Chatting with Jojo Mayer: The Nerve and the innovation

Chatting with Jojo Mayer: The Nerve and the innovation
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Tra musica elettronica e performance musicali improvvisate in tempo reale, arrivano in Italia Jojo Mayer and The Nerve per un appuntamento unico il 19 ottobre al Serraglio di Milano.

Jojo Mayer (batteria), John Davis (basso), Jacob Bergson (tastiere), Aaron Nevezie (sound and audio manipulation) sono un collettivo che sperimenta nuovi stili elettronici uniti alla vecchia scuola Jungle passando alla Dub Step e alla Tech House. Tanti stili in commistione che, grazie all’epoca digitale, creano un nuovo e interessante stile del tutto personale che non è possibile categorizzare.

Vi proponiamo l’intervista anche in inglese, così come è stata fatta. A seguito la traduzione italiana.

The last album “Lunar Tribute” is a masterpiece of sweetness that I find myself listening to at different times during the day. What was it like working on a soundtrack for a documentary film?

I always enjoy making soundtracks. Especially if I can collaborate with an open minded and creative director. Lunar Tribute was quite different in the way it was put together tho. We were on a very short notice schedule with a rapidly approaching deadline. I was in Europe simultaneously working on other projects, and the rest of the band in NYC. So, essentially we sent files back and forth between continents. So the soundtrack came together in a patchwork. The idea to release it on an album came from the director in retrospect. So we spliced up my solo performances in the movie with the rest of the soundtrack to create a narrative that would work without the images.

Songs like “To listen is to love” bring with them excited and sometimes dark tones. Are we, by chance, in front of a criticism about the society of appearance rather than substance?

We appear to have lost substance. This is not only unfortunate, but also dangerous. It indicates that we are in a culture where we are loosing our ability to reflect on things and think critically. Looking at history, this has always given leeway to oppression, regression and destruction. Art and music have the potential to initiate curiosity an inspiration for a better world. But both music and art are being co-opted by very decadent ideologies these days. Artists create new narratives. And new narratives could be a matter of survival now. 

Is there a correlation of themes rather than sounds between the album “Ghosts of Tomorrow” and the following “Nerve”?

I understand Nerve as an ever evolving platform for the development of new ideas and new syntax. The self titled record made a few bold steps by getting rid of some proprietary musical vocabulary in order to make room for new stuff. But they still remain connected by our general point of view. As long as it is this, it will be Nerve.

Yours is a long career as an instrumentalist who started at an early age. Is there anything you would have preferred to do if you hadn’t been successful as a musician?

I think of myself as a storyteller and a performer. My musical career has opened an interesting and colorful life to me. I have travelled all over the world, performed in over 100 countries. I have fans in places that seem remote to us such as Iran or Nepal. But I think I could and can do other things as well. I am a speaker, designer, and I just did some acting for a movie. As a matter of fact, you will see me doing other things in the future as well.

Without wishing to be intrusive, would it be possible to tell some funny facts about your career?

For every success I ever had, I had to break a rule.

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VERSIONE ITALIANA

L’ultimo album “Lunar Tribute” è un capolavoro di dolcezza che mi ritrovo ad ascoltare in diversi momenti della giornata. Com’è stato lavorare su una colonna sonora per un film documentario?

Amo creare colonne sonore. Soprattutto se posso collaborare con un direttore creativo dalla mentalità aperta. Ma Lunar Tribute è stato molto particolare. Con un brevissimo preavviso e scadenze immediate. Nel frattempo stavo lavorando ad altri progetti in Europa, mentre il resto della band era a New York a lavorare su Lunar. Quindi, essenzialmente abbiamo inviato file avanti e indietro tra i continenti, con il risultato di una colonna sonora che definirei un patchwork. L’album è stato pubblicato solo successivamente per idea del regista unendo le mie esibizioni soliste all’interno del film con il resto della colonna sonora per creare una narrazione che avrebbe funzionato senza le immagini.

Canzoni come “To listen is to love” portano con loro toni concitati e talvolta scuri. Siamo, per caso, di fronte a una critica della società dell’apparenza piuttosto che della sostanza?

Sembra che abbiamo perso sostanza e questo non è solo un peccato, ma è anche pericoloso. Significa che culturalmente stiamo perdendo la capacità di riflettere sulle cose che accadono e che non siamo in grado di analizzarle in modo critico. Guardando alla storia, questo si è sempre tradotto in oppressione che ha poi condotto alla regressione e alla distruzione. ha sempre dato spazio all’oppressione, alla regressione e alla distruzione. L’arte e la musica hanno il potenziale di innescare la curiosità come fonte d’ispirazione per un mondo migliore. Oggigiorno sia la musica che l’arte sono cooptate da ideologie molto decadenti, quando invece gli artisti dovrebbero essere portatori e creatori di nuove narrazioni. Avere a disposizione delle nuove narrazioni potrebbe davvero essere una soluzione alla sopravvivenza.

Esiste una correlazione di temi piuttosto che suoni tra l’album “Ghosts of Tomorrow” e il seguente “Nerve”?

Penso ai The Nerve come ad una sorta di piattaforma in continua evoluzione per lo sviluppo di nuove idee e nuove sintassi. Il disco omonimo ha compiuto alcuni passi coraggiosi sbarazzandosi di un vocabolario musicale proprietario per fare spazio a nuove cose, pur rimanendo collegato al filone conduttore del discorso iniziale. Finche tutto questo ci sarà, ci saranno i The Nerve.

La tua è una lunga carriera come strumentista che ha iniziato in tenera età. C’è qualcosa che avresti preferito fare se non avessi avuto successo come musicista?

Penso a me stesso come un narratore e un interprete. La mia carriera musicale mi ha aperto una vita interessante e colorata. Ho viaggiato in tutto il mondo esibendomi in oltre 100 paesi e ho scoperto di avere fan in luoghi remoti come l’Iran o il Nepal. Ma penso che potrei e posso fare anche altre cose. Sono un oratore, un designer e ho appena recitato in un film. È un dato di fatto, mi vedrete fare anche altre cose in futuro.

Senza voler essere invadente, c’è qualcosa di curioso che ci puoi raccontare?

Per ogni successo che ho avuto, ho dovuto infrangere una regola.

Thank you Jojo for your time and thanks to BPM Concerti, too.

a cura di

Sara Alice Ceccarelli

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Sara Alice Ceccarelli

Sara Alice Ceccarelli

Giornalista iscritta all’ODG Emilia Romagna si laurea in Lettere e Comunicazione e successivamente in Giornalismo e Cultura editoriale presso l’Università di Parma. Nel 2017 consegue poi un Master in Organizzazione e Promozione Eventi Culturali presso l’Università di Bologna. Sebbene sia la “senior” del gruppo talvolta è realmente la più VEZ. Nel 2017 e 2018 si occupa dell’Ufficio Stampa degli eventi di LP Rock Events come Bay Fest, Rimini Park Rock e Sullasabbia e durante lo stesso periodo segue l’ufficio stampa del Vidia Club di Cesena. Ama il viola ma solo per le calzature e sulle pareti di casa, vive in simbiosi con il coinquilino Aurelio (un micetto nero) e per amore del fidanzato ora ama anche le moto. La sua religione è Star Wars. Che la forza sia con voi.

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