“La geografia del buio”: la promessa di Michele Bravi

“La geografia del buio”: la promessa di Michele Bravi
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“Il dolore come l’amore va mostrato, condiviso, mai giudicato”

Questo disco nasce da una promessa” afferma Michele Bravi durante la conferenza stampa di presentazione di “La geografia del buio” disponibile dal 29 gennaio su tutte le piattaforme digitali e in formato CD. Noi di The Soundcheck eravamo presenti e vi raccontiamo cosa è successo.

Il concept album, composto da 10 tracce, arriva 4 anni dopo “Anime di carta” (2017), dopo il tragico incidente stradale che l’ha visto coinvolto nel novembre 2018 e segna la rinascita o meglio l’inizio della nuova vita dell’artista umbro.

Perché “quando si è colpiti da un forte dolore si crea una frattura nell’animo, non esiste un prima o un dopo, ma due modi di sentire e vivere diversi”.

Ascolta “La geografia del buio” su Spotify!

Anticipato dai singoli “La vita breve dei coriandoli” (2020) e “Mantieni il bacio” il nuovo album è una grande riflessione sul dolore. “Nasce dalla solitudine più grande che io abbia mai conosciuto. La mia voce è stata per tanti mesi in silenzio, adesso questa voce ha ripreso a cantare e a capire come poter spiegare cosa c’è dietro la musica”.

La scorsa estate, a disco chiuso, Bravi racconta di essersi imbattuto in “Diario di un dolore”. Il libro di Lewis, pubblicato nel 1961 con uno pseudonimo, racchiude le lettere scritte dall’autore a se stesso dopo la perdita della moglie: “io parlo di geografia del buio, lui di orientamento dell’afflizione”.

Due anni fa, il cantautore umbro aveva appena ricominciato a parlare, quando incontra per caso un amico. È Andrea Bajani che con una frase ha rivoluzionato tutto: “se dovessi dirti che la musica ti salva in questo momento ti direi una bugia”, disse lui. La musica non salva ma aiuta a disegnare il labirinto, il disco che racconta come si convive col buio, attraversandolo, prende il via in quel momento.

Dolore e buio, terapia e amore

Il dolore va mostrato, condiviso, non giudicato. Un disco che è una dichiarazione d’amore “la più grande che abbia mai scritto” afferma Bravi. Oltre al dolore anche l’amore va condiviso, quale che sia la sua forma, quello che conta è la libertà di amare. “L’amore è un atto pubblico, deve essere condiviso, non significa esporsi a tutti i costi, ma chi ha il coraggio di farlo, lo faccia”.

Quello che ha salvato Bravi dal buio è stata soprattutto la terapia EMDR, come lui stesso tiene a sottolineare. In “Storia del mio corpo” c’è tutto quello che ha sentito sulla pelle durante il percorso medico: la perdita di aderenza al reale, la dissociazione, le allucinazioni. È la canzone più profonda: “una dedica d’amore al proprio corpo che pian piano torna ad affacciarsi sul mondo, aggrappandosi con timore alle piccole fessure degli occhi”.

La geografia del buio in tracce

La vita breve dei coriandoli” cantato per la prima volta al Teatro San Babila nell’ottobre 2019. È uno dei pezzi più intimi dell’album, rappresenta l’inno alle piccole immagini che nascondono grandi significati.

“Il racconto della persona che ha saputo proteggere la mia voce quando non riuscivo a parlare, difendendola da un silenzio che pensavo fosse eterno e insuperabile”. Quella stessa voce unita al suono di un pianoforte verticale di inizio ‘900 con tutte le sue imperfezioni, restituisce una melodia pura ed emozionante.

Ne “La geografia del buio” non c’è solo, dolore, amore e buio, c’è anche il “silenzio” che ha un suono con un potere evocativo incredibile. “Volevo che si sentisse lo scricchiolio della sedia, il respiro, il rumore del frigo, quello del traffico”

Raccontarsi come quando le parole mancavano

A sette passi di distanza” è la prima canzone scritta durante il silenzio e l’ultima dell’album che descrive gli spazi del buio. “Un brano che ho sentito bisbigliare tra i tasti del pianoforte verticale in salotto, dopo che qualcuno mi aveva chiesto di tornare a parlare e soprattutto a cantare”, afferma il cantautore.

È un brano completamente strumentale. Bravi suona il pianoforte, raccontandosi come quando ancora non riusciva a farlo con le parole. Ognuno ha messo un pezzettino del proprio dolore in questo brano. Il titolo è ispirato a “L’amore ai tempi del colera”. Qui Gabriel García Márquez per descrivere la distanza geografica di due amanti che si rincorrono per una vita scrisse: “non erano più a sette passi di distanza, erano in due giorni diversi”.

Mantieni il bacio” nasce da una canzone scritta da una bambina di 8 anni, quella bambina era l’autrice e cantautrice Federica Abbate. “Cinderella” era questo il nome della canzone che la piccola dedicò a sua nonna scomparsa, l’Abbate negli anni dimentica le parole, ma non la melodia. Le parole arrivano dall’incontro con Massimo Recalcati e Alfredo “Cheope” Rapetti Mogol.

È la canzone d’amore più potente, restituisce la purezza e la complicazione che c’era dietro quel momento e solo una bambina di 8 anni poteva riuscirci”. Mantieni il bacio “sono le parole che Massimo Recalcati ha usato per proteggere il mistero dell’amore in uno dei suoi libri. Lo stesso mistero che questa canzone cerca di custodire. Lo stesso che per mesi mi è stato suggerito sul divano grigio di casa mia mentre attraversavo il buio”.

Surreale e oggetti simbolici in copertina

Oltre il divano grigio nella copertina di “La geografia del buio”, sul quale Bravi è seduto, campeggiano altri oggetti simbolici: la foto dei nonni “sono cresciuto con loro”, la coperta con cui si copriva in casa, il cappellino giallo che indossava per nascondersi furi casa e l’acqua che allaga il pavimento e restituisce la sensazione opprimente di “acqua alla gola”.

Ringraziamenti

A fine conferenza Michele Bravi, ringrazia Andrea Manzoni pianista, Helio Dinardo “maestro, manager e amico”, il produttore Francesco “Katoo” Catitti. Gli autori delle canzoni di “La geografia del buio”: Federica Abbate, Giuseppe Anastasi, Alfredo Rapetti Mogol (Cheope) e Federica Camba. Mary Parpinel esperta make-up arti e art director del videoclip di “Mantieni il bacio”.

Una delle colleghe che gli è stata più vicino è Chiara Galiazzo, grazie a lei è tornato a cantare su un palcoscenico, anzi a cantare per la prima volta: “mi ha prestato la sua voce in alcune canzoni e ha dato loro colore, è stato un regalo di amicizia immenso”.

Ringrazia inoltre Virgin Records “che con pazienza ha aspettato questo disco”. Vivo Concerti, Show Reel, Words for you. Parole di riconoscenza nei confronti di Fiorello, Maria De Filippi, Fedez e Chiara Ferragni che hanno mostrato un’umanità disarmante nei suoi confronti.

a cura di
Mariangela Cuscito

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