Oltre il “body shaming”: il mio aspetto non è un vostro problema

Oltre il “body shaming”: il mio aspetto non è un vostro problema
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Nelle ultime settimane la giornalista RAI Giovanna Botteri è stata presa di mira sui social per il suo aspetto fisico, i suoi vestiti, il suo modo di (non) truccarsi. Perfino Striscia la Notizia ha mostrato un servizio dove Michelle Hunziker la prende in giro per i capelli.

Giovanna Botteri è una giornalista, ha un dottorato alla Sorbona, ha raccontato gli assedi di Sarajevo, la guerra in Kosovo e le bombe in Afghanistan. Oggi è corrispondente dalla Cina per parlarci dello sviluppo della pandemia da COVID-19 che ci ha colpiti. Perché viene costantemente giudicata per il suo aspetto fisico?

Linee guida per essere attraenti

Se sei carina verrai ascoltata, nessuno ti prenderà in giro. Ti ameranno di più, avrai accesso ai posti migliori, le persone saranno più gentili con te. Vivrai più tranquilla.

Le donne, ma non solo, cercano per tutta la vita di seguire le linee guida che qualcun altro impone loro. Mi piaci più truccata, meno truccata, più elegante, più magra, più formosa, più tonica. Hai troppi tatuaggi, troppi piercing, tagliati i capelli, fatti crescere i capelli, tingili, depilati, curati di più, vestiti meglio.

Sfido chiunque a non aver mai ricevuto un commento di questo tipo. A me è successo. Ci ho sofferto, ma ho deciso che non sarei mai stata come mi voleva qualcun altro. Il prezzo da pagare sarebbe stato perdersi.

La lettera di Giovanna Botteri

Botteri, dopo alcune settimane di silenzio, risponde con una lettera.

Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno. O dovrebbero avere secondo non si sa bene chi…

Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perchè è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista.

A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne“.

Giovanna Botteri non vuole farne un caso personale. E infatti non lo è. Il body shaming riguarda chiunque.

La bellezza non è un merito, possiamo concentraci su altro?

Vi siete mai chiesti se quello che vedete nello specchio sia quello che desiderate voi?

Siete liberi di fare quello che volete del vostro corpo o siete influenzati da quello che dice qualcuno? Gli amici, il fidanzato o la fidanzata (il body shaming esiste anche al contrario, anche se le percentuali dicono che si tratti ancora di un fenomeno subito soprattutto dalle donne), la società.

Per combattere questa forma di bullismo è necessario scardinare tutti quei meccanismi che sono entrati nel nostro modo di comunicare. L’industria della bellezza si inventerà sempre qualche nuovo difetto da correggere con costose soluzioni. La domanda da porsi è: penso davvero che sia un difetto?

Non è vero che chi si trucca è superficiale, chi non lo fa non si ama, non è vero che “magro è bello” o che “le donne vere hanno le forme“.
La bellezza non è democratica, non viene assegnata per qualche merito. Allo stesso modo non significa che non esista “la bruttezza”, ma come ci vuol dire Botteri nella sua lettera: “tutti i corpi sono degni di valore, e adesso possiamo – per favore – concentrarci su altro?

Donne vs. Donne

La cosa che colpisce, in tutta questa triste storia, è che il body shaming, la “presa in giro”, arrivi da un’altra donna. Questa forma di bullismo, che in alcuni casi sfocia nella tortura psicologica, scopro essere molto frequente da parte di donne adulte contro donne adulte.

Forse non dovrebbe sorprendermi così tanto. Siamo cresciute con le discussioni su chi fosse la più carina della classe, abbiamo letto favole dove matrigne e sorellastre volevano uccidere la “più bella del reame” per gelosia. Abbiamo dato la colpa ad un’altra in caso di tradimento. Siamo state allevate alla competizione femminile, in una società che ci ha sempre volute rivali e nemiche.

Ma questa dinamica, ormai lo sappiamo, non porta nessun vantaggio. Non ci siamo liberate dall’ossessione dell’aspetto fisico e dal senso di dovere verso la bellezza. Anzi, ci ha sottratto la possibilità di essere alleate.

Quando si incontra una donna struccata o spettinata si pensa che qualcosa di orribile le sia accaduto. Chi non ha mai fatto commenti sull’aspetto di qualcun altro? Ma far vergognare qualcuno per il proprio corpo, che sia attraverso il sarcasmo o una battuta velenosa, altro non è che body shaming. Un atteggiamento che forse stiamo prendendo con troppa leggerezza e che meriterebbe una riflessione in più, da parte di tutti.

Il monologo di Cynthia Nixon

Qualche mese fa il monologo di Cynthia Nixon ha fatto il giro dei social. L’attrice e attivista americana ha prestato volto e voce ad un testo della poetessa Camille Rainville per il Magazine “Girls, girls, girls“. Un lungo elenco di definizioni (o forse sarebbe meglio dire contraddizioni), che qualsiasi donna di ogni latitudine, si è sentita rivolgere, almeno una volta nella vita.

Vestiti di nero, porta i tacchi, sei troppo agghindata, sei troppo semplice, sembra che tu ti sia lasciata andare. Comportati da signora, dicevano“.

Smetteremo mai di giudicare qualcuno per come appare o di dare più valore al suo aspetto fisico rispetto a quello che fa? Smetteremo di essere quello che qualcuno ci dice di essere?

La vera libertà sarà poter dire, finalmente: la vostra opinione su di me non è una mia responsabilità. Proviamoci.

a cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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