Milano Film Festival 2026 – la masterclass del Maestro Dario Argento

Si è svolta l’8 giugno presso il Piccolo Teatro Strehler per il Milano Film Festival 2026 la masterclass di Dario Argento.

Grande evento presso il Piccolo Teatro Strehler per il Milano Film Festival. Il maestro dell’horror Dario Argento ha tenuto una masterclass, raccontando aneddoti di vita e di carriera insieme all’attore e direttore artistico del Festival Claudio Santamaria e Marco Peano di Einaudi che ha curato la sua biografia, il tutto con la moderazione di Marina Pierri.

Profondo Rosso

La prima parte della masterclass non poteva non essere dedicata al film più iconico del regista: Profondo Rosso. Un film entrato nell’immaginario collettivo e diventato fenomeno di culto. Argento stesso ammette di non aspettarsi all’epoca tutto questo successo e riconoscimento, provando piacere nel ritrovarlo tuttora presente in diverse rassegne cinematografiche.

Il regista sceglie inoltre di sviare un attimo da Profondo Rosso, per ripercorrere la sua carriera pre registica e valorizzare i lavori di cui è stato sceneggiatore.

I miei primi lavori sono puro Dario Argento. Sono la summa dei miei studi e della mia gavetta. Ho iniziato come critico cinematografico e poi come sceneggiatore. Fu come sceneggiatore che iniziai ad avere le prime soddisfazioni, collaborando insieme Bertolucci e Leone per C’era una volta il West. Scrissi anche la versione cinematografica dell’opera teatrale di Giuseppe Patroni Griffin Metti, una sera a cena. Storia piena d’amore ma dove i protagonisti non riescono mai a raggiungere un orgasmo. Inizialmente Patroni non fu inizialmente molto soddisfatto, ma il film piacque molto, anche recentemente nella sua riproposizione a Cannes è stato apprezzato.”

Dario Argento

Anche Claudio Santamaria elogia Profondo Rosso, ricordando non solo come lo traumatizzò da bambino, ma anche evidenziando l’importanza del suo messaggio; l’arte contro il potere.

Marco Peano invece loda la capacità di Argento di creare una topografia immaginaria, fondendo varie città, e di come lui, essendo torinese, sia legato a Profondo Rosso proprio grazie alla scena di omicidio in Piazza C.L.N. che portò negli anni successivi i taxisti torinesi a battezzarla “Piazza Dario Argento” o ” Piazza Profondo Rosso”.

Infine, viene raccontato come Argento inizialmente, per prendere in giro la produzione, chiamò il film La tigre dai denti a sciabola, come se si trattasse di un proseguo della trilogia degli animali.

“Fu un modo per prendere in giro all’epoca Rizzori e i suoi assistenti. Il titolo La tigre dai denti a sciabola non significava assolutamente nulla. Fu quando il film fu prossimo all’uscita che dissi che il titolo vero era Profondo Rosso. Inizialmente furono in disaccordo, preferendo il primo titolo, ma quando mi chiesero cosa significasse Profondo Rosso, risposi che chi vedrà il film lo capirà.”

Dario Argento
Il Cartaio

Si prosegue la Masterclass parlando dell’unica collaborazione tra Argento e Santamaria: Il Cartaio. Film diverso dal solito, che portò il Maestro ad interfacciarsi con un nuovo tipo di orrore, ovvero la tecnologia. Attraverso questa storia di un assassino che usa il poker online per sfidare la polizia ad un gioco sanguinario, il regista mostra le prime critiche verso il mondo di internet, in un modo che se ora può risultare antiquato, all’epoca nel 2004 fu contemporaneo.

Argento e Santamaria insieme ricordano poi come è stato lavorare sul set del film, con l’attore che elogia la capacità del regista di giocare con la macchina da presa o la sua velocità nel rifare da capo una scena modificandola completamente, ritenendolo un insegnante che gli ha fatto scoprire altri aspetti del cinema.

Aneddoti personali di Dario Argento

Si passa, infine, agli aspetti più intimi del maestro, cioè il rapporto con i genitori e la loro influenza nella sua arte e nella sua carriera. La madre, Elda Luxardo, era una famosa fotografa, che fece diversi set fotografici alle più svariate dive dell’epoca, con Argento che visitava spesso lo studio, influenzando molto il suo modo di mostrare le figure femminili nei suoi film.

