La prima edizione del Long Short Story si è conclusa, e tra le troupe che si sono distinte nella realizzazione dei cortometraggi in gara troviamo anche I Fondo Perduto, autori di Solo per l’estate, corto premiato per la Miglior Produzione.
Si è conclusa lo scorso 10 luglio la prima, entusiasmante edizione del Long Story Short: un contest ideato e realizzato da CDL APS, che ha trasformato la città di Rimini in un vero e proprio set a cielo aperto. Sette giovani troupe si sono sfidate nella creazione di cortometraggi originali in soli quattro giorni. Una sfida avvincente e piena di sorprese, che ha permesso alle troupe coinvolte di dimostrare il loro valore grazie a delle opere fresche e dal linguaggio originale.
Un’esperienza totalizzante, che si è conclusa al Teatro Tiberio – il 10 luglio appunto – con la serata di premiazione dei lavori coinvolti. Tra i riconoscimenti assegnati, anche quello per la Miglior Produzione a Solo per l’estate – cortometraggio realizzato dalla troupe I Fondo Perduto e diretto da Manuel Baggiarini – con la seguente motivazione: “per aver saputo incorporare la città di Rimini nel racconto in modo naturale e trasparente al tempo stesso, rendendo le location toccate nelle diverse tappe della produzione del cortometraggio parte del tessuto narrativo, non scenario ma parte integrante e imprescindibile dell’opera”.

Noi di The Soundcheck abbiamo avuto la fortuna di intervistare la troupe I Fondo Perduto circa la realizzazione del loro cortometraggio.
Solo per l’estate è un racconto molto intimo. Da dove nasce l’idea per questo cortometraggio?
L’idea nasce da esperienze sicuramente personali: all’interno del corto c’è qualcosa di ognuno del gruppo, dall’allontanarsi dal proprio paese per inseguire il proprio futuro, sino alla crescita. Ma allo stesso tempo anche al sentirsi piccoli, sentirsi ancora bambini e volere, anche per un attimo, tornare ad esserlo! Da questi sentimenti nasce l’idea di scrivere il personaggio di Giorgio e tutto il suo mondo attorno.
Qual è stata la sfida maggiore che avete affrontato?
Sicuramente il ricongiungimento delle varie location, unito alla nostra ambizione nel voler raccontare qualcosa nella maniera più cinematografica possibile. Avevamo una squadra non troppo itinerante: un buon 90% non frequenta o non vive neanche nelle zone riminesi. Quindi anche il cercare di usare location che non avevamo mai visto e collegarle, dar loro un significato che andasse aldilà del solo e unico luogo, rappresentava una bella sfida. Il tutto unito ad una tecnica che abbiamo cercato di sperimentare, da camera car a fun footage con mini dv.
L’elemento principe del cortometraggio è la memoria, che trasmette un forte senso di malinconia e nostalgia. Credete che gli oggetti e i luoghi della nostra vita ricoprano un ruolo chiave nel definire chi siamo?
Sicuramente, e pensiamo che il corto lo racconti, o almeno cerchi di farlo. In questo caso la memoria si collega proprio a oggetti che fanno tornare bambini. Essi vengono utilizzati come veri e propri mezzi per suscitare emozioni, come succede anche nella realtà.
Una domanda per Andrea Scroccaro, interprete di Giorgio. Solo per l’estate è un corto dalla forte essenza contemplativa. Un racconto che parla più con le immagini e i silenzi che con le parole. Com’è stato, quindi, il suo approccio al ruolo?
Interpretare Giorgio è stato un po’ come interpretare una parte di me. È un ragazzo che sta crescendo e che inizia ad affrontare la nostalgia, il peso e il fascino di rivivere un qualcosa che non c’è più: luoghi, persone, sensazioni, che, innegabilmente, sono state cambiate dal tempo. Questo aspetto rende Giorgio un simbolo quasi universale e ci ha spinto, già dalla stesura della sceneggiatura, a tratteggiarlo nel modo più reale e verosimile possibile.
Anche la recitazione ha beneficiato della spontaneità del momento, trovata nei luoghi magici in cui abbiamo girato, negli sguardi e nella complicità con Ettore Pazzini (l’attore che interpreta lo zio), nonché nell’adrenalina della sfida di realizzare il corto in pochi giorni. Interpretare Giorgio é stato un po’ come rivivere una parte dei miei ricordi. Ho provato a riportare sullo schermo lo stupore e la malinconia, con uno sguardo più adulto.

In Solo per l’estate traspare chiaramente un rapporto viscerale tra Giorgio e la città di Rimini. Com’è stato girare in questa città e quanto è profondo il vostro rapporto con essa?
In realtà non abbiamo radici profonde con Rimini, ma forse più con quello che rappresenta la città a livello cinematografico. La consapevolezza di trovarci nella terra di Fellini – e quindi di un certo realismo magico (tema del nostro corto) – ci ha profondamente ispirato. L’inserire lo straordinario (anche grottesco) all’interno dell’ordinario era una sfida che ci siamo posti, ma volevamo farlo in maniera organica, in modo tale da calare Giorgio nella sua Rimini, che oramai abbiamo capito non appartenergli più così tanto. E quindi il viaggio che il ragazzo fa per i luoghi nel film rappresenta proprio questo: un tentativo di ricollegare Giorgio con quella che era stata – e sarà sempre – casa.
Il finale ha una forte valenza simbolica, quasi a sottolineare come certi sogni, anche i più folli, non vadano mai abbandonati. Ce n’è uno che coltivate ancora ardentemente e che non vi abbandona mai?
Sicuramente il sogno del cinema. Abbiamo partecipato al concorso in primis per divertirci e coltivarlo un po’ tra amici, con leggerezza e cercando di trasmettere un qualcosa. E il finale, anche un po’ folle o grottesco, è proprio questo: seguire il mondo del cinema nella sua totale imperfezione. Un mondo pieno di zone grigie, ma che comunque rimane ai nostri occhi un obiettivo da perseguire, sempre con lo stesso atteggiamento: leggerezza, passione e voglia di raccontare un qualcosa che sia anche universale.
Se doveste scegliere un singolo fotogramma per descrivere l’anima di Solo per l’estate, quale sarebbe?
Penso che il fotogramma che descriva l’anima del corto sia proprio quello finale: il mare.
Perché il sogno in un certo senso si è avverato. O, anche se non lo fosse, non cambierebbe nulla. Il viaggio che ha portato Giorgio sino a lì è il mare stesso, quella voglia di sfidare una leggenda, di inseguire un sogno. E noi, in quel fotogramma, ci vediamo proprio questo: l’inseguimento, e anzi, il raggiungimento fisico o metaforico del sogno!
a cura di
Alessandro Michelozzi
foto di
Alessandro Bisognani

