Nella quarta giornata della 83ª Mostra arrivano a Venezia… gli Oasis! Liam e Noel hanno presentato al Lido il loro nuovo documentario, Oasis: Don’t Look Back In Anger, in uscita al cinema a partire da oggi, giovedì 10 settembre
Nella serata italiana più glamour dell’anno, tra star e celebrità, sul red carpet di Venezia le luci sono tutte puntate su Liam e Noel, gli intramontabili fratelli Gallagher!
Sabato 5 settembre, infatti, gli Oasis sono arrivati a Lido per le presentare Oasis: Don’t Look Back In Anger, il loro nuovo documentario sul tour del 2025, dedicato interamente ai fan. Una vera e propria lettera d’amore creata e scritta da Steven Knight, che il pubblico potrà godersi in sala a partire da oggi, giovedì 10 settembre.
In un tripudio di flash ed emozioni, sulle note di Don’t Look Back In Anger e Champagne Supernova – cantate a squarciagola dalla moltitudine di fan presenti al loro arrivo – Liam e Noel hanno fatto il loro ingresso alla Mostra, accolti come due vere superstar!
Regalandoci, mano nella mano, tra lacrime e risate (e 8 minuti di standing ovation), una serata indimenticabile. E ricordandoci, ancora una volta, il motivo per il quale questa band intramontabile continua, dal lontano 1991, a farci battere così forte il cuore.
Oasismania
Manchester, 1991.
Nascono gli Oasis, esordendo per la prima volta ad un concerto al Boardwalk, un locale per band emergenti.
Parigi, 2009.
Un uomo sale sul palco annunciando, tra lo sgomento del pubblico, che il concerto non si terrà e gli Oasis si sono ufficialmente sciolti. Dopo l’ennesima lite tra Liam e Noel. Dopo – si vocifera – essere venuti alle mani nel backstage.
I fratelli Gallagher non hanno certo bisogno di presentazioni: dominando il ventennio di fine anni ‘90 e inizio anni 2000, insieme hanno contribuito a scrivere una pagina importantissima della storia della musica. Noel con i suoi testi, Liam come frontman.
Una band iconica, che ha avuto origine dai sogni di due ragazzi provenienti dai quartieri popolari di Manchester, in grado di imporsi sul panorama musicale del tempo con il suo sound inconfondibile – un mix di rock britannico di fine anni ‘60 e di rock and roll, spesso unito a sonorità più psichedeliche -, ridefinendo il significato di Britpop e riportandolo all’apice nel mondo.

Da The Rain ad Oasis: l’arrivo di Noel nel gruppo è come un’epifania e dà origine, all’inizio degli anni ‘90, alla band più famosa al mondo, destinata a far un gran parlare di sé. Attraverso i litigi delle sue due superstar, ma anche, parallelamente, grazie ai testi iconici delle sue canzoni.
Nel 1994, dopo diversi concerti rimediati in giro per il Paese, gli Oasis consegnano una demo ad Alan McGee. Il risultato è fulmineo, immediato. Tre hit nei successivi cinque mesi!
E, a quel punto, arriva anche il successo, violento, feroce e inarrestabile. Gli Oasis toccano il cielo con un dito, diventando la band più famosa al mondo.
Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Champagne Supernova, Supersonic, Live Forever, Slide Away: la loro musica è iconica, i loro testi insuperabili. Le loro canzoni raggiungono presto la gente, parlando per essa. Facendosi portavoce di un’intera generazione ed esprimendo l’esigenza di resilienza, trasgressione, autenticità e libertà del tempo.
Perché, quando stai cadendo, gli Oasis “non ti raccolgono da terra, ma cadono con te”.
Un documentario per i fan
La storia del gruppo, raccontata sommariamente nei primi minuti del documentario, non è tuttavia il nucleo centrale della pellicola e, per chi arriverà in sala convinto di ripercorrere le vicende di questa band leggendaria attraverso le parole dei fratelli Gallagher, la delusione sarà, quindi, inevitabile.
Come riportato da Noel e Liam, ciò che più li ha colpiti di questa inaspettata reunion è stato il livello di partecipazione e il coinvolgimento dei fan, che in meno di un giorno hanno acquistato 1,4 milioni di biglietti, mandando così il tour completamente in sold out. Un successo che ha riguardato anche le nuove generazioni, fruitrici della musica della band alla pari di quelle precedenti ed estremamente coinvolte da questo evento globale.
“Quello che ha davvero sorpreso Liam e Noel durante Oasis Live ‘25 è stato scoprire che, quando la loro musica uscì negli anni ’90 e nei primi anni Duemila, aveva conquistato soprattutto persone della loro stessa generazione, che sarebbero rimaste loro fan anche negli anni a venire. Ciò che non si aspettavano era che i figli e i nipoti di quella stessa generazione avessero scoperto la loro musica. E in molte date del tour la maggior parte delle persone presenti non apparteneva alla generazione che aveva inizialmente scoperto la band”.
Steven Knight
Attraverso l’esperienza del pubblico e il suo intimo rapporto con la band, Oasis: Don’t Look Back In Anger traccia un percorso capace di trascinarci dentro l’universo degli Oasis, manifesto di una connessione profonda e dell’amore senza tempo nutrito dai fan per Liam e Noel. Raccontandoci il modo di vivere la musica – la loro musica! – da parte di un fandom estremamente eterogeneo e atipico, che beve birra a gogo, organizza cori e indossa magliette del Manchester City.

