Lorenzo Marone ci ricorda che “La primavera torna sempre”

Lorenzo Marone ci ricorda che “La primavera torna sempre”
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Con lo stile semplice ma diretto e ricercato che lo contraddistingue, l’autore napoletano ci regala una via di fuga in questi giorni carichi di incertezza e preoccupazioni. Lorenzo Marone ci ricorda che il sole tornerà, perché torna sempre, anche dopo il più brutto dei temporali.

Buongiorno! È un piacere poter fare quattro chiacchiere con un affermato scrittore del panorama italiano. Oggi però vorrei concentrarmi sul racconto La primavera torna sempre, donato ai lettori in questi tempi difficili. Come è nata questa idea?

Buongiorno a te! L’idea in realtà non è mia. Un caro amico, Antonio Manzini, ha pensato di donare ai lettori un racconto inedito, un’indagine del suo personaggio, Rocco Schiavone, per sostenere l’ospedale Spallanzani di Roma. Allora mi sono chiesto come avrei potuto contribuire io. Allo stesso modo: scrivendo una storia e chiedendo un contributo volontario per l’ospedale Cotugno di Napoli. E così ho fatto.

Troviamo ancora Napoli, che fa da sfondo alle vicende da Lei raccontate. Come è cambiato il volto della sua città al tempo del Covid-19?

Io abito al Vomero, quartiere collinare di Napoli. Devo dire che negli ultimi giorni la gente comincia a ripopolare le strade, ma un mese fa il quartiere era deserto, faceva quasi paura. La piazza vuota mi metteva una tristezza infinita, ho anche scattato delle foto che rimarranno per me immagini molto forti.

Dovete sapere che le strade di questo quartiere non sono mai pienamente deserte, nemmeno alle quattro della mattina. Ho rubato un pensiero ad un autore napoletano emergente, Alessio Forgione: “Napoli mi mancava sempre all’estero, ma per la prima volta mi manca Napoli stando a Napoli.” Ecco condensati i sentimenti dei napoletani, abituati e innamorati di una città caotica, ma viva.

Citando un passo della composizione “Sono convito che tutto questo che sta accadendo sia un modo per mostrarci la strada da prendere domani: la gentilezza”, mi piacerebbe lo commentasse con noi.

È una frase di Don Vittorio, un filosofo. Il mio vuole essere un racconto pieno di speranza, che dovrebbe comunque sempre ispirare il nostro pensiero, non solo in momenti difficili. Mi auguro che tutto quello che sta succedendo cambierà le cose, non so ancora se in meglio o in peggio. Ora come ora c’è una grande paura dell’altro, ma mi piace pensare che il mondo andrà nella direzione della gentilezza e dell’umanità.

Solo un anno fa si parlava di porti chiusi, di migranti…tutte cose che ci hanno fatto capire che non erano e non sono loro i nostri nemici. Spero che la cultura dell’odio sparisca e che la società si apra finalmente all’accoglienza. Sembra un pensiero utopico, probabilmente niente e nessuno cambierà, ma mi piace pensarlo.

Luce è la protagonista di un’altra sua opera. Perché ha scelto proprio lei per farci fare un viaggio nei sentimenti condivisibili da tutti in questo momento delicato?

Ho scelto Luce perché è una protagonista molto amata nei miei romanzi, vive in un quartiere difficile ma ha un carattere forte, direi resiliente, si piega ma non si spezza. Non si fa pestare i piedi, si indigna, combatte per ciò in cui crede, cerca di cambiare il suo pezzettino di mondo ed è abituata ad affrontare le difficoltà.

È un racconto breve, ma che ha una forte carica emotiva. Come sta vivendo personalmente questo periodo?

A Febbraio è uscito il mio ultimo libro: Inventario di un cuore in allarme che è più un autofiction. Parlo di me in questa opera, partendo proprio dalla mia ipocondria, quindi si può facilmente immaginare come mi senta in questo periodo. Perennemente in stato di allerta, sono abituato a convivere con il mio disagio interiore, nonostante “la nebbiolina” che mi avvolge. Questo paradossalmente mi ha aiutato, anche se ogni notte faccio sogni di vita normale, di aggregazione. Svegliandomi mi rendo conto che non sarebbe possibile trovarsi in queste situazioni! (ride).

Tutti ne usciremo con un trauma. Io e mia moglie cercheremo di tornare alla normalità, prendendo tutte le precauzioni necessarie anche per nostro figlio. Quindi  posso dire di essere più preparato, rispetto a tante persone che vivono senza capire di star vivendo. La consapevolezza della morte non deve essere negativa, ma deve piuttosto costituire la spinta che ti apre alla vita. Se sei totalmente distaccato dalle cose che ti accadono, non puoi dar loro un vero valore e tutto finisce per esser dato per scontato.

Qui potete scaricare gratuitamente il raccono di Lorenzo Marone.

Alla fine troverete le coordinate bancarie e tutte le informazioni necessarie per devolvere una donazione all’Azienda Ospedaliera dei Colli-Ospedale Domenico Cotugno, di Napoli

a cura di
Ilaria Iannuzzi
foto fornite dall’autore.

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