Bucking Fastard – recensione in anteprima del nuovo film di Herzog presentato a Venezia83

Bucking Fastard è il nuovo film di Werner Herzog con le sorelle Kate e Rooney Mara, Domhnall Gleeson e Orlando Bloom, attualmente in concorso all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. In prossima uscita nelle sale italiane nell’autunno del 2026, sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures.

A sette anni di distanza dal precedente lungometraggio (escludendo i documentari), Werner Herzog torna nelle sale con una nuova pellicola dai forti toni grotteschi. Una storia carica di una grande ironia, ma, al contempo, di una profonda malinconia, basata sulla vita di due sorelle e sul loro rapporto simbiotico.

Bucking Fastard si può considerare l’ennesimo lampo di genio del Maestro, oppure una delle sue pellicole più deboli?
Scopriamolo insieme!

Trama

La pellicola è ambientata in Irlanda e racconta la storia delle sorelle Jean e Joan Holbrooke (Kate e Rooney Mara), due ragazze che dimostrano di avere un legame morboso ai livelli più estremi: si vestono uguali, compiono le stesse azioni e movimenti, ma, sopratutto, parlano in perfetta sincronia, anche se si tratta di dover rispondere ad una domanda di un terzo soggetto. Questa loro ossessione di uniformità totale le porta ad innamorarsi dello stesso uomo, il vicino di casa Gareth (Orlando Bloom).

L’uomo inizialmente si approfitta delle attenzioni delle due ragazze, per poi allontanarle una volta trovata moglie. Le sorelle attuano così una serie di comportamenti sempre più aggressivi che le porteranno ad una denuncia e un ordine restrittivo. A seguito di questo episodio, il film proseguirà a raccontare le future vicende di Jean e Joan e il loro modo singolare di approcciarsi al mondo esterno.

L’ispirazione dietro il film

Prima di iniziare a parlare del film è doveroso citare l’elemento esterno più sconvolgente. La storia di Bucking Fastard – o, almeno, la sua parte iniziale – è ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto negli anni ’80. Greta e Freda Chaplin (vero nome delle sorelle), vissero veramente un rapporto di simbiosi e salirono alla ribalta pubblica per avere un interesse amoroso in comune per lo stesso uomo. Erano un’unica anima divisa in due corpi e a testimoniare ciò è lo stesso Herzog, che ebbe modo di conoscerle.

“Ne fui testimone io stesso, la volta che andai a trovarle, quando mi aprirono la porta, mi salutarono e mi invitarono a entrare, sempre con gesti e parole in sincrono. Può essere che alcune di queste conversazioni facciano ormai parte di un rito e siano il risultato di un esercizio. Ma poi risposero – sempre all’unisono – a domande che non potevano prevedere.”

Werner Herzog
Il confine tra affetto e tossicità

Come detto inizialmente – e data anche la tipologia di storia – Bucking Fastard rientra appieno nel genere del grottesco, narrando i fatti ed affrontando la sua tematica principale con una schietta e cinica ironia. Le sorelle risultano buffe nella loro essenza sincronizzata e il loro comportamenti più borderline verso gli altri vengono mostrati nel modo più assurdo possibile.

Nonostante ciò, Herzog non nasconde neanche gli aspetti più drammatici, dolci ed inquietanti di questo strano legame. Le due sorelle non presentano una loro singola identità, non hanno una caratteristica che le differenzi e che permetta loro di maturare insieme e sviluppare un reciproco pensiero. Sono delle eterne bambine che, chiuse e protette da una bolla da loro stesse generata, non riescono a riconoscere il bene e il male che le circonda.

Impossibile per lo spettatore non provare tenerezza verso di loro in diversi frangenti, ma è anche difficile non provare un senso di angoscia e inquietudine per la morbosità della loro natura. Ed è proprio questa la magia più grande di Bucking Fastard: raccontarti la sottile linea tra affetto e tossicità che una tale fusione può avere (la parola rapporto forse risulta persino riduttiva in questo caso) in modo originale, quasi fiabesco, facendoti provare un turbinio di emozioni al riguardo.

Kate e Ronney Mara

Oltre ai giusti meriti da dare al Maestro Herzog per la scelta stilistica con cui raccontare questa storia, sarebbe un crimine non fare un gigantesco applauso a Kate e Ronney Mara che, per la prima volta in scena insieme, hanno donato un’interpretazione perfettamente adeguata alla natura del film. Non è solo una prova recitativa di livello: le due attrici contribuiscono appieno alla profondità narrativa della pellicola, aumentandone ulteriormente lo spessore.

Non solo le due protagoniste, ma anche Domhnall Gleeson e Orlando Bloom sono indubbiamente da citare. Il primo, nonostante il poco screentime, è partecipe attraverso il personaggio di Timothy ai momenti più dolci con le sorelle. Il secondo, invece, dimostra di divertirsi nel suo ruolo e riesce a trasferire questa sensazione allo spettatore.

Un terzo atto più moscio

L’unica critica che si può rivolgere a Bucking Fastard è quella di presentare un terzo atto decisamente meno entusiasmante. Più fiacco e ridondante nell’esprimere il suo concetto di base, quest’ultimo risulta più difficile da seguire, portando lo spettatore a perdersi in esso in diversi momenti.

Senza entrare nello specifico (per evitare spoiler), nell’ultima parte della pellicola le due sorelle sembrano dimenticare i consigli di Timothy, regredendo ulteriormente e prendendo una decisione che le porterà sicuramente alla scena più onirica del film, assolutamente spiazzante.
Tuttavia, il percorso che lo spettatore dovrà fare per arrivarci potrebbe risultare a molti pesante e ripetitivo.

In conclusione

Bucking Fastard è l’ennesima grande prova di un regista che ad 84 anni sa mostrare ancora i denti e dimostrare che può dare ancora tanto. La pellicola non è decisamente il suo film migliore, ma magari il cinema contemporaneo sfornasse più spesso pellicole di questo calibro!

Segnatevi questo film finché non verrà svelata la data d’uscita e poi… correte a vederlo! Come sempre, Herzog merita la sala e il fatto che Bucking Fastard sia dedicato al compianto David Lynch non può che far battere il cuore di ogni cinefilo.

a cura di
Andrea Rizzuto

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