Effaiem presenta il suo singolo d’esordio: Buenos Aires

Effaiem presenta il suo singolo d’esordio: Buenos Aires
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Ad Effaiem piace perdersi in un bicchiere d’acqua e sentirsi realizzato quando riesce a sistemare tutto. Dorme poco, fuma troppo, non impara le strade e si affida al navigatore. Il sabato sera scrive canzoni si rifugia nei suoi posti preferiti, ascolta storie e cerca di trovare quella che si avvicina alla sua. Compra fiori per chiedere scusa e crea monologhi alla Danny De Vito in “The Big Kahuna”.

Il 13 marzo è uscito il suo singolo d’esordio dal titolo Buenos Aires, un viaggio all’interno dei sentimenti, alla ricerca di un nuovo amore, per poi tornare sempre allo stesso. Una ballad romantica, una dichiarazione d’amore, di scuse e di dolcezza. Pop stratificato, il nuovo singolo di Effaiem rivela una profondità e una sensibilità da tenere d’occhio.

Buenos Aires è il tuo nuovo singolo, un brano sensibile, dotato di una profondità non banale. Quale storia volevi raccontare?

Buenos Aires nasce per esigenza, nasce in una giornata piovosa di ottobre, nasce dalla solitudine di una casa vuota dove solo la musica poteva farmi compagnia. Buenos Aires è un viaggio dentro me stesso. Parlo delle tre fasi che ho vissuto a fine di una relazione: Singapore il dolore, New York la rabbia e Buenos Aires la consapevolezza. Credo che ogni persona affronti queste fasi quando si arriva alla fine di un percorso, c’è chi è più bravo a riprendersi e chi fa molta più fatica tipo me.

Alla fine della canzone torno a Milano che rappresenta casa, il luogo sicuro dove consapevole del mio percorso pieno di emozioni, esperienza, cadute, scelte giuste e sbagliate sono pronto ad ammettere tutti i miei sbagli, rialzarmi e ricominciare a camminare da solo.

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Come stai passando questi giorni di reclusione in casa? Riesci lo stesso a scrivere canzoni o la tua creatività è messa in standby?

Questi giorni in quarantena li sto vivendo serenamente. Mi alzo sempre tardi, per mezzogiorno, gioco a Fifa per passare il tempo, videochiamate con amici, un’oretta di allenamento, Netflix e poi sono quasi ogni giorno alla ricerca di nuova musica. Devo ammettere che la mia creatività in questo periodo di chiusura nelle mie quattro mura fa fatica a esprimersi, però la notte, quando tutto è fermo, le parole arrivano e riesco a sbloccarmi e ricomincio a scrivere.

Come nasce una canzone di Effaiem? Da cosa trai ispirazione?

Le mie canzoni nascono quasi tutte nella mia camera, chiudo la porta, accendo la tastiera, faccio partire la registrazione e inizio a suonare e cantare. Mi capita di scrivere monologhi la notti, frasi buttate li da una mia considerazione generale su argomenti diversi, poi il giorno dopo cerco di provare a creare una melodia e chiudere una canzone. Solitamente la mia ispirazione è la mia vita, parlo delle mie esperienze, descrivo quello che ho intorno a me, quello che ho provato in prima persona. A volte parto con l’immaginazione e scrivo di situazioni che mi piacerebbe vivere in una fantasia tutta mia, anche se è molto più rara questa forma di scrittura per me, preferisco condividere le emozioni, le esperienze vissute realmente, raccontarmi un po’ così.

Se dovessi consigliarci una serie netflix da guardare in questi giorni di apatia sul divano, quale sceglieresti e perché?

In questi giorni ho riguardato “You” su Netflix. E’ una serie tv molto particolare, parla di un ragazzo mentalmente instabile che passa dall’amore verso una ragazza all’ossessione pura. Se vi piacciono i thriller con la trama piena di colpi di scena allora ve la consiglio, sono due stagioni e in pochi giorni la finirete.

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Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo singolo?

Dal mio prossimo singolo dovete aspettarvi un’altra storia, un altro racconto di una fetta della mia vita. Questa canzone sarà una corsa, uno sprint nei 100 metri, un passo in più verso una persona migliore di me. L’ho scritta lontano da casa e in meno di 10 minuti, come se il distacco dal mio nido mi avesse fatto rivivere certe sensazioni che avevo nascosto dentro di me. “Stampelle” uscirà molto presto.

a cura di
Giulia Perna

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Giulia Perna

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