La nuova serie Apple TV uscita nell’aprile 2026 è già stata confermata per una seconda stagione, che si promette di indagare ancora più a fondo la sfortunata Widow’s Bay.
Mentre ero, come sempre, alla ricerca di qualcosa di nuovo da guardare nel tedio afoso dell’estate, una mia cara amica a conoscenza del mio amore sconfinato per l’horror mi ha consigliato Widow’s Bay, da poco sbarcata su Prime Video grazie al canale di Apple TV, fieramente convinta che l’avrei amata. E, proprio come una temibile maledizione che si avvera, così è stato.
La piccola cittadina di Widow’s Bay, situata sull’omonima isola lungo le coste del New England, sembrerebbe la più classica delle tranquille località costiere americane, famose per le vacanze estive e per il buon cibo. Ma la realtà che traspare è ben diversa.
Immersa nella densa nebbia dell’Atlantico, l’assonnato villaggio sembra essere una calamita per le disgrazie, avendo dovuto pagare, fin dalla sua fondazione, un terribile prezzo di sangue fatto di misteriose maledizioni, leggende di fantasmi, serial killer mascherati e chi più ne ha più ne metta. Il nuovo sindaco Tom Loftis (Matthew Rhys), deciso a invertire la disastrosa rotta della cittadina per trasformarla nella nuova località di punta del turismo nazionale, cercherà in tutti i modi di smentire le terribili leggende che la vedono protagonista, proprio nel momento in cui qualcosa di oscuro sembrerebbe svegliarsi sull’isola.

Uscita nell’aprile 2026 su Apple TV, la nuova serie creata da Katie Dippold (Parks and Recreation) riprende il fortunato tema della città maledetta, come la Castle Rock di Stephen King, seguendo però un sentiero del tutto diverso e riuscendo a intrecciare parti horror classiche ad un umorismo esilarante. Widow’s Bay è così riuscita a diventare uno dei maggiori successi dell’anno, sia di critica che di pubblico, venendo confermata per una seconda stagione che si promette di ampliare quanto già mostrato nello splendido finale dell’ultima puntata, avendo appena toccato con mano i veri segreti che si nascondo all’interno della cittadina.
Citazione ma con cognizione
La scrittura della serie tv giova anche di numerosi riferimenti al mondo horror antico e contemporaneo, che rendono Widow’s Bay un autentico almanacco, anzi un autentico grimorio, di citazioni, difficili da identificare nella loro totalità anche per gli spettatori più allenati. Queste spaziano dai film di Carpenter, in primis l’ingiustamente poco citato The Fog (1980) da cui riprendono l’intera sottotrama del primo episodio, al cinema di avventura di Spielberg.
E ancora, tutto il compendio di quella letteratura horror, soprattutto anglosassone, che ha fatto delle maledizioni marine e delle città infestate il proprio marchio di fabbrica. Impossibile in questo caso non citare il Re del Brivido Stephen King, e i suoi due padri putativi statunitensi, Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft, assieme all’inglese Samuel Taylor Coleridge, autore della celebre Ballad of the Ancient Mariner.

L’utilizzo di tutta questa impalcatura citazionistica, lontana dal semplice esercizio di stile fine a se stesso, funziona attivamente nel rendere Widow’s Bay quasi un unicum nel panorama delle serie tv horror.
I riferimenti arricchiscono la visione delle puntate perché si trovano inseriti al loro interno con grande intelligenza e vengono contestualizzati proprio dalla natura grottesca della serie tv, che rende incredibile, ma certamente non impossibile, credere che tutte queste tremende disgrazie possano essere avvenute in una cittadina che conta tutto sommato poche centinaia di abitanti.
E proprio i cittadini della sfortunata isola sono un altro dei grandi punti di forza di Widow’s Bay. Si tratta di una pletora di personaggi incredibili e carismatici proprio dall’essere degli autentici outsider del mondo contemporaneo, essendo rimasti confinati sull’isola così a lungo da non aver mai veramente capito come comportarsi secondo un codice di normalità apparente. Degli autentici loser, che hanno accettato il loro destino abitando in una città che si porta dietro un’atavica malasorte.
Ad accompagnare lo scettico sindaco Tom Loftis, che ben presto dovrà fare i conti con la mostruosa realtà delle leggende, si trova il disincantato sceriffo Bechir Clemmons (Kevin Carroll), il superstizioso pescatore Wyck Crawford (Stephen Root), la cui personalità è ricavata dall’insieme di quei personaggi del mondo horror convinta fin dall’inizio dell’efficacia di maledizioni o dalla presenza di mostri e, ultima ma non per importanza, l’assistente del sindaco Patricia Moyer.