Un pubblico che non si limita ad osservare, ma che tifa, unito, la propria band del cuore, partecipando non come singolo, ma in quanto appartenente ad un gruppo più esteso.
Come parte di una comunità che condivide qualcosa di più di un concerto, un tour o un evento. Un unico sogno, divenuto realtà: quello di assistere dal vivo alla reunion della band più cool di fine anni ‘90!
Cantando, urlando, radunandosi insieme, prima dell’inizio del concerto.
Scavalcando, senza biglietto, i cancelli di Heaton Park e sancendo, così, la portata di uno degli eventi più impattanti dal post Covid ad oggi.
“Noi [io e Will] siamo cresciuti nell’Inghilterra degli anni Novanta, e gli Oasis hanno rivestito un ruolo di grande rilevanza nella cultura della nostra adolescenza. Li ho visti dal vivo per la prima volta a 16 anni, nel 1994, in un piccolo locale che si chiamava The Adelphi, a Hull. Al tempo non c’erano band che provenissero da un contesto culturale come il mio, che si vestissero in quel modo e che si presentassero con un atteggiamento così tosto e insolente. Vederli esibire è stata un’emozione e una ventata d’aria fresca: prima dell’avvento degli Oasis, la musica indie nel Regno Unito stava attraversando un periodo stagnante. Loro hanno rivoluzionato tutto questo arrivando proprio quando ce n’era bisogno”.
Dylan Southern
Attraverso le storie e i racconti di vita dei singoli fan, ripercorrendo insieme le difficoltà che hanno affrontato e il ruolo che la musica degli Oasis ha avuto nel loro percorso, ci viene fornita dunque una panoramica più intima sul tour del 2025, filtrata dallo sguardo innamorato del pubblico.
Un’esperienza che hanno vissuto anche Noel e Liam, rimasti profondamente colpiti da tutto questo.
“Il nostro compito era quello di creare un documentario sul tour in grado di intessere una trama che fondesse le sensazioni regalate dai concerti a una storia di riconciliazione umana in cui identificarsi. In qualche modo, è stata la storia stessa a prendere forma attraverso le riprese: la gioia e l’entusiasmo dei fan hanno contribuito in modo diretto alla riconciliazione tra Liam e Noel. Data dopo data, calcavano il palco riavvicinandosi sempre di più”.
Steven Knight
Noel e Liam
Al momento dell’uscita delle date, in tanti si sono chiesti se i fratelli Gallagher avrebbero retto la pressione e l’esposizione all’onda mediatica, riuscendo in un’impresa che fino a qualche anno fa sarebbe stata considerata impossibile: risanare un rapporto inconciliabile.
Tra voci e dicerie – come quella riportata nel 2024 da diverse testate (Rolling Stone Italia, Virgin Radio), secondo le quali Liam e Noel sarebbero stati pagati dall’organizzatore solo alla fine dell’intero tour -, la preoccupazione nutrita da parte della casa di produzione è però testimoniata dalle parole degli stessi registi, secondo i quali i momenti di interazione tra i due fratelli dovevano risultare “assolutamente privi di mediazione”. Si è optato, quindi, per un sistema di cineprese gestite da remoto, così da lasciare lavorare la band indisturbata e offrire al pubblico un’esperienza unica ed autentica.
“Abbiamo posizionato circa 12 cineprese all’interno della sala prove. Ciascuna di queste è stata fissata in modo da riprendere ogni istante da tutte le angolazioni possibili. E non le abbiamo mai mosse: non volevamo dar loro l’impressione di essere sotto sorveglianza. Le abbiamo semplicemente fissate e abbiamo iniziato a girare”.
Dylan Southern
Il risultato di questa operazione è stato a dir poco sbalorditivo, il ritratto di due uomini che, pur non parlandosi da 15 anni, si riuniscono di nuovo con l’unico desiderio di tornare a fare musica insieme.
Una coppia difettosa, formata da due persone estremamente diverse: da una parte Noel, il leader e compositore di testi calmo e preciso, che conosce il peso delle responsabilità ed è, in part, spaventato da quello che stanno facendo. Dall’altra l’imprevedibile e discontinuo Liam, scontroso, “cazzone” ed egocentrico. Una vera e propria mina vagante!
Un artista controverso, che decide di provare solo il lunedì e il martedì e che non si presenta il giorno prima del concerto per la prova finale. Un frontman che emana un’aura incontestabile – forse proprio a causa di quel suo atteggiamento da duro – e che , come afferma Noel, riesce a fare anche le cose più assurde senza risultare ridicolo, ma, al contrario, terribilmente cool.

Un rapporto, quello dei Gallagher, fatto di alti e bassi, ma che emerge profondamente dalle parole delle interviste, dai silenzi, dalle chiacchiere, da quella mano stretta sul palco, in un momento di forte tensione.
Ci sono cose che non si cancellano e forse non tutto verrà dimenticato, ma Liam e Noel sono consapevoli che il loro silenzio li ha tenuti lontani dal palco per troppo tempo.
Il messaggio di Oasis: Don’t Look Back In Anger emerge dalle parole di Noel, chiaro e, forse, fin troppo semplice.
“Lui è fatto così e non cambierà. E abbiamo capito che non sarebbe mai venuto da noi, ma che dovevamo andare noi da lui”: dopo diverso tempo si iniziano a vedere le cose sotto una luce diversa, da una distanza diversa.
E allora il perdono diventa l’unica scelta possibile, l’unica vera soluzione per tornare a far musica insieme e divertirsi.
Come trent’anni fa, quando i fratelli Gallagher non erano gli Oasis, ma solo una band semisconosciuta di Burnage.
a cura di
Maria Chiara Conforti