Diciamo che l’idea di me come autore di cinema ancora non mi era nata, ma seguivo tantissimo il lavoro di mia madre. Lei fotografava tutte le dive dell’epoca, ci furono anche figure di spicco maschili, ma principalmente fotografava le donne. Ero ragazzino, e vedere queste bellezze che venivano a fotografarsi e si cambiavano senza nessuna vergogna davanti a me mi turbava. Perché era come se io non esistessi, invece esistevo, guardavo e mi turbavo.

Dario Argento

Riguardo al padre Salvatore invece, il regista ne ricorda il legame che si venne a creare dopo l’uscita del primo film, L’uccello dalle piume di cristallo. Da allora il padre divenne più di un genitore, divenne uno dei suoi più grandi amici. Andavano al cinema insieme, viaggiavano da soli e condividevano momenti molto importanti.

Da quel momento mio padre divenne qualcosa di più di un genitore, divenne il mio migliore amico. Era la persona con cui cenavo fuori, andavo al cinema, viaggiavo e andavo in vacanza, spesso anche da soli, senza il resto della famiglia. Fu molto difficile per me quando venne a mancare dopo l’uscita di Phenomena. Mi servi un anno sabbatico per poter poi iniziare nuovamente.

Dario Argento
La curiosità su Phenomena

L’ultima domanda sulla masterclass è dedicata a Phenomena, uno dei suoi film più conosciuti. Nella pellicola sono state usate migliaia di mosche e il regista racconta che fu un lavoro tremendo a causa della difficoltà nel procurarsi e tenere al chiuso tutte quelle mosche.

Fu un lavoro tremendo per la sua difficoltà. Servivano centinaia di mosche, allora chiamammo un entomologo e affittammo un immenso teatro di posa. Cominciammo inizialmente con delle larve prima che iniziasse la lavorazione del film, e mettemmo giornalmente della carne putrescente in giro per il teatro per fare in modo che si cibassero e aumentassero. Alla fine fummo costretti ad entrare sempre con una maschera perché le mosche erano troppo e si attaccavano subito in viso. Fu un lavoro veramente certosino e anche drammatico quasi. C’è anche però una parte comica. Una volta che il film finì, ci ritrovammo con migliaia di mosche e decidemmo di aprire le finestre del teatro per lasciarle libere, anche se non era stagione. Andammo dopo in un bar per prendere un caffè, e il proprietario si lamentava che il mondo stava cambiando perché non era possibile che in inverno ci fossero cosi tante mosche. Quando vedemmo che tutto il soffitto del bar era tempestato di mosche, decidemmo silenziosamente di andarcene con la coda tra le gambe.”

Dario Argento
Le domande del pubblico

La Masterclass alla fine si conclude con tre domande del pubblico. La prima riguardante il suo rapporto con Hitchcook, le sue ispirazioni e quali autori horror contemporanei ammira. Il regista ammette di non provare chissà quale ammirazione per un regista moderno in particolare. Mentre rinnova il suo rispetto per Hitchcook, definendolo come il suo maestro insieme ai registi francesi della Nouvelle Vague.

La seconda riguardava il come è stato recitare in Vortex di Gaspar Noè. Argento racconta che inizialmente non era interessato a recitare nonostante le perpetue insistenze del regista francese, ma che si convinse non appena scoprì che il film a parte l’idea di base, non aveva sceneggiatura o dialoghi e che quindi sarebbe stato completamente improvvisato.

L’ultima domanda infine riguarda come fu girata la scena della stanza allagata in Inferno. Il maestro ammette di non ricordarsi come gli venne l’ispirazione per quell’idea, ma ricorda molto bene la particolarità nella scelta dell’attrice, con la selezione che avvenne in una piscina, in modo da vedere quanto tempo riuscisse a stare in apnea.

In conclusione

La masterclass di Dario Argento è stata una delle esperienze più formative del Milano Film Festival, indipendentemente che si ammiri il regista oppure no. Un uomo che nonostante la veneranda età, racconta di se e dei suoi film, con un’ironia e una forza fuori dal comune. Un inno ad un Maestro del cinema a tutto tondo e all’eredità che tuttora i suoi film continuano a generare.

a cura di
Andrea Rizzuto

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