coraggio di un nuovo amore a cui regalare una vecchia ferita che nessuno è riuscito a guarire. “Perché niente succede da sé, senza il coraggio non avrai niente, senza coraggio non sarai niente”.

Parallelismo tra “Vietato morire” e “Non bastano le mani”

Coraggio come quello cantato in “Vietato morire”, canzone del 2017. Di questa canzone ritroviamo anche le note “volevo creare una confezione musicale, come una caramella che chiudi da entrambi i lati“.

Un altro sole” (musica di Ermal Meta, Simone Pavia e Roberto Cardelli, testo di Ermal Meta e Simone Pavia) è un sogno. “Dove tutti erano importanti e si fidavano degli altri“. Un invito a sperare. Perché nonostante “le sconfitte che hai dovuto ingoiare, pensando che forse una cosa migliore non ti poteva succedere“, i sogni si possono realizzare. “Ricominciamo da qui“.

Ermal Meta ph. Paolo De Francesco
Gli invisibili, Vita da fenomeni, Un pò di pace

Nella Tribù urbana di Ermal Meta c’è spazio anche per “Gli invisivili” (Musica di Ermal Meta e Simone Pavia, testo di Ermal Meta) “che salveranno il mondo“. Eroi che con le loro storie hanno tanto da insegnare. Come quella di un homeless incontrato dal cantautore durante un viaggio negli Stati Uniti: “Una bella storia che nessuno avrebbe ascoltato“.

Apre i cassetti dei ricordi Ermal Meta in “Vita da fenomeni” (musica e testo di Simone Pavia ed Ermal Meta). “C’era un tempo per andare dove capita, accendere la radio ancora prima della macchina”. Quando da ragazzo Ermal giocava a calcio “ero ala destra, facevano fatica a prendermi, adesso ci difendiamo”. Una vita che ci manca, perchè alla fine “siamo tutti un po’ così innamorati del passato“.

Tribù urbana si chiude con “Un po’ di pace” (musica di Roberto William Guglielmi, testo di Ermal Meta e Francesco De Maria). Quella che tutti cerchiamo alla fine di una giornata che sembra non finire mai. Una dedica alla persona che ogni giorno si prende cura di noi, che vede la nostra anima in controluce. Che ci basta ascoltare la sua voce per stare meglio.

“A te che non sai giudicare, che ti fidi ogni volta di me. A te che ti si vede il cuore non cambiare mai, non cambiarmi mai“.

“Un pò di pace”

a cura di
Mariangela Cuscito

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Mariangela Cuscito

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