Mio fratello è un vichingo è il nuovo film di Anders Thomas Jensen (Le mele di Adamo). Nel cast Nikolaj Lie Kass, Mads Mikkelsen, Sofie Gråbøl e Bodil Jørgensen. Il film è stato presentato all’ultima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia è uscirà nelle sale italiane il il 26 marzo, distribuito da Plaion.

La Danimarca (ma in generale i paesi nordici), ha una cultura artistica spesso poco considerata dal pubblico generalista. Tutt’ora questi paesi offrono in vari ambiti, che si parli di cinema o di musica, una realtà alternativa, con un modo personale d’interfacciarsi al linguaggio artistico. La Danimarca, specialmente nel cinema, negli anni ci ha offerto maestri come Lars Von Trier, fondatore anche del movimento Dogma 95, e Nicolas Winding Refn.

Mio fratello è un vichingo, che vanta tra i suoi protagonisti Mads Mikkelsen – attore che è riuscito, grazie alla sua bravura, a ritagliarsi un importante spazio a Hollywood – è una commedia nera dai toni tipicamente danesi.

Trama

Anker (Nikolaj Lie Kaas) è un criminale, che prima di venire arrestato, ordina al fratello Manfred (Mads Mikkelsen), che soffre di disturbi mentali, di nascondere nella loro casa d’infanzia una borsa piena di soldi rubati. Dopo 15 anni, Anker esce di prigione e si ritrova una situazione a dir poco tragicomica: Manfred è peggiorato, pensa di essere John Lennon, non ricorda dove ha seppellito la refurtiva e come se non bastasse, un uomo con cui Anker era in affari, pretende la refurtiva entro pochi giorni.

I due fratelli andranno perciò nella loro vecchia casa d’infanzia, in cui a loro malgrado, attraverso una serie di personaggi bizzarri, faranno i conti con la loro traumatica infanzia, la diversità di Manfred e in generale sulla disfunzione del loro rapporto.

Se vuoi parlare di diversità, devi essere diverso

Mio fratello è un vichingo si apre con una fiaba atipica. In un vecchio villaggio vichingo dove le persone sono tutte pari tra loro, non appena un ragazzo perde un braccio il resto del villaggio lo segue a ruota amputandoselo a loro volta. Perché, come viene detto esplicitamente, nessuno deve sentirsi diverso e gli altri si devono adattare alla diversità degli altri per farli sentire a proprio agio.

Proprio seguendo questo spirito, Anders Thomas Jensen firma un film molto particolare. Una commedia nerissima, ma che non indugia neanche in momenti squisitamente ed eccessivamente demenziali. La pellicola parla di diversità in un modo così umano, ma allo stesso tempo atipico, da riuscire a sua volta ad essere diversa e fuori dal comune, se messa in paragone con altri film che raccontano lo stesso tema.

Lo stesso Anker è costretto a fingere che suo fratello sia veramente John Lennon, facendosi convincere a farlo suonare insieme ad altre persone che pensano di essere altri membri dei Beatles, in modo da farsi infine dire il luogo in cui è nascosta la refurtiva.

Ogni personaggio ed elemento del film si piega all’eccentrica personalità di Manfred, compreso lo spettatore, che verrà trascinato in un vortice di emozioni tra le più variegate.

Un ciclone di sensazioni

Qui si arriva al punto forte di Mio fratello è un vichingo. Non solo Jensen affronta un tema così delicato attraverso la commedia, ma riesce anche ad amalgamarlo alla perfezione con elementi tipici di altri generi, che vanno dal drammatico fino a toccare il thriller.

L’aspetto comico può essere quello di più difficile digestione per un pubblico non abituato. Non perché usi la disabilità mentale come argomento, ma per il suo tono tipicamente danese, fuori dai canoni americani. I momenti di dark humor sono estremi e sono fusi ad una demenzialità nei dialoghi che possono far storcere il naso ai più. Se invece riuscite ad andare oltre questo aspetto, allora riderete a crepapelle, pure nelle scene più disparate.

Oltre a ciò, la pellicola non indugia neanche in scene più drammatiche. Dove bisogna avere gli occhi lucidi, Mio fratello è un vichingo riesce ad emozionare e a far venire il magone in certi frangenti, specialmente nei confronti verbali tra i due fratelli e nei flashback sul loro passato.

Infine, e ciò aiuta non solo a far capire quando il film fa sul serio ma anche ad aumentare la sua unicità, la pellicola non indugia neanche in scene dalla forte violenza. I personaggi verranno colpiti e feriti più e più volte, e nonostante la costante presenza di un tono grottesco anche qui, sarà impossibile non essere destabilizzati in certi frangenti.

Un Mads Mikkelsen fuori dall’abitudinario

Ogni attore all’interno del film è stato di altissimo livello. Capaci di portare in scena con forte convinzione i loro personaggi e a renderli credibili nonostante il tono della pellicola. Doveroso però spendere due parole in più sui protagonisti: Nikolaj Lie Kaas e soprattutto Mads Mikkelsen.

Il primo volutamente mono espressivo per la maggior parte del tempo. Scosso ed infastidito da tutte le stramberie causate dai personaggi attorno a lui, quasi a rappresentare “l’unico sano”. Kaas è stato eccezionale nel raccontare la rabbia repressa del suo personaggio, spingendo lo spettatore a interessarsi ai motivi che la animano.

Per Mads Mikkelsen invece non si può far altro che alzarsi ed applaudire. Non è la prima volta che lavora con Jensen alla regia, ma è la prima volta che si trova in un ruolo così diverso dai suoi canoni. Hollywood lo ha utilizzato poche volte in ruoli diversi da quello del villain, grazie (o a causa) di quella faccia ed espressività, tanto magnetica quanto glaciale. Non a caso il ruolo per cui è più globalmente conosciuto è quello di Hannibal Lecter nella serie televisiva Hannibal.

In mio fratello è un vichingo, queste sue caratteristiche sono trasformate e riadattate. Mikkelsen riesce a far trasparire umanità e racconta il problema di Manfred attraverso una forte fragilità e debolezza emotiva, che dimostra come stiamo parlando di un attore a 360°, che non solo inquieta, ma riesce anche a far ridere e commuovere.

In conclusione

Mio fratello è un vichingo è uno dei film più interessanti della stagione. Si ride, ci si commuove e si trova una soluzione alternativa ad un tema tanto delicato come quello dei disturbi mentali. Fatevi trascinare a vostra volta, provate un film dai toni diversi dal solito e adattatevi a vostra volta al modo di vedere il mondo di Manfred, fidatevi ne vale assolutamente la pena!

a cura di
Andrea Rizzuto

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