Quest’ultima, interpretata dalla bravissima Kate O’Flyn splendidamente calata nella parte, è forse il personaggio più riuscito, nonché il mio preferito in assoluto. Nonostante la giovane età, Patricia è la più classica delle emarginate sociale di provincia, completamente dimenticata dal suo gruppo di conoscenze dell’High School in quanto ex ‘final girl’ da slasher, essendo stata uno dei bersagli del Boogeyman, serial killer di Widow’s Bay, responsabile dell’uccisione di alcune giovani ragazze e ritenuto morto nella sua vecchia casa.
La puntata dedicata al party organizzato da Patricia, intitolata Beach Reads (Letture da spiaggia), diretta da Sam Donovan, è un autentico gioiello di intrattenimento e il più fulgido esempio di tutto ciò che funziona nella serie tv.
Teamwork makes the dream work
Forse il motto più abusato nel mondo del lavoro, soprattutto quello del cinema, ma rimane calzante e funziona, quasi, sempre. In questo caso la creatrice Kate Dippold si è affidata, per la scrittura e la realizzazione della serie, ad un team eterogeneo di professionisti che hanno giovato all’intera produzione.
Tra i registi che si sono affiancati nella direzione delle puntate troviamo in primis Hiro Murai, regista losangelino di origine giapponese, che aveva già dato prova di se in alcune fortunate serie come Atlanta, Legion della Marvel e Barry. È stato anche produttore esecutivo dell’acclamata The Bear, da poco giunta all’ultima stagione.
Accanto a lui Sam Donovan, regista forse della miglior puntata della serie, e Andrew DeYoung, che aveva già lavorato in modo solido su serie comiche come Our Flag Means Death, della HBO Max, e The Decameron, sull’omonimo capolavoro di Boccaccio, per Netflix. Inoltre il sesto episodio, intitolato Our History (La nostra storia) è stato girato da Ti West, acclamato regista del panorama horror internazionale, autore anche della trilogia composta da X, Pearl e MaXXXine, con protagonista Mia Goth, una delle Scream Queen del cinema recente.

Alla sceneggiatura, oltre alla stessa Dippold che ha curato il pilota e il finale di stagione, troviamo il comico Neil Casey, uno degli autori del Saturday Night Live della NBC, e Colton Dunn, collaboratore storico del duo Key & Peele nel loro omonimo programma di sketch comici.
I lavoratori del dietro le quinte di Window’s Bay provengono da background molto diversi: alcuni si sono fatti le ossa nel cinema di genere horror, mentre altri hanno trovato la loro strada nel mondo della commedia. Il risultato è un perfetto connubio tra le due facce della vita umana, la tragedia e la risata, dove nessuna delle due parti prevale sull’altra, rimanendo perfettamente bilanciate fino alla fine. Si ride per situazioni orribili che non dovrebbero far ridere e ci si spaventa per personaggi assolutamente demenziali che non hanno nessun motivo di fare così tanta paura.
Invece di essere una banale parodia fine a se stessa, Widow’s Bay presenta anche una trama accattivante e per nulla scontata, dove i misteri si infittiscono man mano che le puntate proseguono e la loro soluzione appare sempre fosca, piena di nebbia come le coste del New England. Complice anche un ottimo comparto tecnico dietro al design dei mostri messi in scena, la serie tv regala ben più di qualche salto sulla sedia, riuscendo però subito dopo a cancellare l’orrore con una freddura alla The Office.
Come si può intendere da questa recensione, questa serie è riuscita a stupirmi fin dalle sue prime puntate, riconfermando il primato di Apple TV nel mondo dell’intrattenimento televisivo grazie alla capacità di sfornare prodotti di altissima qualità spaziando tra i generi più diversi. Arrivato al termine di questo splendido viaggio a metà tra horror e commedia, come una gita in un parco giochi infestato, non ho potuto fare a meno di pensare ad una celebre frase di Nietzsche sul senso stesso del divertimento: “Senza crudeltà non c’è festa”. E gli abitanti di Widow’s Bay questo lo sanno benissimo.
a cura di
Tommaso Rubechini

